Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova/XVI

XVI

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XV XVII


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MORTE

DI

PRIAMO




basso rilievo in gesso


XVI.

L’augusto penetrale, lo spavento, la strage, che sì maestrevolmente ci furono descritti dal gran Cantore d’Enea, qui con non minore maestrìa ci vengono rappresentati dal redivivo Fidia. Presso un altare sacro alla Famiglia di Dardano, posto alquanto a sinistra di chi osserva, collocato sopra d’un’eminenza a cui si sale per alquanti gradini, sorge un antichissimo lauro, che con i suoi folti rami fa tribuna all’altare, ed ombra opaca ai Penati. Qui, distrutta Troja, l’infelice Ecuba raccoglie le figlie sue, quai spaventate colombe in orrida tempesta; e qui chiedono tutti ai loro santi Simulacri pace ed aita. Oh! male accolte preghiere: oh! quanto orrore! Lo Scultore con bell’accorgimento, quasi valendosi dei diritti della poesia, che ci dipinge varie azioni ad un tratto, ci mostra quanto accadde nel momento [p. 47 modifica]precedente, facendoci vedere il giovinetto Polite già steso morto ai piedi dell’ara, e lo scudo e l’asta di Priamo che giacciono a terra, e che furono, l’uno sì mal atto a difenderlo, e l’altra a vendicarlo. Il feroce figlio d’Achille, dal sangue già sparso di nuovo sangue fatto sitibondo, e viepiù infuriato dai rimproveri di Priamo, che non so se più infelice padre, o Re più infelice chiamarlo, l’afferra con la mano sinistra pei capelli, e monta i gradini dell’altare strascinando seco quel venerabile vecchio, che sdrucciolando forse nel sangue ancor tiepido dell’ucciso suo figlio, con passo mal fermo, e tutto tremante, lo siegue. Con la destra mano Pirro tiene alzato un pugnale che già già sta per immergergli nel seno. Oh Dio! quanto quel pugnale, quel Pirro, quel vecchio mi fanno rabbrividire! Ecuba intanto, l’infelice Regina, dall’età sua lunga, e dalle lunghe sciagure indebolita, cade senza speme svenuta nelle mal ferme braccia d’una giovinetta, che con bello sforzo d’amorosa pietà, la sostiene. Dietro del Re la più piccola delle sue figlie, che certo di figliuola dev’essere quella disperata attitudine, genuflessa, con i capelli sparsi, con lo sguardo, e colle braccia disperatamente alzate verso del Cielo, mostra di aver perduta ogni terrena speranza, e dal Cielo solo implorare ajuto nell’imminente pericolo. Una donna dallo stesso lato, facendosi con le mani velo agli occhi per non veder tanta strage, fugge via, ed è seguita da [p. 48 modifica]un’altra, che con lo spavento negli occhi, e nascondendo fra il petto e le braccia un pargoletto figlio, rivolge indietro paurosa la testa, pur per vedere se alcun la siegue, se il caro pegno potrà uscir di periglio. Una terza giovinetta sta nella dubbia attitudine di chi non osa nè partire, nè restare, e con una mano si nasconde la metà della faccia. A fianco dell’altare due figliuole di Priamo genuflesse slanciano con disperato dolore verso il figliuolo d’Achille le loro mani innocenti, quasi per arrestarlo; e gridano, ad alta e disperata voce, pietà! Ma egli non le ascolta; e fiero strascinando pei capelli la sua vittima, monta con essa i gradini dell’ara. Oh! che io leggo, a chiare note, io leggo espresso nel feroce volto di Pirro, tutto l’eccidio della Reggia di Priamo!