Nicarete ovvero La festa degli Alòi/Atto unico/Scena sesta

Atto unico

Scena sesta

../Scena quinta ../Scena settima IncludiIntestazione 12 aprile 2011 75% Teatro

Atto unico - Scena quinta Atto unico - Scena settima
[p. 24 modifica]

SCENA VI.

NEERA e PROTOMACO.


(Protomaco passeggia su e giù concitato e convulso, Neera per darsi contegno si siede e lavora di ricamo. Lunga pausa di silenzio. Neera decidendosi, senza alzare lo sguardo dal lavoro, rompe il silenzio per la prima)


Nicarete.

E così?... Nulla di bello hai a raccontarmi, Protomaco?... Che nuove della città? Glicera tien circolo

sempre?

Protomaco.

(nel passeggiare arrestandosi, con accento asciutto)

Sempre... (torna a passeggiare)

Nicarete.

(dopo un'altra pausa cercando riaccendere la conversazione)

Saran belle le prossime Panaténee? (pausa) Credi?... [p. 25 modifica]

Protomaco.

(come sopra)

Credo!... (pausa)

Nicarete.

Commedie nuove, molte?

Protomaco.

Molte!...

Nicarete.

Concorrerà Menandro... forse?

Protomaco.

Forse!...

Nicarete.

(sorridendo alza il capo dal lavoro)

Ah, ah! Nell’antro di Trofónio mi dicono ci sia un’eco che risponde così...

Protomaco.

(ironico)

E a me in quell’antro un indovino mi ha detto che in casa di Tucrito avrei trovato... (avvicinandosi all’orecchio di lei, a voce bassa ma con accento vibrato) Neera!...

Nicarete.

(calmissima, naturale, sorridente, proseguendo il lavoro)

Ragione di più di non prestar fede agli oracoli. Quell’indovino ti ha rubato i denari.

Protomaco.

Pare di no... perchè i miei occhi sono buoni. Nega se è vero... (vibratissimo) Neera!!... [p. 26 modifica]

Nicarete.

Pare di sì... perchè VERO è solo ciò che È. IO SONO Nicarete e tu sogni. Ma le foglie ingialliscono, e i sogni d’autunno sono bugiardi.

Protomaco.

E se non fossero?...

Nicarete.

Allora...

Protomaco.

(vivissimo, lì per prorompere)

Allora vuol dire... (si padroneggia) Non so...

Nicarete.

(tranquillissima)

Bene, so io.

Protomaco.

Che cosa?

Nicarete.

Che un qualche genio benigno mi ha fatto stamattina uno sternuto... perchè oggi mi è dato alleggerir la tua coscienza, e annunziarti che Neera ti ha perdonato...

Protomaco.

(vivissimo)

Tu?!... (ironico, padroneggiandosi) Non sapevo che A TE spettasse accordare perdoni. [p. 27 modifica]

Nicarete.

(sospendendo di lavorare e alzando il capo)

Ma a me evidentemente! Fanciulla, mi hai tolto al coro lieto delle compagne, all’affezione de’ miei, alla casa paterna ove vivevo circondata di rispetto e di cure. Ti ho preferito a giovani maggiori di te e per merito e per fortuna. Speravo dal tuo amore gioie vive, giorni sereni. Durarono una luna... e compendio delle gioie fu il ripudio, triste oltraggio per una figlia di Atene!...

Protomaco.

(ironico)

Triste... non tanto, se, come pare, te ne sei consolata...

Nicarete.

(pronta rispondendo)

Nè fu tuo merito se gli Iddii pietosi mandarono a me il consolatore.

Protomaco.

(c. s.)

Gran brava gente... gli Iddii!

Nicarete.

(con vivacità affabile, lavorando)

Avresti coraggio di sparlarne? Han più buon cuore degli uomini. Guarda Arianne, la poveretta! Dopo tanti giuramenti di amore, dopo averla fin resa madre, suo [p. 28 modifica]marito Teséo non si vergogna di abbandonarla sur una spiaggia deserta. E non aveva la più piccola colpa, neppure un pensiero a rimproverarle!... Che n’era di lei, se il buon Nume Dionisio non si moveva a pietà, e non la raccoglieva nel talamo, che ella fe’ lieto di prole bella e gagliarda?

Protomaco.

(di ripicco affettando anch'egli disinvoltura)

Già... già... la storia ti conviene raccontarla a quel modo. Pure v’è chi afferma che Arianne non fosse così facile a consolarsi... (guardandola e poggiando sulle parole) COME ALTRE; e che le fanciulle dell’isola, per farle coraggio, dovettero a lei pietosamente inventar lettere del suo Teseo: e quando più non fu possibile nasconderle il vero, dal dolore dell’abbandono la poveretta... si appiccò. (con forza) QUELLO sì era amor vero!... E PER QUESTO meritò che Teséo pentito la compiangesse...

Nicarete.

(ironica)

Dopo morta... eh?...

Protomaco.

(rincalzando senza rilevare l'interruzione)

E che funerali le fece!... e a tutte sue spese! e che statue le innalzò!... E come le fece ogni anno celebrar sacrificii!!... [p. 29 modifica]

Nicarete.

(ironica)

E tu, s’intende, avresti fatto il medesimo. Gli è, vedi, ch’io avevo poca voglia di appiccarmi... Comprendo, me ne saresti stato riconoscente, mi avresti eretto la statua... che vuoi?... mi sentivo giovane, e la parte di vita che la Parca mi assegnò mi pareva di non averla goduta ancora.

Protomaco.

(irritato della di lei calma, ironico)

Meno male... ti rivali adesso...

Nicarete.

Ah sì! Tucrito è tanto buono!... Ma tu parli con un certo accento... Io che dovrei serbare il broncio teco non lo serbo... e tu...

Protomaco.

(a denti stretti)

Io... taccio... per non ricordare...

Nicarete.

(repentinamente con dignità e fierezza drizzando il capo)

Che cosa?

Protomaco.

(più non istando alle mosse, con ira mal repressa)

Chiederò a te CHE COSA facevi dei doni furtivi di Nicarco!... questo no, non si dimentica... impudica! [p. 30 modifica]

Nicarete.

(balzando in piedi, alterissima)

Ah, per le due Dee! Tu dimentichi ora ove sei, e che manchi di rispetto a Nicarete... Tucrito non è qui... Permetti che io mi ritiri. (si avvia alle sue stanze, a sinistra)

Protomaco.

Neera!... no... no... prima ascolta...

Nicarete.

(con fierezza, dalla soglia)

Neera è morta! e non ha nulla a risponderti di cui possa importare a Nicarete!... (esce)