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420 pensieri (1120-1121)

Rechiamo un altro esempio di tali participi anomali dinotanti l’esistenza di un verbo primitivo, di cui quel verbo che resta, ed ha detto participio, è, al mio credere, il continuativo. Auctare, come vedemmo pag. 1114, è continuativo di augere dal suo participio auctus ed ha il participio auctatus. Mactare è lo stesso che magis auctare, ma oltre mactatus ha il participio mactus. E siccome mactatus è magis auctatus, cosí mactus (e lo dice espressamente Festo) è magis auctus. Ecco dunque evidente un antico e disusato verbo magere o maugere, cioè magis augere, di cui mactus è il participio e mactare il continuativo formato dal participio mactus che impropriamente se gli attribuisce. Vedi p. 1938, capoverso 1 e p. 2136 e 2341.

Il verbo stare, secondo me, indubitatamente è continuativo del verbo esse, formato da un antico participio o supino di questo verbo, come stus o stum,  (1121) piuttosto da situs o situm contratto in stus o stum. Vedi anche Forcellini in Lito as, principio, e in Luo is, fine. O forse da prima si disse sitare, come secutari e solutare, da cui soltar per solvere, come ho detto p. 1527, e voltare per volutare ec. L’analogia fra il verbo essere e stare si vede nel nostro particolare stato di essere, e nel francese été, sebbene i francesi non hanno il verbo stare. Del qual participio situs abbiamo un indizio manifesto nel sido spagnuolo, ch’é participio appunto di ser, essere. E forse sussiste ancora il detto participio nel situs dei latini che significa collocato, ma che spesso è usurpato dagli scrittori in significato somigliantissimo a quello di un participio del verbo essere, e che il Vossio con pessima grazia fa derivare da sinere. È noto che presso Plauto (Curcul., I, 1, 89) alcuni leggono site in significato di este, dal che verrebbe situs, cosí naturalmente come auditus da audite; e che l’antica congiugazione del presente indicativo di esse era, secondo Varrone (De lingua latina, lib. VIII, c. 57), esum, esis, esit; esumus,