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*   E l’unicità della lingua francese e la moltiplicità dell’italiana apparisce piú chiaro che mai dalla facoltà rispettiva nelle traduzioni. La lingua tedesca ancora passa per sommamente suscettibile di prendere il carattere e la forma di qualunque lingua, scrittore e stile, e quindi per ricchissima in traduzioni vivamente simili agli originali. Non so peraltro se questa facoltà consista veramente nello spirito dello stile o solamente nel materiale, come par che dubiti la Staël nell’articolo sulle traduzioni.


*   Il fatto sta che i francesi, vantandosi dell’universalità della loro lingua, si vantano della sua poca [p. 391 modifica]bellezza, della sua povertà, uniformità ed aridità, perché s’ella avesse quanto si richiede per esser bella, e se fosse ricca e varia, e se non fosse piuttosto geometria che lingua, non sarebbe universale. Ma il mondo se ne serve come delle formole o dei termini di una scienza, noti e facili a tutti, perché formati sullo sterile modello della ragione, o come di un’arte o scienza pratica, di una geometria, di un’aritmetica ec., comuni a tutti i popoli, perché tutti dalle stesse maggiori deducono le stesse conseguenze (13 novembre 1820).