Mentre si lotta per la giustizia e per la libertà

Woodrow Wilson

1917 Pietro Santamaria Indice:Wilson - Mentre si lotta per la giustizia e per la libertà, Milano, Istituto Italo-Britannico, 1917.djvu Prima guerra mondiale Mentre si lotta per la giustizia e per la libertà Intestazione 26 giugno 2019 100% Da definire

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Biblioteca Comunale di Prato


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Mentre si lotta per la

giustizia e per la libertà

L’INTERVENTO DELL’AMERICA



Discorso pronunciato

dal PRESIDENTE WILSON

celebrando il

GIORNO DELLA BANDIERA

14 giugno 1917


Versione Italiana di pietro santamaria

edito dall’istituto italo-britannico

Via Silvio Pellico, 6




Stabilimento Tipografico

STUCCHI, CERETTI e C.

Via S. Damiano, 16 - MILANO




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Il Presidente Wilson, celebrando il GIORNO DELLA BANDIERA, (Flag Day), giorno consacrato alla glorificazione di essa, pronunciò il seguente discorso:

A chi spettano le decisioni supreme.

«Noi ci siamo adunati per celebrare il GIORNO DELLA BANDIERA, poichè questa bandiera, che noi onoriamo e sotto la quale militiamo, è l’emblema della nostra unità, della nostra potenza, del nostro pensiero e dei nostri propositi come nazione. Essa non ha altro carattere, se non quello che noi le abbiamo impresso, di generazione in generazione. Le decisioni supreme spettano a noi. Questa bandiera sventola maestosamente in silenzio al disopra delle legioni, che dànno esecuzione a queste decisioni, sia in pace che in guerra; eppure, sebbene silenziosa, essa ci parla, ci parla del passato, degli uomini e delle donne che ci precedettero, e delle cronache che si scrissero intorno ad essa. Noi celebriamo il giorno della sua nascita e, dalla sua nascita fino ad ora, questa bandiera è stata testimone di una grande storia, ha sventolato in alto, simbolo [p. 5 modifica] di grandi avvenimenti, di un grande programma di vita nazionale, svolto da un grande popolo. Noi siamo sul punto di portarla in guerra, d’innalzarla là dove essa attirerà il fuoco dei nostri nemici. Noi siamo sul punto di ordinare a migliaia, a centinaia di migliaia, fors’anco a milioni dei nostri uomini, ai giovani, ai forti, agli idonei di questa nazione di partire e di morire sotto di essa, su lontani campi insanguinati.

E perchè? Forse per qualche insolita ragione? Per la stessa ragione forse, per la quale essa non aveva mai, prima d’ora, cercato il fuoco? Gli eserciti d’America non erano mai stati inviati al di là dei mari. Perchè lo sono ora? Forse per qualche nuovo scopo, per il quale questo grande vessillo non era mai stato fino ad ora sventolato; o, non piuttosto, per lo stesso scopo antico e atavicamente eroico, per il quale esso ha veduto i suoi uomini, i suoi propri uomini, morire sui campi di battaglia, ove gli Americani hanno combattuto, dall’epoca della Rivoluzione in poi?

Queste, le domande alle quali è d’uopo rispondere.

Noi siamo Americani, e, da parte nostra, serviremo l’America, e possiamo servirla, senza fini particolari. Noi dobbiamo tener alta la Bandiera, come essa l’ha sempre tenuta. Ne siamo responsabili innanzi al tribunale della storia, e dobbiamo dichiarare, con la massima franchezza, quali sono i fini che ci sforziamo di raggiungere. [p. 6 modifica]

Le ragioni per le quali fummo indotti a entrare in guerra, sono abbastanza chiare. Gli insulti e le aggressioni eccezionali, alle quali ci faceva segno il Governo Imperiale Germanico non ci lasciavano altra alternativa, per salvaguardare il nostro onore, se non quella di prendere le armi in difesa dei nostri diritti, come popolo libero, e del nostro onore, come governo sovrano.

