Pagina:Sotto il velame.djvu/533


si esercitano secondo che nel peccato dei rei fu meno o più intelletto cioè coscienza del male che commettevano. —  XII. È una guerra la sua, guerra che si compie con l’arme delle quattro virtù, mettendosi sotto Lucifero all’ultimo, e prima assoggettando tutti i mostri, che sono unicorpori, bicorpori e tricorpori o tricipiti. Ciò configurandosi al Cristo; e agendo e patendo, come viatore, per riuscire a essere comprensore.

l’altro viaggio. . . . . . . . . . . . . . . .

303-426

 I. Il Letè e l’Acheronte sono misticamente lo stesso fiume, e il Letè è la fonte di vita e di misericordia, e così la fonte del Veglio e vita ai vivi e morte ai morti. E che cosa è il foro nella pietra? che cosa le rovine? Dante contempla nell’inferno. L’altro viaggio è la vita contemplativa. —  II. Il purgatorio si riscontra con l’inferno nella divisione di tenebra, carne e veleno, e non in quella di incontinenza, bestialità e frode, sì nell’altra di incontinenza, di concupiscibile e d’irascibile, e malizia. —  III. Sette sono i peccati dell’inferno come sette quelli del purgatorio, e sembrano proporzionalmente gli stessi, come è certo di tre. Ed è probabile anche degli altri, ritenendo che i peccati sono nominati dai loro capi, che sono unici in quattro e duplici in tre di essi. —  IV. I puniti nel fango sono rei d’accidia, infermità equivalendo ad accidia, e assomigliando essi ai correnti nel vestibolo; e i puniti nelle arche sono pur rei d’accidia; in acquistare quelli, in vedere questi. Somiglianze tra antinferno, antidite, antipurgatorio. —  V. La bestialità è ira, come si prova con l’esame di molti passi di Seneca, che chiama ira la bestialità, quale è in Dante. Egli chiama pur ira quella che Dante chiama incontinenza d’ira. Ma in questo secondo punto Dante discorda da lui, essendo d’accordo con Aristotele e S. Tommaso e S. Gregorio. —  VI. Dante chiama e dichiara la bestialità come ira. Sostrato comune ai peccatori del terzo girone del primo cerchietto. —  VII. Ira è di codesti bestiali, perchè si ritengono spregiati e si mostrano indignati e sono puniti col fuoco. Analogia tra le pene dell’invidia nel purgatorio e della frode nell’inferno e della superbia là, e del tradimento qua. È detto superbo un reo d’ira e un altro d’invidia, per mostrare che l’avverbio domina in tutti e tre i peccati di malizia; l’avverbio che nella ghiaccia è apostasia speciale, oltre che apostasia generale, come è invidia in Malebolge. Giuda e Caifas. —  VIII. Somiglianza della defini-