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dei pesi e delle misure fu quella che decise gli Edili, probabilmente di Rimini, a provvedere la loro città dei pesi e della stadera25, e senza dubbio le differenze, che si trovano oggidì nel peso dei diversi esemplari sopravvissuti, sono da ascriversi, od alla mala fede, ovvero alla imperizia colla quale erano costrutti, verificati o racconciati26. Il regno dei Goti fu troppo breve e troppo travagliato, perchè ci sia dato anche solo di sospettare che siensi potute introdurre delle modificazioni in questo sì grave negozio: i Langobardi si attennero pure al sistema romano di monete e di misure27, ed anche là dove introdussero certo una modificazione verso il finire del loro regno, cioè nelle misure agrarie, il sistema però ereditato da Roma rimase quasi inalterato (v. Appendice III. § 11 seg.): tuttavia si può immaginare agevolmente che in mezzo a tanta confusione ed a tante barbarie, una esatta concordanza cogli antichi esemplari non sarà stata che un desiderio od una presunzione. Carlo Magno, come ad ogni altra cosa, rivolse la sua attenzione anche all’importantissimo obbietto dei pesi e delle misure: introdusse quel sistema monetario, che, almeno di nome, durò fino ad oggidì28: aumentò il valore dell’antica libbra romana29 e, preoccupato dai bisogni del commercio nel vasto suo impero, sull’esempio di Augusto, volle nelle misure una perfetta uniformità30. A noi non è dato rintracciare fino a qual punto il sistema introdotto da questo grande conquistatore abbia potuto sradicare sistemi che qui vigevano da secoli, poichè le nostre misure di capacità, come vedremo, sono una creazione del secolo undecimo;