I padroni militari della Germania ci negarono il diritto di rimaner neutrali; essi riempirono le nostre città — fino allora scevre di sospetti — , di spie e di cospiratori depravati e tentarono corrompere l’opinione pubblica a loro vantaggio. Allorché si accorsero che non riuscivano nell’intento, i loro agenti si accinsero diligentemente a fomentare la sedizione fra di noi e tentarono distaccare i cittadini dalla loro fedeltà alla nazione: alcuni di quegli agenti facevano parte perfino della stessa Ambasciata imperiale del Governo tedesco, qui, nella nostra Capitale. Con la violenza essi tentarono di distruggere le nostre industrie e d’ostacolare il nostro commercio; tentarono di istigare il Messico a prendere le armi contro di noi, e di attirare il Giappone verso una alleanza con esso, a noi ostile — e ciò non indirettamente, ma per suggerimento diretto del Ministero degli Affari Esteri a Berlino; — essi impudentemente ci impedirono la libera navigazione in alto mare e diedero ripetutamente [p. 7 modifica] esecuzione alla minaccia di mettere a morte chiunque dei nostri concittadini si fosse avventurato ad avvicinarsi alle coste europee. E molti dei nostri furono corrotti. Ognuno cominciò a riguardare i suoi vicini stessi con sospetto e a meravigliarsi, con sdegno e con sorpresa, che si trovasse una sola città, nella quale non si nascondesse l’intrigo nemico.

In simili circostanze, quale grande Nazione non avrebbe preso le armi? Per quanto noi avessimo desiderato la pace, essa ci fu negata: e questa Bandiera che noi serviamo, non sarebbe stata disonorata per nostra colpa, se avessimo trattenuto la nostra mano.

Ma tutto ciò non è che una parte dei fatti. Noi sappiamo adesso altrettanto chiaramente, come lo sapevamo prima di essere coinvolti nella guerra, che noi non siamo nemici del popolo tedesco, e che esso non è nostro nemico; esso non fu cagione di questa orrenda guerra, nè la desiderava, nè voleva che noi vi fossimo coinvolti. Tal che ci sentiamo quasi vagamente consci di combattere tanto per la sua causa — come i Tedeschi un giorno i ben riconosceranno — quanto per la nostra; esso stesso — il popolo tedesco — si dibatte nelle strettoje del medesimo sinistro potere, che ha finalmente cacciato fuori i suoi artigli tremendi per cavarne il nostro sangue.

Tutto il mondo è in guerra poiché tutto il [p. 8 modifica] mondo si trova alle prese con quel potere, e sta cercando, anche all’infuori della guerra che deciderà se deve esser ridotto sotto il suo dominio, di liberarsene.

L’egemonia militare tedesca.

La guerra ebbe principio per opera dei padroni militari della Germania, che risultarono essere anche i padroni dell’Austria-Ungheria. Questi uomini non hanno mai considerato le nazioni come collettività di persone — ossia come uomini, donne e bambini dello stesso loro sangue e della stessa loro struttura — per le quali i governi esistessero e dalle quali i governi derivassero la loro esistenza. Essi le hanno considerate semplicemente come utili organizzazioni, che potevano con la forza o con l’intrigo piegare, o corrompere ai loro fini. Essi hanno considerato, in particolar modo, le piccole nazioni ed i popoli che potevano essere sopraffatti dalla forza, come strumenti necessari alla dominazione. Il loro scopo è stato da lungo tempo confessato. Gli uomini di Stato delle altre Nazioni, ai quali simili scopi sembravano incredibili, poco se ne occuparono; essi consideravano ciò che i professori tedeschi andavano spiegando nelle aule universitarie e ciò che gli scrittori mandavano fuori pel mondo come finalità della politica tedesca, piuttosto quali sogni di menti astratte dalle cose [p. 9 modifica] pratiche, (come assurde e speciali concezioni del destino tedesco), anziché come i reali propositi di governanti responsabili. Ma gli stessi reggitori della Germania ben sapevano quali piani concreti, quali intrighi bene orditi si nascondevano dietro a ciò che i professori e gli scrittori andavan dicendo ed eran contenti di procedere senza molestie, riempiendo i troni degli Stati balcanici con principi tedeschi, mettendo ufficiali tedeschi al servizio della Turchia, per allenare i suoi eserciti e trattare di interessi col suo governo, sviluppando i piani di sedizione e di ribellione nell’India e nell’Egitto, ed accendendo fiamme nella Persia.

