Ricordi delle Alpi/Parte Prima/II

Povera Teresa!

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II.

Povera Teresa!

In questo momento mi trovavo a mezzo la via che, fiancheggiando il monte, guida in brevi passi a Ponchiera, un mucchio di case, ch’è appena al primo inoltrarsi in Val Malenco.

L’aria scherzosa, scuotendo i teneri gambi delle erbe e de’ fiori, spandeva dolce e voluttuosa fraganza; e le copiose acque del Màllero, sonanti nel sottoposto letto profondo, facevano strano contrasto alla mite serenità del cielo e allo spettacolo delle campagne tutte solcate da be’ filari di viti. — Voltomi sulla destra proda della via, fui tocco dal balsamico profumo che ne veniva, e salutai chi lo mandava, sclamando:

     Ve’ quanti fioretti
Co’ capi ondeggianti,
E tutti brillanti
Di vario color! 1

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Anch’essi pareano salutare il sole nel brioso fulgore d’un mattino d’estate!

M’appressai, e mi diedi a raccôrre da una vaga siepaia un mazzettino di fiori silvestri.

— Mi piacciono tanto i fiori, a me! — e piacevano tanto a Teresa.... Povera fanciulla! Io non ti vedrò più mai su’ poggi del paese natìo alla guardia delle timide pecore e dei montoni protervi: e tu eri sì gentile e modesta, che non la cedevi a queste viole or ora strappate! Con che ansia vereconda mi narravi le pene del tuo cuore, dopo d’avermi offerto un mazzo di spigo o di semprevivi! Ti dicevano selvaggia, perchè ti mostravi sempre altera, buzza, e alla montagna. Le male lingue, dopo che Carlo ti fallì la promessa, provaronsi a morderti; ma fu veleno che mise loro gli spasimi alla gola: nemmeno Carlo fu felice con la sua Gippa; oh, il cielo non è mica ingiusto! Però, da quel momento ti si lesse ognor più il patito sul viso, e quel bel roseo bronzino, che ti faceva una cera tanto aggradita, si spense per non mai più tornare..., sinchè una mesta sera di dicembre — correva il 1851 — il suono della campana.... (mi si stringe ancora il cuore a pensarci....) annunziava la tua dipartita. Povera Teresa! tu volasti lassù, angiolo immacolato; ma altri sta quaggiù a piangere e a cibarsi d’un pane di cenere....


Note

  1. Gabriele Rossetti, Salmodie.