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[p. 237 modifica] osservassero le cose cogli occhi altrui. Ed è facile a scoprire che una grandissima parte delle verità dette ai nostri tempi da quegli scrittori che s’hanno per [p. 238 modifica]originali, ancorché queste verità passino per nuove, non hanno altro di nuovo che l’aspetto, e sono già state esposte in altro modo (18 giugno 1820). E vedete come tutti gli scrittori non europei, come gli orientali, Confucio ec., quantunque dicano appresso a poco le stesse cose che i nostri, a ogni modo paiono originali, perché, non avendo letto i nostri filosofi europei, non hanno potuto imitarli o seguirli e conformarcisi non volendo, come accade a tutti noi.


*   Dei nostri poeti d’oggidí altri non sentono e non pensano, e cosí scrivono; altri sentono e pensano, ma non sanno dire quello che vorrebbero, e mettendosi a scrivere, per mancanza di arte, si trovano subito vòti, e di tutto quello che avevano in mente non trovano piú nulla, e volendo pure scrivere si danno al fraseggiare e all’epitetare e se la passano in luoghi comuni e cosí chiudono la poesia, perché una cosa nuova da dire gli spaventa, non sapendo trovare l’espressione che le corrisponda; altri finalmente, sentendo e pensando e non sapendo dir quello che vogliono, tuttavia lo vogliono dire; e questi sono ridicoli per lo stento, l’affettazione, la durezza, l’oscurità e la fanciullaggine della maniera, quando anche