Le Novelle Indiane di Visnusarma/Proemio

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Anonimo - Le Novelle Indiane di Visnusarma (Antichità)
Traduzione dal sanscrito di Italo Pizzi (1896)
Proemio
Notizia sulle Novelle di Visnusarma Libro Primo


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PROEMIO.




Al beato Ganesa1 venerazione!


     Brama, Cumara, Siva, Indra, Cuvera,
Yama, Varuna, Visnu biondo e il Fuoco,
La Luna, il Sol, l’Oceano e Sarasvati,
I Monti, l’Aria, la Terra, i Serpenti,
I Siddi, i Fiumi, ambo gli Asvini e i figli
E di Diti e di Aditi e la Fortuna,
Le Madri, Durga irosa innanzi ad esse,
I Vedi, le pie Offerte e le devote

Sponde dei fiumi ed i Folletti e i Vasu,
Gli Anacoreti santi ed i Pianeti,
Abbian sempre di noi custodia e cura2.
     A Manu, ed a Brihàspati eloquente,
Al Fuoco distruttore ed al suo figlio,
A Cianachia dottore sapïente,
Sia lode, autori di moral consiglio3.
     Raccogliendo pel mondo tutto il succo
D’ogni moral dottrina, in cinque parti
Questo suo libro dottrinal che il core
Tocca e rapisce, Visnusarma fece4.


Intanto così si ode raccontare. — In una regione meridionale era una città di nome Mihiralopia. Là era un re di nome Amarasacti, albero di ogni dottrina, venuto al fondo di ogni sapere, a’ cui piedi, per onorarlo, splendevano sempre le gemme e i diademi dei prinicipi più illustri5 e v’erano tre figli suoi, Bahusacti, Ugrasacti, Anantasacti, stolidi molto; [p. 2 modifica]perchè egli, vedendoli ribelli a ogni dottrina, convocati i ministri, così disse: Vi è noto che questi figli miei sono ribelli a ogni dottrina e privi di discernimento. Nel vederli tali, il regno mio, sebbene libero da ogni malanno, non mi apporta,nessuna felicità, intanto egregiamente si dice:


     De’ figli non nati, — de’ morti, de’ stolti,
Migliori son sempre — i morti e i non nati.
Cagione son questi — di breve dolore;
Per tutta la vita — lo stolto ti cruccia.
     Che si fa di giovenca che non figlia
E non dà latte? e qual di vivo figlio
È frutto mai s’è indotto e amor non sente?
     Meglio assai de’ figliuoli la morte
Che sventura di stolida prole,
Se per essa qualcun si vergogna,
Qual d’un figlio bastardo, fra i saggi.
     Se feconda è la madre di colui
Al qual non cade per la meraviglia
Di man la creta, annoverando i saggi,
Dimmi qual sia la madre che non figlia6.

Meglio l’aborto e meglio, a’ tempi suoi,

Non accostarsi a donna;
Meglio steril consorte, e meglio ancora
Figlia che ha partorito7;
E meglio un nato morto, e meglio, ahi lasso!
Chiuso feto nell’alvo8,
Che non savio figliuolo, anche se bello,
Anche se ricco e forte.
     Ma da un sol che abbia valore.

Della stirpe sia l’onore,
Che in bell’opre si consiglia,
Tutta è adorna la famiglia,
Come serto a cui sta in cima
Una perla peregrina.


Perchè adunque si possa risvegliare la lor mente, qual mai espediente si deve mettere in opera? - Allora ad uno ad uno i ministri risposero: O signore, per dodici anni si suole udir grammatica. Come questa in qualche maniera si sappia, con gran studio si può aver l’istruzione nelle discipline del dovere, dell’avere, del piacere, della finale liberazione9. Allora un ministro di nome Sumati, venuto là in mezzo, disse: O signore, questo spazio di tempo che ci è dato da vivere, non è eterno. Troppo lungo tempo vuolsi per apprender le regole dei suoni grammaticali. Però si deve pensare alcuno espediente per la loro istruzione che sia alquanto accelerato. E si è detto:


Veramente infinita è la scïenza

Grammaticale;
Molti gl’impedimenti, e breve è questa
Vita mortale.


Tu però il succo prendine e il soverchio

Lontan rigetta
Come fa il cigno che dall’acqua toglie
La parte eletta10.