Le richieste fatte dall’Austria alla Serbia, furono puramente e semplicemente un passo nel vasto piano che già avviluppava l’Europa e l’Asia, da Berlino a Bagdad. Essi speravano che quelle richieste non avrebbero sollevato l’Europa, ma intendevano avanzarle, l’avessero sollevata o no, perchè si ritenevano pronti per la prova finale delle armi. Il loro piano era quello di allacciare, entro una vasta cerchia di potere militare tedesco e di controllo politico, il centro dell’Europa fin oltre il Mediterraneo, nel cuore dell’Asia; e l’Austria-Ungheria doveva essere così il loro strumento ed il loro pegno, come la Serbia, la Bulgaria e la Turchia con gli importanti Stati dell’Oriente. Effettivamente l’Austria-Ungheria doveva [p. 10 modifica] diventare parte dell’impero tedesco centrale, assorbita e dominata dalle medesime forze e dalle medesime influenze che avevano originariamente cementato gli stessi Stati tedeschi.

Il sogno aveva la sua origine a Berlino; nè ciò poteva avvenire in altro luogo. Scartava assolutamente l’idea della solidarietà delle razze; il volere dei popoli non vi entrava per nulla. Si trattava di raccogliere in un sol fascio quelle unità politiche ed etniche che potessero essere tenute insieme soltanto con la forza: Czechi, Magiari, Croati, Serbi, Rumeni, Turchi, Armeni, gli Stati superbi di Boemia e di Ungheria, le piccole ma forti nazioni dei Balcani, i Turchi indomiti, i popoli astuti dell’Oriente. Questi popoli non intendevano di unirsi; desideravano ardentemente mandare innanzi le proprie faccende; non sarebbero stati contenti che con l’indipendenza assoluta. Essi non potevano essere acquistati che con la costante minaccia di uomini armati; sarebbero vissuti solo forzatamente sotto la dominazione di una comune Potenza ed avrebbero aspettato il giorno della riscossa!

Ma gli statisti militari germanici avevano già previsto tutto ciò, ed erano pronti ad affrontare la situazione con i loro metodi speciali. Ed essi hanno attualmente portato a compimento la maggior parte del loro piano. [p. 11 modifica]

Gl’intrighi politici.

Guardate come stanno le cose! L’Austria è alla loro mercè. Essa non ha agito di propria iniziativa, e neppure per libera scelta del suo popolo, ma da quando è cominciata la guerra, ha supinamente ubbidito agli ordini di Berlino. Ora il suo popolo anela alla pace, ma non l’otterrà fino a quando Berlino non le permetterà. Le così dette Potenze Centrali non sono, di fatti, che una sola Potenza. La Serbia sarebbe a sua discrezione se, per un momento, le si lasciassero le mani libere. La Bulgaria si è volontariamente posta sotto la sua dominazione, la Rumenia è invasa. Gli eserciti turchi, allenati da Tedeschi, stanno servendo la Germania, e non certamente il proprio paese; ed i cannoni delle navi da guerra tedesche, ancorate nel porto di Costantinopoli, rimangono li, come un monito quotidiano agli uomini di Stato della Turchia, che non hanno altra scelta se non quella d’obbedire agli ordini di Berlino. La rete è tesa da Amburgo al Golfo Persico.

