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Libro III - Capitolo VII

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
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Confuta che ·llo incenso et l’oro che ·ffu portato da’ Magi a Cristo non fighura nel pastore la signioria delle cose tenporali et spirituali.

Costoro pigliano ancora dalla lettera di Matheo l’oferta de’ Magi, dicendo Cristo avere ricevuto insieme incenso et horo a significhatione che ·llui era signiore et governatore delle cose spirituali et tenporali; di qui inferiscono che ’l vicario di Cristo è signiore et governatore delle cose medesime, et conseguentemente ha in tutte e due autorità. Rispondendo a questo, confesso la lettera e ’l senso di Matteo, ma in tutto niegho quello che di qui si sforzano d’inferire. Costoro così argomentano: ’Iddio è signiore delle cose tenporali et ispirituali; et il pontefice è vichario di Dio: adunque egli è signiore di queste due cose’. L’una et l’altra propositione è vera, ma il mezo è variato, et arguiscesi in quatro termini, nelli quali la figura dello argumento non si salva, come mostra Aristotile nello libro dello argumentare senplicemente. Inperò che altro è ’Iddio’, il quale si piglia per subgietto nella magiore, et altro nella minore ’vicario’. E ·cchi ·ss’opponesse dicendo che vichario è equivalente, sarebbe oppositione innutile, perché nessuno vichario divino ho humano può essere equivalente alla autorità principale: e questo facilmente si manifesta. Inperò che noi sappiamo che ’l sucessore di Piero non è equale alla autorità divina, almeno nelle operationi della natura: inperò ch’elli non potrebbe fare la terra salire insù et il fuoco ingiù discendere per lo huficio a ·llui commesso. Et ancora non si possono tutte le cose a ·llui commettere da Dio, inperò che Iddio in nessuno modo potrebbe commettere la potenza del creare et battizare; et questo manifestamente si pruova, benché ’l Maestro delle Sententie nel quarto dicesse el contrario. Ancora sappiamo che ’l vicario dello huomo non è equivalente a ·llui, in quanto a questo che è vichario, inperò che nessuno può dare quello che non è suo. L’autorità principale non è del prencipe se none a uso, perché nessuno prencipe può autorità a ·ssé medesimo dare; ma può bene ricevere et lasc[i]are, ma non può altri creare, perché la criatione del principe dal principe non dipende. Et s’è così, è manifesto che nessuno principe può sostituire vicario a ·ssé in tutto equivalente; per la quale cosa la detta oppositione non ha eficacia alcuna.