LXVII

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LXVII.


Debbonsi cacar sotto di paura
     Costoro, che mi sentono bravare
     Con l’erbe mie che gli faríen cacare
     4Se alcun stitico fusse per sciagura.
Tanto che ciò, parendo cosa dura,
     L’orto mi si potrebbe abbandonare,
     E questo bell’avanzo io potrei fare
     8Per dar de’ miei rubarberi per cura,
Deh buona gente, che v’ajuti Dio,
     Se sfamar si volessi alcun la fame,
     11Altro che malve e biete ha l’orto mio.
Non dubitate ch’alle vostre brame,
     Nespole e sorbi e cornole ho pur io,
     14E cose assai che stoppano il forame.