Non è forse facil cosa comprendere il vivo desiderio per la pace che si è manifestato a Berlino, dacché la trappola fu preparata e fatta scattare? Pace! Pace! Pace! Questo è stato il tema dei discorsi del Ministro germanico degli Affari Esteri, per un anno e più- Non pace di sua propria iniziativa, ma di iniziativa di quelle nazioni, sulle quali essa crede di avere ora un vantaggio. Una [p. 12 modifica] parte di quei discorsi sono stati fatti in pubblico, ma la maggior parte è di carattere privato. Essi sono giunti al mio orecchio da ogni parte, foggiati in ogni guisa, ma mai accompagnati dalle esplicite condizioni che il Governo Germanico sarebbe disposto ad accettare. Quel Governo ha altri importanti pegni nelle mani. Oltre a quelli, ai quali ho già accenato, esso detiene ancora una parte rilevante della Francia — sebbene stia lentamente rallentando la stretta — e quasi tutto il Belgio. I suoi eserciti premono insistentemente sulla Russia, e scorazzano a volontà per la Polonia. Esso non può andare più avanti; ma non osa ritirarsi. Desidera di concludere il suo mercato, prima che sia troppo tardi. Ed è troppo tardi; e gli è rimasto troppo poco da offrire in cambio della libbra di carne che vorrà domandare.

I padroni militari, sotto i quali sanguina la Germania, veggono assai chiaramente l’abisso, ove il Fato li ha condotti. Se essi si ritraggono, 0 sono forzati a indietreggiare di un solo pollice, il loro potere, sia all’estero, che in patria, cadrà a pezzi, come un castello di carte. Essi si preoccupano più del loro potere in patria che di quello all’estero. E quel potere che sta tremando sotto 1 loro piedi, e la bieca paura si è già impossessata dei loro cuori.

Essi non hanno la più lontana probabilità di perpetuare la loro potenza militare, e [p. 13 modifica] neppure la loro influenza politica predominante- Se riescono ad ottenere la pace adesso, con gli immensi pegni che hanno ancora nelle mani, e che fino a questo momento hanno apparentemente guadagnato, si saranno giustificati di fronte al popolo germanico; avranno conquistato con la forza ciò che con essa promisero di conquistare, cioè un enorme ampliamento del potere tedesco, ed un immane aumento di facilitazioni per il commercio e per le industrie tedesche. Il loro prestigio sarà consolidato e, con il prestigio, la loro potenza politica. Ma se non riescono, il popolo li metterà in disparte. Un Governo responsabile verso il popolo stesso sarà istituito in Germania, come lo fu in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Francia ed in tutte le grandi nazioni dei tempi moderni, eccettuata la Germania. Se riescono, essi sono salvi e la Germania e il mondo saranno mandati in rovina. Se non riescono, la Germania è salva ed il mondo avrà la pace. Se riescono, l’America si troverà anch’essa nell’ambito della minaccia; noi, e tutto il rimanente del mondo dovremo rimanere armati, com’essi rimarranno, e dovremo prepararci ad una loro prossima mossa aggressiva. Se non riescono, il mondo potrà unirsi in una pace generale, e la Germania potrà far parte di tale unione.