Intanto, è qui, o signore, un bramino di nome Visnusarma che s’ha acquistato rinomanza nella perfezione di molte discipline. Tu mandali a [p. 3 modifica]lui; certamente egli te li renderà istruiti in breve. — Il re, avendo udito cotesto, chiamato a sè Visnusarma, gli disse: O gran savio, per farmi cosa grata, vuolsi che tu renda in breve questi miei garzoni tali, quanto alla scienza dell’utile, che non abbiano eguale alcuno, io poi ti farò avere cento rescritti in tuo favore. — Visnusarma, allora, così disse al re: O signore, si ascolti un mio detto verace, io non vendo la scienza mia nemmeno per cento rescritti; ma se io, in sei mesi, non te li renderò conoscitori della disciplina della vita, rinunzierò al mio nome. A che andar per le lunghe? S’ascolti questo mio grido leonino, io non parlo perchè sia bramoso di ricchezze. Essendo d’anni ottanta, alieno omai da ogni desiderio sensuale, non avrei alcun giovamento della ricchezza. Ma io, per appagar questo desiderio tuo, farò opera dilettevole di eloquenza. Scrivasi pertanto in questo giorno presente che se io, nello spazio di mesi sei, non renderò senza pari i tigli tuoi quanto alla dottrina della vita, Iddio non voglia mai più farmi vedere la via del cielo. — Il re allora, udendo ciò, con mente lieta avendogli affidati i figli suoi, ebbe grande consolazione; e Visnusarma, presili con sè, ritornato a casa, componendo cinque libri intorno alla scissione degli amici, all’acquisto degli amici, intorno alla guerra delle cornacchie e delle civette, intorno alla perdita degli averi acquistati, intorno alle opere inconsiderate, li fece leggere ai regi fanciulli; perchè essi, avendoli studiati, con gran conforto del re, in sei mesi si resero tali quali erano stati promessi. D’allora in poi questa dottrina della vita, detta dei cinque libri, andò attorno per la terra ad istruzione dei fanciulli. A che tante parole?


     Nemmen dal maggior dio11 sventura al-

Tocca chi sempre questo libro ascolta [cuna

O legge in che vital scienza si aduna.


È questo il principio delle novelle.




Note

  1. Ganesa, dio della sapienza
  2. Brama, il dio supremo degli Indiani, che con Visnu e Siva forma la trinità indiana. Cumara (il giovane), il dio della guerra. Indra, il dio del fulmine, re degli Dei. Cuvera, il dio delle ricchezze. Yama, il dio re dei morti. Varuna, il dio delle acque. Sarasvati, la dea dell’eloquenza. I Siddi, specie di semidei. Gli Asvini, due dei gemelli dei due crepuscoli, il mattutino e il vespertino. I figli di Aditi (la dea dello spazio infinito) sono gli Dei; i figli di Diti, cioè i Daityi, specie di demoni; Diti è la sposa di Kasyapa. Le Madri, le 7, 8, 9 o 16 madri divine degli Dei. Durga, la terribile moglie di Siva. I Vedi, i libri sacri degli Indiani. Le sponde sacre dei grandi fiumi a cui vanno i pellegrini a far loro abluzioni. I Vasu e i Folletti (Gana), specie di semidei. Gli Anacoreti, da Viasa, antico sapiente, in poi.
  3. Manu, il primo uomo, mitico autore d’un celebre libro di dottrina morale, il Codice di Manu. Brihaspati, il dio della preghiera e dell’eloquenza. Il figlio del Fuoco, secondo il Commendatore indiano, è Viasa, antico sapiente. Ciamachia è un antico saggio.
  4. Visnusarma, l’autore o il supposto autore di queste novelle indiane.
  5. Intanto che s’inchinavano a lui.
  6. Cioè dimmi di qual maniera la donna è sterile se non è come sterile quella madre che ha un figlio solo il quale non sente ammirazione per i saggi e, nel notarli con la creta o col gesso sulle tavolette, non sente cadersi di mano la creta per la meraviglia.
  7. Che abbia avuto alcun parto clandestino.
  8. Un parto che non si può estrarre.
  9. Liberazione, secondo il concetto indiano, da un’altra vita, esistenza ulteriore.
  10. Credono gl’indiani che una certa specie di cigni sappia, bevendo in una certa mistura d’acqua e di latte, scegliere il latte e sorbirlo solo.
  11. Indra re degli Dei.