Le odi di Orazio/Libro secondo/XII

Libro secondo
XII

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XII.


Non dir che l’ardue guerre dell’ispida
    Numanzia e Annibale diro e il mar siculo
    Rosso di punico sangue si adattino
            4A’ molli ritmi lirici,

E i crudi Làpiti ed Ileo immodico
    Nel bere e i domiti dalla man d’Ercole
    Terrestri giovani, onde in pericolo
            8Tremò la casa fulgida

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Del vecchio Urànide. Dirai tu in libere
    Storie di Cesare le pugne, o nobile
    Mecena, e i regj colli che furono
            12Per le vie tratti impavidi.

Io di Licinia signora i teneri
    Canti e le limpide pupille splendide
    Dirò, come ordina la Musa, io l’animo
            16Fido agli amori mutui.

È a lei dicevole fra danze muovere
    Il piè, d’arguzie pugnare, a vergini
    Gentili porgere le braccia affabile
            20Nel giorno sacro a Cintia.

Ben tu d’Achèmone, tu della fertile
    Frigia i migdonj tesori e l’aule
    Pingui degli Arabi daresti in cambio
            24D’un crine di Licinia,

Quand’ella volgeti il collo a’ fervidi
    Baci, o con facile crudeltà nègati
    Ciò che, rapitole, più l’è gradevole
            28E ch’ella a torre affrettasi.