Poesie (Fantoni)/Varie/XIX. La redenzione

XIX. La redenzione

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XIX

La redenzione

Egloga sacra.

1
     Madre dell’armonia, figlia del cielo,
abitatrice delle verdi cime
del Libano olezzante e del Carmelo,
cangia l’umile stile in stil sublime:
Golgota ascendi; a me ti assidi accanto,
e sposa all’arpa dei profeti il canto.
2
     Il sol si veste d’improvviso orrore,
mugghiano i venti in spaventosa guerra,
assorda l’aria orribile fragore
e dai cardini suoi trema la terra.
Il fulmin solo, che si stride intorno,
nella notte comune addita il giorno.
3
     Veggo del tempio il velo in due squarciarsi,
e il santuario a me render presente;
veggo gli estinti dalla tomba alzarsi;
veggo che soffre un Dio, che l’Innocente
in sembianza di reo fra armate squadre
spira l’anima grande in sen del Padre.
4
     Ah! che facesti mai, figlia di Giuda,
dando a chi ti die’ vita e strazio e morte?
Questo è colui, che vilipesa, ignuda
ti trasse un dì d’Egitto e di ritorte;
che ignoto varco all’Eritreo ti aperse,
che carri e schiere e Faraon sommerse.

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5
     Questo è colui, che per sentiero incerto
con colonna di fuoco ti condusse,
che ti nutrí di manna entro il deserto,
che al promesso terren salva ti addusse,
che al suon possente delle sue parole
fe’ Gerico crollar, fermare il sole.
6
     Presto su te cadrá l’alta vendetta
e dell’antico onor priva sarai;
lungi del patrio suol, schiava negletta,
clima cangiando e sinagoga andrai,
e agli esuli tuoi figli in fronte scritto
leggeranno le genti il tuo delitto.
7
     Ma giá cessa il furor della procella,
e piú lucente il sol fa a noi ritorno:
su l’arco variopinto Iride bella
fuga le nubi e rasserena il giorno;
e, qual su l’arca il buon Noè la vide,
alla redenta umanitá sorride.
8
     Con i vostri vapori, al cielo, o monti,
grazie rendete; e voi nel vitreo seno
gorgogliate di gioia, o rivi e fonti;
non vi sia lieta valle o calle ameno,
non selva incolta, non remote sponde,
che di fior non si vesta, orni di fronde.
9
     Angioli, resi uguali a noi quest’oggi,
palme rapite a Gade, e intatte rose
di Gerico togliete ai lieti poggi
e cingete le fronti gloriose;
del ciel dischiuse le gemmate porte,
Cristo risorse vincitor di morte.

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10
     Nel vasto campo del fumoso inferno
freme sconfitto il barbaro tiranno,
e in mezzo al pianto ed al dolore eterno,
bestemmiando, inasprisce il proprio affanno;
avvinto siede, si contorce e serra
mordendo i ceppi, in cui gemea la terra.
11
     Circonda intanto le perdute genti
piú denso il fumo e la fiamma omicida,
e alle percosse e allo stridor dei denti,
al gemito confuso ed alle strida,
quasi al suono lontan di roca tromba,
il percosso d’intorno aere rimbomba.
12
     Per gli atri immensi e le profonde grotte,
ove albergar gli antichi padri, regna
sordo silenzio di perpetua notte:
chiusa è la porta, e la vittrice insegna
un angel spiega su la soglia, e addita
la nuova augusta via che al cielo invita.
13
     Lá del peccato e dei credenti il padre
l’adora in braccio alla creata amica;
e intorno a lui dei Maccabei le squadre
stan trionfanti e la famiglia antica;
e al Pietoso, al Possente, al Giusto, al Santo
gridano: — Osanna! — con eterno canto.
14
     Saggi esultate e deponete, o figli
del nuovo Adamo, dell’antico il fango,
e del viver nei vari aspri perigli
imitate quel Dio che morto io piango,
che un dí verrá, sconvolti gli elementi,
a giudicar le sbigottite genti.