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Il naufrago - Il prigioniero ‐ Zi Meo

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La morte del Papa Nannetto
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ZI MEO1



Guardava ognuno, per un po’, la vigna
tua lì rimpetto, nell’uscir di chiesa.
3Oh! c’era sempre qualche bella pigna!

“Non ha finito!„. E in dir così, sospesa
con l’acquasanta ancora avea la mano:
6l’altra reggeva una candela accesa.

“Tutti vizzati buoni: colombano
e capobugio„. E discendean le soglie,
9a due a due, salmodïando piano.

O tra la lieve nebbia che si scioglie,
sole d’ottobre! o come lunghe aurore
12giornate pure! o rosseggiar di foglie

presso a cadere! o limpide ultime ore!
Un pesco, tra le viti sciolte, rosso
15era così come quand’era in fiore:

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si ricordava! In faccia a lui, sul fosso,
grandi castagni con i cardi a ciocche
18in tutti i rami; e i cardi avean già mosso.

Erano a bocca aperta, e dalle bocche
già si vedea la bella buccia bionda.
21Oh! il bel tempo del fuoco e delle rócche!

quando le genti siedono alla tonda
avanti al fuoco, e quelle donne, quale
24fa le mondine e quale poi le monda:

quando l’annata sia pur ita male,
ma il fuoco scalda! ma rallegra il vino!
27e il vino è poco? Meno è, più vale.

Andavano, pensando a San Martino,
sotto i castagni, e c’eri, su la bara,
30coi panni buoni, tu mio buon vicino!

Dal Rio mandava la sua voce chiara,
interrogando, l’usignol dei Morti,
33ch’è il pettirosso, e più l’alzava a gara.

Usignol della nebbia, che i nostri orti
visiti quando non c’è più che bruchi,
36tu che ci lodi il verno che ci porti;

e ti fai cuore, e vieni e vai, t’imbuchi,
t’infraschi, e cerchi e fai sentire un canto
39appena trovi sanguini o sambuchi:

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un uomo noi portiamo al camposanto,
che, come te, dimestico e silvano,
42godea del poco e non sapea del tanto.

I figli avea nell’oltremar lontano,
e quasi solo vivucchiava in pace
45contento del suo vino e del suo grano.

Covava il fuoco avendo nella brace
poche castagne, e già vecchietto stanco
48pensava all’aspra giovinezza audace;

allor che in vetta all’alto pioppo bianco
non scendea; no: gli dava l’onda e in aria
51prendeva a volo l’altro pioppo a fianco:

alla sua giovinezza aspra di paria,
allor che dentro il suo metato in monte
54dovea passar la notte solitaria;

ma, per il fumo, tenea fuor la fronte
e la lasciava al vento ed al nevischio
57sino al primo baglior dell’orizzonte:

chè allora a casa discendea tra il fischio
del tramontano, la crinella in collo,
60zeppa di fronde, ed ogni passo un rischio.

Era di ceppa vecchia egli rampollo!
Seguiva il cenno della madre austera
63imperïosa sotto il suo corollo!

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Che vita, allora! Il pane allor non c’era
che per le Pasque! Ora godeva il verno
66egli che non godè la primavera.

In vece qui con un saluto eterno
noi ti lasciamo. Addio, Zi Meo! Le zolle
69che abbiam gettate sul tuo cuor fraterno!

E questa croce sul terreno molle
non reggerà! Verranno poi le acquate.
72Poi, bianco il monte e sarà bianco il colle.

Poi, torneranno i figli nell’estate
a prender l’aria. Addio, Zi Meo! La vita
75è così fatta. Andiamo, dunque. — Andate

alla vendemmia non ancor finita! —

Note

  1. [p. 234 modifica]Questo caro amico campagnolo morì, non proprio vecchio per quei posti, nell’ottobre del 1907, a 72 anni. Morì, più che per altro, di tristezza e scoramento. Onore alla sua memoria!