Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/789
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Il che si può vedere, oltre l’esempio nostro, per quello della lingua latina, perché questa parimente dopo Cicerone mancata, o per trascuraggine e ignoranza, come ho detto altrove, e per non trovarsi né cosí perfetti possessori e assoluti padroni della lingua, né cosí industriosi, oculati, giudiziosi, solerti, artifiziosi coltivatori del di lei fondo e negoziatori della sua merce e capitali, come Cicerone, o per timidità, scoraggimento, falsa e dannosa opinione che la ricchezza della lingua fosse già perfetta o ch’ella in quanto a se non fosse piú da crescere né da muovere né da toccare, o per superstizione di pedanti che sbandissero le nuove voci tratte dall’uso o dalle radici della lingua, come mancanti di autorità competente di scrittori (il che veramente accadeva, come si vede in Gellio), o anche per falsa opinione che le radici o l’uso o insomma il capitale proprio della lingua non avessero effettivamente piú nulla da dare che facesse al caso o convenisse alle scritture ec. ec.; mancata, dico, per tutte queste ragioni alla lingua latina la debita libertà e la