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Bernardo Morsolin

1890 L Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890/Biografie

Lodovico Chiericati Intestazione 1 marzo 2012 75% Numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890

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LODOVICO CHIERICATI1


Alfredo Armand nel terzo volume dell’opera: Les Médailleurs Italiens des quinzième et seizième siècles, dà notizia d’una medaglia della sua Collezione, raffigurante Lodovico Chiericati, Arcivescovo d’Antivari e Primate della Serbia, nato nel 1482 e morto del 1573, in età d’oltre novant’anni. Il rovescio difetta di leggenda: nel dritto sta scolpito: LVDOVICI • CLERICATI • ARCHIEPISCOPI • ANTI •2. Io non so se il dotto francese ignori che il Chiericati era vicentino; ben è a credere non sia giunta fino a lui la notizia della rara perizia, onde il Prelato, insigne per pietà e per dottrina, sapeva trattare il disegno, la stecca e il punzone. Non è detto da chi apprendesse l’arte se pure non gli era maestro il celebre Valerio Belli, nato in Vicenza nel 1468. È certo però che i due valent’uomini erano stretti d’intima dimestichezza; e che del Belli ammiravasi, fino a mezzo il secolo decimo settimo, un busto in gesso, modellato dall’Arcivescovo. Era il busto, custodito in quel prezioso Museo de’ Gualdo3, che fu disperso, non si sa come, da circa duecent’anni. Del raro valore del Chiericati nell’arte del modellare rimane ancora, posseduto dagli eredi del Conte Andrea Piovene, morto nel gennaio del 1889, un tondo in gesso dorato, sottratto per miracolo alla vandalica dispersione. In quel tondo è rappresentata tutta la Passione di Gesù Cristo in cento e venticinque figurine, [p. 140 modifica]campeggianti in vari riparti e arieggianti per atteggiamenti e per pose alle stupende storie del Ciborio, in cristallo di monte, del Belli, custodito nella Galleria degli Uffizi.

Nulla si conosce, invece che attesti la valentia del Chiericati nell’arte de’ coni. Ma ch’egli vi si esercitasse, si rileva, mi pare, da un luogo del Testamento rogato il 6 aprile del 1557 dal Notaio Matteo Dal Buso. In esso il buon Prelato dichiara di lasciare al fratello Cesare, ai nepoti Chiereghino e Princivale e al consanguineo Valerio Chiericati “tutte le medaglie d’oro e d’argento in una agli altri coni„ di sua proprietà4. E più esplicite ancora sono le testimonianze, che si possono desumere da certi elenchi e da certe descrizioni, parte edite e parte inedite del Giardino e del Museo de’ Gualdo in Vicenza: descrizioni ed elenchi, compilati da chi, vivo ne’ primi decenni del secolo decimo settimo, poteva aver conosciuto di persona il Chiericati, o ricevutane notizia, per lo meno, da coetanei di lui. In una descrizione di Girolamo Gualdo è detto che “non ostante ch’egli (il Chiericati) fosse Arcivescovo di Antivari e Primate di tutta la Servia, con le obbligazioni di una rigorosa vita, che sempre usò, come vero Osservante di san Francesco, egli sempre disegnò, scolpi, intagliò et improntete pulitamente„ . E più avanti si soggiunge che nel Museo Gualdo si conservavan del Chiericati “un impronto del Salvatore dorato, molte medaglie di Casa d’Este et altre cose belle„5. Io non dirò per questo che la posseduta e illustrata dall’Armand, dove [p. 141 modifica]il Prelato è rappresentato per un “busto a gauche, tête nue, longue barbe, vêtu du camail „ sia lavoro del Chiericati: ma perchè non si potrebbe congetturare, ch’essa uscisse dal punzone di lui, per non dire del Belli, che gli era stretto di così viva e cordiale amicizia?

L’Armand, od altri, ch’io sappia, non ha neppur sospettato che il buon Arcivescovo di Antivari, morto, come attesta un suo contemporaneo6, in odor di santità, potesse esercitarsi nell’arte de’ conî. E perciò va da se che nessuno s’argomentasse d'indagare con quali sigle segnasse egli l’opere sue. Nè io, porgendo questa qualsivoglia notizia dell’artefice ignorato, mi proverò a indovinare ciò che nessuno s’è neppure sognato. Mi permetto soltanto una congettura. L’Armand illustra una medaglia del gabinetto di Francia in onore di Pompeo Conestabile con le sigle L. C.7 “Peut-étre, dit M. G. Milanesi, est-ce Lorenzo Corbolini orfèvre romain, lequel eut la charge de graveur de la monnaie romaine pendant les primières années du règne d’Alexandre VI„ 8. Perchè nelle sigle L. C. non si potrebbero riconoscere le iniziali di Lodovico Chiericati, che fioriva, se non contemporaneamente, certo a poca distanza del Corbolini? E la congettura parrebbe tanto più ragionevole, da che l’Armand non dà notizia alcuna del tempo, in cui ebbe a fiorire il Conestabile, il quale potrebbe anche esser vissuto alcuni anni più tardi della fine del secolo decimo quinto, quando fioriva appunto il Chiericati. Comunque m’è grato d’additare agli studiosi della storia della numismatica in Italia un artefice, il cui nome è avvolto, forse con tanti altri, nelle tenebre della dimenticanza.


Note

  1. Dal Periodico Arte e Storia del 6 dicembre 1889.
  2. Armand. Les Médailleurs Italiens, Tom. III. pag. 284 A. Paris, 1887.
  3. N. Basilio. Il Museo Gualdo. Vicenza, 1854.
  4. «Item legavit Mag.co et Rev.do D.no fratri Caesari ipsium R.mi D.ni Testatoris fratri; necnon d.nis Chereghino et Princivali fratribus nepotibus suis et filiis Mag.ci d.ni Gregorii de Clericatis ipsius R.mi D.ni Testatoris fratri, et generoso Equiti d.no Valerio, filio q. alterius d.ni Valerii de Clericatis nobilis Vicentini omnes medaleas auri et argenti cum, aliis stampis ipsius R.mi D.ni dividendas et dividendis in tres partes.» Msc. nell'Arch. Not. di Vicenza.
  5. Girolamo Gualdo. Giardino de Cha Gualdo, Msc nel Cod. CXXVII. Classe IV della Marciana.
  6. G. Marzari. Historia di Vicenza, Libro II, pag. 197. Vicenza, 1590.
  7. Tom. I, pag. 107.
  8. Tom. III, pag. 84.