Le odi e i frammenti (Pindaro)/Odi per Atene/Ode Pitia VII

Ode Pitia VII

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Pindaro - Le odi e i frammenti (518 a.C. / 438 a.C.)
Traduzione di Ettore Romagnoli (1927)
Ode Pitia VII
Odi per Atene - Ode Nemea II Odi per Orcomeno, Argo, Tenedo - Ode Olimpia XIV
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ODE PITIA VII

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È scritta per Megacle figlio d’Ippocrate, della illustre famiglia degli Alcmeonidi, colpito da ostracismo, in seguito alla reazione contro i Pisistratidi, nel 487. Questo spiega, dicono i commentatori, l’allusione (non peregrina, a dir vero, in Pindaro) all’invidia che compensa le nobili gesta (19). Questo piú preludietto che ode è chiaro senza alcuna spiegazione. La casa fulgida di Febo edificata dagli Erettidi è il tesoro costruito a Delfo dagli Ateniesi.

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PER MEGACLE D’ATENE

VINCITORE CON LA QUADRIGA A PITO


Strofe

Proemio è bellissimo, Atene la grande
gittar come base di carmi pei prodi
che vinser la gara dei cocchi,
rampolli d’Alcmèone.
Poiché quale gente, qual casa
io posso con laude
nomare, che suoni
piú chiara fra gli Èlleni?


Antistrofe

Diffusa è la fama per ogni città
dei concittadini d’Erètteo, che a Pito
divina, estruivano, o Febo,
la casa tua fulgida.
E cinque vittorie su l’Istmo
me ispirano, ed una
che Giove in Olimpia
largí, due che in Cirra

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Epodo

tu, Mègacle, e i tuoi
maggiori vantarono.
Ed or per la nuova Fortuna m’allegro. Mi cruccio
che invidia ricambi le nobili gesta;
ma dicon che sorte durevole
agli uomini adduce
or prosperi, or tristi gli eventi.


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