Meditazioni sulla economia politica con annotazioni/LX

Carattere d’un Ministro di Economia

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XXXIX
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§. XL.

Carattere d’un Ministro di Economia.


H
O detto quali debbon essere le qualità di un Ministro di Finanza. Da quanto ho toccato appare altresì, quai talenti debba avere un Ministro di Economia. Egli debbe sopra ogni cosa essere [p. 265 modifica]attivo nel distruggere, cautissimo nell’edificare. La maggior parte degli oggetti su i quali verte, ricusano la mano dell’uomo. Rimuovere gli ostacoli; abolire i vincoli; spianar le strade alla concorrenza animatrice della riproduzione; accrescere la libertà civile; lasciare un campo spazioso all’industria; proteggere la classe de’ riproduttori singolarmente con buone leggi, sicchè l’agricoltore o l’artigiano non temano la prepotenza del ricco; assicurare un corso facile, pronto, e disinteressato alla ragione de’ contratti; dilatare la buona fede del Commercio col non lasciar mai impunita la frode; combattere con tranquillità e fermezza in favore della causa pubblica ben intesa: di quella causa, che è sempre la causa del Sovrano; non dispensare mai del bene, ma accelerarne l’evento diffondendo nella nazione i germi delle più utili verità. Questi, e non altri sono gli oggetti che debbono occupare un abile Ministro di Economia Pubblica: il restante forz’è abbandonarlo alla natura.


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Annotazioni.

Con quei colori medesimi, coi quali Monsieur Thomas dipinse da Maestro il carattere d’un Ministro di Finanza, e di Economia nell’Elogio del Duca di Sully, e si servì anche Rousseau nel rappresentarci il Ministro di Stato, si sforza il nostro Autore di analizzare i talenti necessarj ai Ministri di questa medesima sfera.

Monsieur Thomas però, nè Rousseau non tentarono mai di sorprendere con la fulminante proposizione, che il Ministro di Economia debba sopra ogni cosa esser attivo nel distruggere, e cautissimo nell’edificare. Distruggere i mali è cosa utile e necessaria; ma non conviene confondere i mali con le opinioni: non bisogna immaginarsi, che sia bene tutto ciò ch’è strano ed inusitato, e sia male tutto ciò ch’è legitimato dall’esperienza, e consacrato dal costume, e dalle circostanze d’una Nazione: non è da credere mai, che i fatti abbiano meno forza dell’autorità, e che basti franchezza e vivacità per piegare gli uomini saggi e prudenti a credere, che le umane Società siano come le Truppe degli Animali conducibili a capriccio d’un solo, e che rinunziando essi all’esperienza, alla cognizione delle cose, al tranquillo esame delle conseguenze, si possano indurre a permettere, che il destino delle Nazioni sia posto all’azzardo d’un incerto e pericoloso avvenire; e che finalmente conoscendo la catena [p. 267 modifica]che lega tanto il Mondo Fisico, che Morale, per cui le infinite ed occulte relazioni propagano rapidamente qualunque siasi ardita o inconsiderata operazione, possano di buona voglia acconsentire ad esperimenti, che sembrano diretti ad abbattere i fondamenti più solidi dell’Economia Politica, e della Finanza.

E questo è quanto abbiamo creduto noi di notare su questo Libro, contentandoci di ricordare i buoni principj d’una scienza, in cui ciaschedun vivente, unicamente per esser tale, si crede in diritto ormai di dogmatizzare; ed ommettendo tutta l’analisi, che poteva farsi delle proposizioni, e delle conseguenze, delle quali è ripieno. Nostra speranza è, come siamo stati avvertiti da Persona saggia e prudente, che questo Libro sia stato fatto per ischerzo, e per gioco, come si fanno i Poemi, i Romanzi, gli Almanacchi; ma che in sostanza i Dogmi dell’Autore siano ben diversi da quello che quì apparisce, e che perciò appunto siasi con tanta gelosia e precauzione impenetrabilmente tenuto occulto.


I L   F I N E.