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[p. 345 modifica] se bene li portava ad azioni eroiche (e per questa parte grandi) ed utili, non dava gran vita al mondo, perché la grandezza delle loro azioni era piuttosto relativa ad essi stessi che assoluta, e piuttosto intima e metafisica che materiale. In secondo luogo, parendo che il cristianesimo faccia consistere la perfezione piuttosto nell’oscurità, nel silenzio e in somma nella totale dimenticanza di quanto appartiene a questo esilio, egli ha prodotto e dovuto produrre cento Pacomi e Macari per un San Carlo Borromeo; ed è certo che lo spirito del cristianesimo in genere portando gli uomini, come ho detto, alla noncuranza di questa terra, se essi sono conseguenti debbono tendere necessariamente ad essere inattivi in tutto ciò che spetta a questa vita, e cosí il mondo divenir monotono e morto. Paragonate ora queste conseguenze a quelle della religione antica, secondo cui questa era la patria e l’altro mondo l’esilio (29 settembre 1820).


*   Il costume e la massima di macerare la carne e indebolire il corpo per ridurlo, come dice san Paolo, [p. 346 modifica]in servitú, dovea necessariamente illanguidire le passioni e l’entusiasmo e render soggetti anche gli animi di chi cercava di soggiogare il corpo, e cosí per una parte contribuire infinitamente a spegner la vita del mondo, per l’altra ad appianar la strada al dispotismo; perché non ci son forse uomini cosí atti ad esser tiranneggiati