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impeto solo dell'appetito sensitivo. Ora è per lo meno probabile che egli quest'atto chiamasse ira; come è ira il suo proprio contrario.


VI.


E la chiama! Il Minotauro è detto "ira bestiale"1. Esso raffigura l'ira "mala" in tutte le sue gradazioni2:

Quando vide noi sè stesso morse,
sì come quei cui l' ira dentro fiacca.


Ha dunque l'ira del bizzarro che sè medesimo mordeva. Mordeva sè per non potersi vendicare. L'ira lo fiaccava dentro. Così il Minotauro. Virgilio accende quest'ira. La bestia sembra un toro che si slacci. Vorrebbe offendere; ma non può per la ridondanza dell'ira stessa. Col fatto che l'ha accesa, Virgilio l'ha spenta. Ma l'ira che a principio era quella del bizzarro, all'ultimo è bestiale.

De' Centauri Nesso ebbe ed ha la voglia sì tosta; e vorrebbe tirar l'arco da lontano, subito; e poi fe' di sè la vendetta egli stesso3. Folo fu sì pien d'ira4. Chirone, che non poteva essere taciuto tra i centauri de' quali è il piu famoso, "nudrì Achille"5. E' un ricordo dell'ira funesta? O Dante sapeva ancora che Chirone volle morire? I dannati che piangono nel bollor vermiglio gli spietati danni, sono certo tali che non si guardarono dall'ira nel punire6:

  1. Inf. XII 33.
  2. ib. 16 segg.
  3. ib. 63, 66, 69.
  4. 72.
  5. ib. 71
  6. De off. I 25, 89: Cavenda tamen est maxime ira in puniendo, cum qua nemo tenebit mediocritatem.