Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2320

Pagina 2320

../2319 ../2321 IncludiIntestazione 4 settembre 2015 100% Saggi

2319 2321

[p. 167 modifica] nella pronunzia si tacessero (ciò forse avveniva alla sola m in simili casi); altrimenti non le avrebbero scritte, ma posto in luogo loro l’apostrofo, come facevano i greci quando le elidevano in verso o in prosa, che quando non ponevano l’apostrofo in luogo loro, non le elidevano mai; e come gli stessi latini ponevano l’apostrofo in luogo di quelle vocali o consonanti che non s’avevano effettivamente da pronunziare come aiu’, sisyphu’, confectu’ ec. o, non ponendo l’apostrofo, tralasciavano di scrivere quelle lettere che non s’avevano da pronunziare, come appunto la s in ain’ per ais ne ec. ec.


     Altra prova e dell’usanza latina di pronunziar piú vocali in modo di una sola sillaba, e dell’essere stato originariamente il v latino una semplice aspirazione, e questa essere stata leggera (come l’h) e della dissillabía della prima e terza persona singolare perfetta indicativa delle congiugazioni prima e quarta ec., ch’é appunto quello che s’ha a dimostrare, e della somiglianza tra l’antichissimo latino conservatosi nel volgare e le moderne figlie del latino; eccola. Amaverunt, amaverat ec. si diceva spessissimo