Poesie (Eminescu)/VIII. Viaggio al Regno dei sogni mattinali

VIII. Viaggio al Regno dei sogni mattinali

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Mihai Eminescu - Poesie (1927)
Traduzione dal rumeno di Ramiro Ortiz (1927)
VIII. Viaggio al Regno dei sogni mattinali
VII. Se avessi IX. Ad un’artista
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VIII.

VIAGGIO AL REGNO DEI SOGNI MATTINALI.


Della notte la gigantesca ombra leggiera
   portata dal vento,
si curva misteriosamente, si dondola, vola
   battendo le ali.

5L’aurora bianco-rosata co’ suoi riccioli d’oro,
     che brillan di rubini,
versa dalle ciglia tesoro di lagrime
     dei fiori nel seno;

spande il respiro dei bianchi narcisi
   10il balsamo suo divino
e Clori s’intreccia ghirlande di rose
   sulla fronte di giglio.

Ma il fiume sospira il suo blando dolore
   con murmure poetico

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15e, nello specchio suo d’onde, riflette in silenzio
   un rosso fantastico;

e canta l’uccello che imita i sospiri
   una canzon d’amore,
e l’eco risponde colla sua voce mesta
   20al suo pianto nostalgico.

Nel pian si vedono due parvenze lievi
   che balzano a cavallo
e un velo le cinge che fluttua al vento,
   un velo sottile di nebbia;

25come Eolo che vola tra i flutti e grida,
   il corsiero lieve
nitrisce, si slancia e fende veloce
   il fior della nebbia;

una candida vergine dorme sul petto
   30d’un giovine bello
così come dorme il sospiro d’amore
   nella canzone mesta;

e la sua persona svelta, graziosa, sottile,
   si dondola al vento,
35e i suoi riccioli neri ondeggiano allo zefiro
   e fluttuando luccicano.

Ella gli dorme sul seno, si culla nelle braccia dell’amato
   sogni di tenerezza,
mentre, simili a profumi, sul viso suo dolce
   40navigano i baci.

E l’aria sul monte e nella valle vibra
   di misteriosi susurri,
poi che il giovine così sospira dal cuore
   in fresche canzoni:

45Deh ascolta, bellina,
   carina,
il susurro mio lieve d’amor;
ch’io ti canti dolce, misteriosa mente dolce

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   il mesto canto,
50che ti cantavo allor.

Se tu fossi, cara, il dolce zefiro,
   che germina
col suo murmure e foglie e fiori,
io sarei foglia, io sarei fiore,
   50volerei
al tuo seno, gemendo d’amore;

se fossi notte, sarei luce
   mite, lene,
t’avvolgerei con un sospiro,
60e, nell’ebbrezza d’amore,
   dal nostro abbraccio
nascerebbero cieli di rubino;

s’io fossi, bella, il ruscelletto,
   che l’amore
65suo confida alla pianura,
ti lambirei con un bacio
   pari a un murmure
i bianchi gigli del seno!

Come Eolo che vola sui flutti e grida,
   70il corsiero lieve
nitrisce, si slancia e fende veloce
   il fior della nebbia;

la vergine stringe l’amante suo più forte
   al seno suo di giglio,
75e al suo bacio nasconde il viso
   tra le chiome d’ebano.

Ma l’eco si ride dei gemiti blandi
   e dei giovani amanti
e il fiume ripete come un canto d’angeli
   80in rapida danza:

S’io fossi, bella, il ruscelletto
   che l’amore

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suo confida alla pianura,
ti lambirei con un bacio
   85pari a un murmure
i bianchi gigli del seno!.