Notizie storiche delle maioliche di Castelli e dei pittori che le illustrarono/Capitolo II

Capitolo II

../Capitolo I ../Capitolo III IncludiIntestazione 6 marzo 2022 75% Da definire

Capitolo I Capitolo III
[p. 21 modifica]

Capitolo Secondo

Uomini illustri.


Se per amore della brevità non mi è dato qui ricordare quelli di minor fama; non mi pare ragionevole trapassare con silenzio i due chiari letterati Antonio Epicuro, e Silvio Antoniani.

ANTONIO EPICURO

Poche notizie si hanno della vita di questo celebre poeta, ignorandosi finanche il suo vero cognome: si conosce solo che nacque nel 1475, e che morì in Napoli in 1555. Fu chiamato Epicuro, come dice l’Ammirati, più per esser lieto e sollazzevole, che per non credere1: e poichè era bello della persona, soleva egli stesso dire per ischerzo esser figlio d’amore, ed esser nato da Virginio Orsini, di cui era vassallo2.

Alcuni scrittori, fra’ quali il Toppi, vogliono che l’Epicuro sia nato in un castello dei Marsi: altri poi, e tra questi il Giustiniani, son di credere che sia veramente di Castelli. A me pare più fondata questa ultima opinione; dappoichè gli Orsini ne’ tempi dell’Epicuro teneano la signoria del detto paese.

Egli ebbe gran fama nel far imprese, e perciò fu stimato ed onorato da molti nobili napoletani. Scrisse versi [p. 22 modifica]eleganti nella lingua del Lazio, pieni di venustà e di dolcezza; come osservasi da quelli sul tumolo scolpiti di un’infelice giovinetta, eretto nella Chiesa di S. Chiara in Napoli; il quale presentasi a man sinistra, a chi entra per la piccola porta.

Fu anche autore di bellissimi versi italiani, ed ebbe il vanto, come osserva il Crescimbeni, di aver scritto il primo in Italia una Tragicommedia intitolata la Cecheria, o Dialogo dei tre ciechi; messa a stampa primamente in Venezia nel 1526, e quindi più volte in Napoli3. Questo componimento ripieno di bellezze poetiche è oggi rarissimo; onde a ragione il Boccanera mostrava non ha guari il desiderio che si tornasse a stampare, acciò meglio si conoscano i primi passi fatti dagl’Italiani nella drammatica carriera4.

Fu lodato nelle loro opere dal Sannazaro, dal Franco, dal Gravina, dal Capaccio, e dal Rota. Quest’ultimo, grato alla memoria del suo illustre maestro, gli eresse un monumento nella Chiesa di S. Chiara, con la seguente epigrafe riportata dall’Engenio nella sua Napoli Sacra, al foglio 246.

antonio. epicvro. mvsarvm. alvmno

berardinvs. rota

primis. in. annis. stvdiorvm. socio. posvit

moritvr, octvagenario. vnico. sepvlto. filio

i. nvnc. et. div. vivere. miser. cvra

mdlv.

[p. 23 modifica]

SILVIO ANTONIANI.


Non sono di accordo quelli che scrissero la vita del chiarissimo Cardinale Silvio Antoniani, intorno alla patria di lui: vi ha chi crede esser egli nato in Roma, e chi in Castelli. Per decidere tale contesa, basta qui allegare l’epigrafe dell’eruditissimo Medico Muzio Panza di Penne, contemporaneo dell’Antoniani: la quale viene dal Toppi riportata nella sua Biblioteca Napoletana:

silvivs antonianvs s. r. e. præsb.

card. tit. s. salvatoris in lavro

ex celeberrimo, ob figvlinam

artem, castellorvm oppido

in valle silicia, pinnensis diœcesis orivndvs

ob insignes animi svi dotes

in pvrpvratorvm pp. collegio

a sanctissimo clemente pp. viii.

cooptatvs

et sibi et svis splendorem

peperit incredibilem, et patriae, et diœcesi

maximo fvit ornamento. an. dom. mdxcii.

Da Matteo Antoniani di Castelli, e da Pace Colelli Romana nacque Silvio nell’anno 1540. Fin da’ primi anni mostrò grande altezza d’ingegno ed amore agli studi vivissimo; perciò solleciti i genitori lo condussero in Roma, allongandolo nella casa materna: dove conosciuto dal Caro tanto gli piacque, che volle egli stesso prender cura dell’istruzione del fanciulletto, presagendo quello che un dì esser dovea. Nè mal s’appose il gran [p. 24 modifica]traduttore di Virgilio; dappoichè entrato appena ne’ dodici anni, cantava in sulla lira all’improvviso sopra qualsivoglia soggetto versi italiani e latini, bellissimi per dolcezza, purità di lingua e vaghezza di pensieri. Racconta il Varchi nell’Ercolano, che non udì mai cosa più maravigliosa; e che se udito non l’avesse, non avrebbe mai creduto che versi sì belli e sentenziosi si potessero fare improvvisamente: perciò chiama il piccolo Antoniani un mostro, un miracolo della natura. Non andò guari che la fama del giovinetto si sparse sì fattamente, che Principi, Cardinali, e finanche Re amavano conoscerlo e udirlo — Intanto egli non trascurava d’istruirsi in ogni maniera di studi, e veniva crescendo ogni dì nel sapere: di sorta che non ancora era nei diciassette anni quando dagli Estensi fu chiamato a leggere pubblicamente l’eloquenza latina in Ferrara: dove allora dimoravano uomini dottissimi in ogni maniera di scienze, di lettere e di arti. Avendo l’Antoniani seco medesimo deliberato di rendersi ecclesiastico, studiò con amore le scienze sacre, nelle quali addivenne dottissimo: e perciò fu caro a diversi Pontefici, che a molti e importanti ufficii lo elessero. Pio IV lo destinò precettore e segretario di S. Carlo Borromeo suo nipote, a premura del quale scrisse il libro della cristiana educazione dei fanciulli. Innalzato quindi da Clemente VIII all’insigne onore della sacra Porpora, tornò in Roma: dove ornato delle più amabili virtù, di alto sapere, e di moltissimi onori, compianto dai più grandi uomini del suo tempo rese l’anima a Dio nel 1603.

[p. 25 modifica]L’Antoniani scrisse molte opere in prosa e in versi, delle quali un lungo catalogo fu pubblicato dal Mazzucchelli: compose diversi inni sacri riportati nel Breviario Romano. Uno è quello che incomincia: — Fortem virili pectore ecc.

Molti scrittori parlano di questo valente uomo con gran lode, e specialmente Paolo Manuzio, Sperone Speroni, il Caro, il Varchi, il Castelvetro, e il Tasso: quest’ultimo sottopose al giudizio di lui la sua Gerusalemme liberata. Il Betti nella sua Illustre Italia lo pone qual principe de’ poeti estemporanei: ed il Puoti raccomanda il libro della Cristiana Educazione de’ fanciulli come esempio di bello scrivere in fatto di filosofia morale5.

Note

  1. Opuscoli — Tom. 2. pag. 260. — Firenze 1637.
  2. Tafuri — Scrittori del Regno di Napoli, tom. 5.
  3. Comment. all’Istor. della Volg. Poes. Vol. 2. p. 2. 1. 4. n. 6.
  4. Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli, articolo Epicuro — Napoli 1817.
  5. Della maniera di studiare la lingua e l’eloquenza italiana, pag. 92 — Napoli 1844.