Non capite ora il nuovo intrigo, l’intrigo per la pace? E la ragione per la quale i padroni della Germania non rifuggano dall’adoperare [p. 14 modifica] qualsiasi mezzo che permetta di raggiungere il loro vero scopo — quello cioè d’ingannare le Nazioni? Il loro scopo speciale in questo momento è d’ingannare tutti coloro, i quali nel mondo intero si ergono a difesa dei diritti delle nazioni e dell’autonomia politica di esse; poiché vedono quale terribile potenza stanno concentrando in questa guerra le forze della giustizia e della libertà. Essi vanno impiegando uomini di principii liberali, nella loro impresa; si valgono, come di portavoce, nella Germania e all’estero, di uomini i quali hanno fin qui disprezzato ed oppresso; sfruttano, portandoli così alla completa rovina, i socialisti, i dirigenti del lavoro, i pensatori, che hanno fin qui tentato di ridurre al silenzio. Se riusciranno nel loro intento, gli uomini che adesso sono i loro strumenti, resteranno schiacciati, fin quasi polverizzati sotto il peso ingente del grande impero militare, che essi avevano costruito. I rivoluzionari di Russia saranno tagliati fuori da ogni soccorso e da ogni cooperazione che abbiano finora ottenuti dall’Europa occidentale ed una controrivoluzione sarà fomentata e sostenuta. Alla stessa Germania sfuggirà l’occasione di liberarsi da quella oppressione e tutta l’Europa si armerà per la futura, ultima e definitiva lotta.

Il perfido intrigo è stato condotto non meno attivamente in questo paese che in Russia e in ogni altra contrada d’Europa, alla quale possano [p. 15 modifica] giungere gli agenti e le vittime del Governo Imperiale tedesco.

Questo Governo ha molti portavoce in ogni località, sia in alto che in basso. Essi hanno appreso la discrezione e si mantengono entro i limiti della legge. Manifestano opinioni, non promuovono ancora sedizioni. Essi proclamano i propositi liberali dei loro padroni; dichiarano che questa guerra ci è estranea: che non può coinvolgere l’America senza grave pericolo per le sue terre e per le sue istituzioni; pongono l’Inghilterra nel centro della scena e parlano della sua ambizione a mantenere il dominio economico in tutto il mondo; fanno appello alle nostre antiche tradizioni di isolamento nella politica delle nazioni; cercano, infine, di minare il Governo con false professioni di lealtà verso i suoi principii.

Ma essi non verranno mai a capo di nulla; la gente falsa tradisce sempre sè stessa, sotto qualunque aspetto.

Soltanto amici e partigiani del Governo tedesco son coloro che noi abbiamo già identificato, coloro che manifestano queste slealtà debolmente mascherate. I fatti sono palesi a tutto il mondo e in nessun’altra parte più completamente si apprezzano come negli Stati Uniti, dove noi siamo abituati a trattare coi fatti e non coi sofismi. E il gran fatto che emerge su tutto il resto è che questa è la guerra di un popolo per la libertà, [p. 16 modifica] per la giustizia e per l’autonomia fra tutte le Nazioni del mondo; una guerra per rendere sicuro il mondo ai popoli che lo abitano e che lo hanno fatto cosa propria, compreso lo stesso popolo tedesco. Ed è a noi rimessa la scelta o di distruggere tutte queste ipocrisie, questi vani trucchi e questi falsi aspetti di forza brutale, aiutando il mondo a scuotere il giogo, o di restarcene in disparte e permettere che esso sia dominato ancora, per tempo infinito, solamente dalla oppressione delle armi e dalla scelta arbitraria di padroni impostisi da sè stessi e dalle nazioni che possono mantenere gli eserciti più poderosi e gli armamenti più irresistibili. Di tale potere la storia non ci dà l’esempio e per effetto di esso la libertà politica deve necessariamente languire o perire.

Per noi non restava che una scelta e l’abbiamo fatta. Guai all’uomo o alla collettività di uomini che si attenteranno di attraversarci la strada! In questo giorno di supreme decisioni, nel quale ogni principio che abbiamo più caro dovrà esser rivendicato e difeso per la salvezza delle Nazioni, noi siamo pronti ad appellarci al tribunale della storia e la nostra bandiera si coprirà di nuovo splendore. Ancora una volta noi siamo pronti a sacrificare le nostre vite e le nostre fortune alla grande Idea, per la quale siamo nati, e l’aureola di una gloria novella risplenderà dalla Patria nostra.