Noia

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XIV XVI
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XV.

NOIA


Aria ferma e corrotta, acque stagnanti,
     Biscie, zanzare e rane,
Sabbie senza confin, corvi vaganti,
     Donne brutte e villane,
Gente ignorante, gialla e discortese:
     Ecco questo paese.

Sbadigliando languir solo e soletto
     Lunghi e tediosi giorni,
Dormire e ricader disteso in letto
     Finchè il sonno ritorni,
Sentir la mente e il core in etisia,
     Ecco la vita mia.

È la vita che move il tenerume
     Del polipo natante;
È il vegetar del verro entro al pattume
     Del brago ributtante;
Un medico direbbe: è un caso bello
     D’atrofia di cervello.

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E pur così sempre non vissi, e torna
     Il mio pensiero ai lieti,
Ai cari monti che la vite adorna,
     Ai tranquilli oliveti.
All’innocente riso, alla gaiezza
     Della mia fanciullezza.

Odorati rosai, dov’è rivolta
     Ogni speranza mia,
Dove il mio core amò la prima volta
     E che l’estrema fia.
Questo vi giunga almen lontano addio,
     Rosai dell’amor mio!

Ahi, trascinando nella pigra noia
     Questa vita inamena,
Vie più m’è duro il rimembrar la gioia
     Spensierata e serena
Che, non curante, delibai nel fiore
     Del mio tempo migliore!

O mia Venezia! Allor non conoscea
     Questi tedi mortali
Quand’io soletto in gondola correa
     La notte i tuoi canali,
Da’ miei sogni cullato e dalla bruna
     Onda della laguna!

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E mirando nell’acqua il tremolio
     De’ pallidi lampioni,
E tendendo l’orecchio al mormorio
     Di lontane canzoni,
Io gustavo l’arcana ed infinita
     Voluttà della vita.

O Napoli; O Palermo! O rimembranza
     De’ miei cari vent’anni,
O larve liete della mia speranza
     Di cui piango gl’inganni,
Deh, perchè tormentar quest’agonia
     Che fortuna m’invia?

Lasciate consumar stupidamente
     L’ozioso viver mio
Tanto ch’io possa addormentar la mente
     Nel tedio e nell’oblio:
Così riposerò notti tranquille
     Così morrò imbecille.

S. Maria del Salice (Maremma toscana).

La notte del 4 al s aprile 1870.