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Libro I - Capitolo I

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
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Cominc[i]a la Monarchia di Dante Alighieri, et prima el proemio dov’egli anunzia dovere dare notitia di detta tenporale monarchia.

El principale huficio di tutti gli huomini, i quali dalla natura superiore sono tirati ad amare la verità, pare che ·ssia questo: che ·ccome loro sono aricchiti per la fatica degli antichi, così s’affatichino di dare delle medesime riccheze a quelli che dopo loro verranno. Perché molto di lungi è dallo huficio dello huomo colui che, amaestrato di publiche dotrine, non si cura di quelle alcuno frutto alla repubricha conferire. Costui non è e legnio, el quale, piantato presso al corso delle aque, nel debito tenpo frutti produce, ma è più tosto pestilentiale voragine, la quale senpre inghiottisce et mai non rende. Pensando io questo spesse volte, acciò che mai non fussi ripreso del nascoso talento, ho desiderio di dare a’ posteri non solamente copiosa dimostratione, ma etiandio frutto, et dimostrare quelle verità che non sono dagli altri tentate. Inperò che nessuno fructo produrebbe colui che di nuovo dimostrassi una propositione da Euclide dimostrata; e ·ccolui che ·ssi sforzassi di dichiarare la felicità da Aristotile g[i]à dichiarata; et colui che volessi difendere la vecchiaia g[i]à difesa da Cecerone. El sermone di costui superfluo più tosto parturirebbe fastidio che fructo alcuno. Et tra ·ll’altre verità occulte et hutili la notitia della tenporale monarchia è hutilissima et molto nascosa, et non mai d’âlcuno tentata, non vi si vedendo dentro guadagnio; e però il proposito mio è di trarre questa delle tenebre alla lucie, acciò che io m’affatichi per dare al mondo hutilità, et primo la palma in questo esercitio a mia gloria conseguiti. Certamente grande hopera et dificile et sopra le forze mie incominc[i]o, confidandomi non tanto nella propia virtù, quanto nel lume di quello donatore «che dà a ogniuno abondantemente et non rinpruovera».