Opere (Lorenzo de' Medici)/XIV. Simposio ovvero i beoni/Capitolo I.

Capitolo I.

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XIV. Simposio ovvero i beoni XIV. Simposio ovvero i beoni - Capitolo II.
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CAPITOLO I


     Nel tempo ch’ogni fronda lascia il verde
e prende altro colore, e imbiancon tutti
gli arbori, e poi ciascun suo’ foglie perde;
     e ’l contadin con atti rozzi e brutti,
ché aspetta il guidardon del lungo affanno,5
vede pur delle sue fatiche i frutti,
     e vede ’l conto suo, se ’l passato anno
è stato tal che speranza gli dia
o di star lieto o di futuro danno;
     e Bacco per le ville e in ogni via10
si vede a torno andar (col cui aiuto
vo’ che a quest’opra il suo principio sia);
     avendo fuor della mia terra avuto
per alcun dí, come addivien, diporto,
e ritornando ond’io ero venuto,15
     per fare il cammin mio piú destro e corto
(ché sempre credo fu somma prudenza,
chi può pel dritto andar fuggire il torto),
     ritornavo io verso la mia Fiorenza,
per riveder la mia alma cittade,20
per la via ch’entra alla porta a Faenza;
     quando vidi calcate sí le strade
di gente tanta, ch’io non ho ardire
di poter ben contar la quantitade.
     Di molti il nome arei saputo dire,25
perché d’alcuni avea qualche notizia;
ma non sapea quel che gli facessi ire.

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     Conobbivi un, col qual grande amicizia
tenuta avea gran tempo e da fantino
lo conoscea insino da puerizia.30
     A lui mi volsi e dissi: — O Bartolino,
qual cagione ha e te e gli altri mossi
a pigliar cosí in fretta tal cammino?
     Qual voglia vi conduce, saper puossi?
Férmati un poco, e fa’ che mi sia detto. — 35
E lui alle parole mia fermossi.
     Non altrimenti a parete uccelletto,
sentendo d’altri uccelli i dolci versi,
sendo in cammin, si volge a quell’effetto;
     cosí lui, benché a pena può tenersi,40
ché li pareva al fermarsi fatica:
ché non s’acquista in fretta i passi persi.
     — Quel che tu vuoi convien che alfin ti dica,
benché l’andar sia in fretta, come vedi:
per la cagion che appresso a te s’esplíca.45
     Tutti n’andiam verso il Ponte a Rifredi,
ché Giannesse ha spillato un botticello
di vin che presti facci i lenti piedi.
     Tutti n’andiamo in fretta a ber con quello:
quel ci fa sol sí presti in sulla strada,50
e veloce ciascun piú che un uccello.
     È un pezzo che Gian Marco della Spada
e ’l Basso, con la lor gaglioffa furia,
son giunti lá e non ne stanno a bada.
     Mai non vedesti la maggior ingiuria;55
ché promesso m’avían menarmi seco,
ch’è la cagion che or cosí m’infuria.
     Costor non guardan piú trebbian che greco;
e non so come a bere egli abbin faccia,
e del mangiare io non lo vo’ dir teco.60
     Lascia pur seguir lor l’antica traccia;
ch’io so ch’io n’ho le vendette a vedere,
ed un di loro ha giá la gamberaccia. —

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     — O Bartolino, chi vegg’io a sedere, —
cominciai io — lá presso al Romituzzo? — 65
Ed egli a me: — È uom che vuol godere.
     Se vuoi veder come il vin gli fa puzzo,
mostrar tel vo’ per una cosa sola,
che gli fu posto nome l’Acinuzzo.
     Le secche labra e la serrata gola70
ti mostron quanto questo il vin percuote,
che a pena può piú dir una parola.
     — Colui chi è che ha sí rosse le gote?
E’ dua con seco c’han lunghe mantella? —
Ed egli: — Ognun di loro è sacerdote.75
     Quel ch’è piú grasso è il piovan dell’Antella:
perch’e’ ti paia straccurato in viso,
ha sempre seco pur la metedella.
     L’altro che drieto vien con dolce riso,
con quel naso appuntato lungo e strano,80
ha fatto anche del ber suo paradiso:
     tien dignitá, ch’è pastor fiesolano,
ed ha in una sua tazza devozione
che ser Anton seco ha, suo cappellano.
     Per ogni loco e per ogni stagione85
sempre la fida tazza seco porta;
non ti dico altro, sino a precissione.
     E credo questa fia sempre sua scorta,
quando lui muterá paese o corte:
questa sará chi picchierá la porta;90
     questa sará con lui dopo la morte,
e messa seco fia nel monimento,
acciò che morto poi lo riconforte;
     e questa lascerá per testamento.
Non hai tu visto a precission, quand’elli95
ch’ognun si fermi fa comandamento?
     E’ canonici chiama suo’ fratelli,
tanto che tutti intorno gli fan cerchio;
e mentre lo ricuopron coi mantelli,
     lui colla tazza al viso fa coperchio. — 100