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Libro III - Capitolo I

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
Libro III - Capitolo I
Libro III Libro III - Capitolo II
Proemio del terzo libro della Monarchia di Dante, et preparatione a mostrare che l’autorità del monarcha overo inperio dipende da Dio sanza alchuno mezzo.

«Io ho chiuso le bocche a’ lioni, et loro non m’hanno nociuto, perché nella presenza di Colui s’è in me trovata g[i]ustitia».Inel prencipio di questa hopera fu nostro proposito ricerchare tre quistioni, secondo che patissi la presente materia; delle quali due ne’ libri di sopra stimo essere sufficientemente tractate. Ora ci resta trattare della terza. E perché la verità di questa non si può dichiarare sanza vergognia et rossore d’alcuni, sarà forse in me qualche chagione d’indegniatione. Ma la Verità dal suo inmutabile trono ci priegha; et anche Salamone, entrando nella selva de’ Proverbi, c[i] amaestra che dobiamo meditare la verità et detestare la tirannide; et anchora el preceptore de’ costumi, Aristotile, ci conforta che doviamo, per difendere la verità, distrugere ancora le propie nostre hoppenioni. E però piglierò fidanza insieme con le parole di Daniello profeta premesse, nelle quali la divina potenza è chiamata lo scudo del difensore et de’ difesi (secondo el primo amunimento di Pagholo, dicente colui, «vestitosi la coraza della fede»), nel caldo di quello charbone, el quale huno de’ Serafini prese dal celeste altare, et tocchò le labra d’Isaya; e ·ccosì io, presa questa fidanza, enterrò nella presente battaglia, confidandomi ancora nel braccio di Colui che ·ccol suo sangue dalla potenza delle tenebre ci liberò, contro allo inpio et bug[i]ardo mondo, el quale co’ suoi aguati ci conbatte. Sotto lo aiuto di Costui, che temerò io, conciosiaché ·llo Spirito coetterno al Padre et al Figliuolo dicha per la boccha di Davit: «El g[i]usto sarà nella memoria eterna, et non temerà del male hudire?» Adunque la quistione della quale prima abiamo a ricerchare tra due grandi lumi si rivolge, e questo è tra ’l romano pontefice e ’l romano principe; et cerchasi se l’autorità del monarcha romano, el quale di ragione è monarcha del mondo, come nel secondo abiamo provato, sanza mezo dipende da Dio, hovero per mezo d’alcuno suo vichario ho ministro, el quale intendo sucessore di Piero, che veramente porta le chiavi del celeste regnio.