Memorie storiche di Arona e del suo castello/Introduzione

Introduzione

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Dedica Libro I

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INTRODUZIONE



In tenui labor.


È verità innegabile e dal tempo confermata, che la conoscenza del passato sia un’ottima scuola dell’avvenire, ed un risparmio delle troppo costose lezioni dell’esperienza; per lo che dietro questo pensiero ho riputato cosa forse non inutile lo stendere, come meglio ho potuto, queste memorie patrie per diffondere qualche lume sulle cause e le conseguenze che diedero argomento alle gesta de’ nostri antecessori. Ben pochi scrittori dei tempi passati trattarono di Arona, paese [p. xii modifica]che offre senza dubbio delle particolarità rimarchevoli; e chi ne ha fatto parola, più per incidenza lo fece, che col pensiero di lasciarne una storia. Esatti, ma troppo scarsi furono alcuni; inesatti o adulatori gli altri; e tutti insieme non presentarono nemmeno per principio l’aspetto vero delle cose avvenute su questo suolo.

Dall’esame di molte antiche carte, e dalla lettura di vetusti scrittori, ho potuto raccogliere un complesso di avvenimenti di questa mia patria, ed accertare alcune notabili epoche per modo da potere quindi innanzi fare scomparire quella oscurità in cui vissero sinora gli avi nostri, e per cagione della quale poi molti hanno, come dissi, sfoggiato commenti e favole, che servono soltanto ad ottenebrare di più i veri principii e le giuste cagioni dei patrii eventi, ed a far vivere i cittadini in una troppo cieca credulità.

Deve Arona ricordare tre epoche che furono la triste cagione della perdita delle più interessanti sue antichità, senza far caso delle devastazioni avvenute nei bassi tempi per le fazioni dei Guelfi e Ghibellini, dei Torriani e Visconti da noi troppo rimote. La prima fu la soppressione del collegio [p. xiii modifica]Gesuitico avvenuta nel 1773, che ebbe per conseguenza l'esportazione, ovvero la dispersione degli antichi scritti dell'abbazia dei monaci di San Benedetto, a cui il collegio Gesuitico era subentrato. La seconda è stata la demolizione del Castello (1800), unico testimonio parlante della di lei antichità e delle memorabili vicende in quello avvenute. E per ultimo fu l'incendio dell'archivio municipale accaduto nell'anno 1814 per fatto di malintenzionate persone, le quali tolsero senza alcun loro profitto, e con gravissimo danno del paese, gli atti e le memorie che per la serie di più secoli eransi accuratamente raccolte e conservate.

Animato da geniale inclinazione, mi accinsi al prezzo di una penosa fatica a spolverare gli archivii, a rilevarne le memorie, ad ordinarle, e a darvi quella più regolare forma che prendere potesse l’aspetto di una storia, benché questo titolo al mio lavoro gran fatto non convenga, perché privo non poco dei requisiti che rigorosamente lo dovrebbero costituire.

Non è stato mio pensiero di volere assolutamente precisare l’origine di Arona, e di sottilizzare sull’etimologia del vocabolo che diede luogo [p. xiv modifica]ad altri di sognare stravagantemente, e di ripeterla dall’antichità più rimota, quando in realtà Arona al giorno d’oggi non ha memorie che di circa dieci secoli, nè può vantare fasti così rimarchevoli che possano contraddistinguere questo da tanti altri paesi del Verbano. Bensì mi sono prefisso di dare qualche lume prossimo ai di lei principii, e di unire quelle epoche nelle quali Arona ha potuto essere considerata per la sua situazione come un luogo forte, ed estimata pel commercio e per altri rapporti; dando pure un’idea dell’interno del paese, necessaria specialmente a ciascun individuo di Arona, comecchè toccante più da vicino il vincolo particolare di quella società che lo lega.

Se non mi venne fatto di raggiungere, massime in ordine ai primi tempi, le date precise, e di tenere l’ordine scrupoloso delle cose che sono il vero cardine della storia, vorrei che si attribuisse all’inesattezza e scarsità delle memorie di quelle età, nelle quali erano pochi gli uomini di lettere, ed il loro gusto spirava ancora la gota e la longobarda barbarie. Ho creduto miglior consiglio riferire poche memorie sotto certe epoche, anzichè inserire per compimento [p. xv modifica]delle narrazioni dei fatti o non abbastanza autantici, od esagerati; preferendo così una mediocrità sincera ad un’abbondanza dubbia o fallace; restandomi sempre nel pensiero ciò che è scritto nelle lettere d’Annibal Caro: « che non si faccia fascio di ogni erba, ma sibbene ghirlanda di ogni fiore ». La storia essendo il linguaggio della verità deve essere esposta con semplicità di sentimenti e di parole, affinchè e quelli e queste siano portati alla comune intelligenza. Io mi attenni a questa regola affidato anche alla dottrina di Plinio, il quale nel libro quinto delle sue lettere insegna, che l’istoria diletta sempre in qualunque modo sia scritta.

Per separare nel miglior modo possibile le materie, e dividere le epoche, ho creduto di ripartire la storia in dodici libri, e portare negli ultimi due quelle notizie, le quali inserite nel corpo della storia, non avrebbero lasciata la dovuta chiarezza. Confesso che troverassi qualche trasposizione di epoche da un libro all’altro, ma fui costretto a farlo per non istancare il lettore con riepiloghi, che non avrei potuto a meno di usare per riprendere in più luoghi il filo degli argomenti, e potrà ben anche darsi che in una lunga [p. xvi modifica]narrazione di eventi mi sia occorso qualche errore di fatto; protesto però che usai la maggiore diligenza affinchè non ne avvenisse alcuno. I cortesi lettori saranno tanto indulgenti da non farmene carico, ed io resterò abbastanza appagato se dessi nel ripassare queste memorie si sovverranno che colui che le vergò non ebbe altra mira fuor di quella di conservare alla patria i fasti, pei quali potè la medesima farsi conoscere anche in tempi oscuri e lontani, e rendersi sempre più considerata e distinta.