La miseria di Napoli/Parte IV - Ancora dei Rimedii/Capitolo VI. La Cooperazione

Parte IV - Ancora dei Rimedii - Capitolo VI. La Cooperazione

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CAPITOLO SESTO.

La Cooperazione.


Ci sono stati Missionarii di ogni fede sparsi per la terra, religiosi, politici, sociali; ora ce ne vorrebbero per diffondere i principii della cooperazione. È sentenza oggimai passata in giudicato — che nessuno può aiutare un popolo od un individuo, se questi non aiuta se stesso. E in Italia, se lo Stato ed il Comune si unissero a sollevare tutti i poveri oggi esistenti, [p. 249 modifica]saremmo daccapo da qui ad un anno, ove detto popolo non pensasse ad ingegnarsi per guadagnare e per risparmiare.

Trent’anni fa, la condizione delle classi operaie in Inghilterra era più trista che in qualunque altro paese in Europa. Le nuove macchine industriali inventate, le strade ferrate stesse distrussero molte industrie, e ridussero temporaneamente migliaia di onesti e laboriosi alla miseria. Varii rimedii si proposero e provarono. I ricchi stessi, commossi dal crescente squallore, formarono delle Società. Le tasse per i poveri furono aumentate; altri predicò l’astinenza assoluta da bevande spiritose, altri l’emigrazione alle Colonie ed in America.

Rimedii parziali e di breve durata, finchè i Pionieri di Rochdale praticarono il principio di cooperazione. Cominciarono con 500 lire, messe insieme a forza di stenti e di privazioni, da dieci individui. Oggi questa Società fa affari per 6 milioni e 250 mila lire; più, gli operai hanno case proprie, scuole proprie, gabinetti di lettura: e cotanto soprabbonda il capitale sociale da doversi impiegare in altre imprese industriali. Non solamente in ogni grande città inglese, ma anche nei distretti di campagna, artigiani e contadini si servono ai Magazzini cooperativi; e, visto che si spendeva molto nella prima compera all’ingrosso e che l’ostilità dei bottegai schiacciò spesse volte le piccole Società, si pensò di stabilire un magazzino centrale all’ingrosso: e nel 1872 questa Società fece affari per 50 milioni, e d’allora in poi ogni trimestre crebbe dal 37 al 60 per cento. Oggi il principio [p. 250 modifica]cooperativo è penetrato nelle viscere del mondo operaio. E se i suoi discepoli scansano certi scogli e resistono a certe tentazioni, non molto tarderà il tempo, in cui il lavoro detterà al capitale la legge, invece di riceverla: in altre parole, il capitale sarà nelle stesse mani che provveggono il lavoro necessario per la produzione e per la distribuzione della ricchezza.

Venendo all’atto pratico, guardiamo questo principio in azione. Venti persone mettono insieme una piccola somma. Con essa comprano all’ingrosso le cose di prima necessità. Le vendono tra di loro a chi le vuol comperare. Ad ogni acquirente con ogni compera si dà un gettone di latta. Non si fa un centesimo di credito a chicchessia; alla fine del trimestre il profitto fra la compera all’ingrosso e la vendita al minuto, sempre al prezzo della giornata, spartesi fra i compratori, riserbandosene una data quota per chi diede il capitale. Se detti socii sono veramente saldi nel voler portare i principii della cooperazione alle ultime loro deduzioni, non ritirano il capitale, ma lo lasciano accumulare, e fanno nuove compere, e mano mano, che crescono gl’individui impiegati nel vendere, se i socii sono veri apostoli della fede, acconsentono che anch’essi partecipino dei profitti. Quelle Società invece, e sono pur troppo molte, che vogliono i profitti riserbati ai soli capitalisti o socii, commettono lo stesso reato di cupidigia, onde,costoro accusano i capitalisti individuali, e tolgono all’impiegato quello sprone alla diligenza e all’economia che egli usa, quando sente che facendo prosperare gli affari altrui fa pure prosperare i proprii. L’esperienza [p. 251 modifica]dell’Inghilterra stabilisce l’evidenza, che chi devia dal sistema suo originale riesce meno bene.

Gl’impiegati civili in Londra riunironsi in corpo all’uopo di aprire Magazzini cooperativi per ogni cosa loro necessaria; ma invece di vendere al prezzo del giorno e dividere il profitto alla fine del trimestre, con la mira d’indurre molte genti a servirsi da loro, vendono gli oggetti a prezzi minori. Ne risulta che gl’individui, i quali trovando un piccolo peculio alla fine del bimestre l’avrebbero lasciato accumulare, non si dànno la briga di mettere da parte ogni giorno i soldi che risultano dalla differenza tra i prezzi di questa bottega (la propria bottega) e quelli soliti delle altre.

Il patto imprescindibile in tutte le Società è quello dei pronti contanti, il quale offre tre vantaggi:

1° Che il povero, non facendo debiti, non è schiavo di nessuno, nè obbligato di servirsi ad una bottega e di accettare le cattive qualità dei generi e gli alti prezzi che il creditore gl’impone;

2° Che la Società stessa non può far cattivi affari, perchè col denaro alla mano va al primo mercato, compra i migliori generi e a minor prezzo;

3° Che essa non è costretta ad aggiungere nulla al prezzo dei generi venduti per garantirsi contro i cattivi debitori, mentre si calcola che in tutte le botteghe, ove si dà a credito, il bottegaio aggiunge il 20 % a questo scopo; e il 20 % rappresenta virtualmente una tassa sui buoni pagatori, in favore di coloro che non pagano mai.

Si capisce difficilmente, perchè tale sistema o sia [p. 252 modifica]fallito o non abbia in generale fatto buona prova in Italia; se non che si è speso troppo nell’impianto in lusso di bottega, di mobilie, di oggetti di cancelleria, in tipografia, e in banchetti per vantare i non ancora assicurati trionfi della Società. E mentre poi gli operai inglesi, diffidenti di ogni altra classe, si professano fra loro scambievole stima, forse non esiste il medesimo fondo di onestà e di probità fra la gente, la quale si fa assolvere i peccati ogni settimana dai preti, che trovasi in quell’altra, la quale sa che non evvi assoluzione per chi ruba e per chi mentisce, e che queste colpe fanno perdere irremissibilmente la riputazione e la fiducia dei fratelli. Epperò noi diciamo che ci vuole un vero missionario. Ci vuole chi si dedichi all’educazione del povero, e lo prenda sezione per sezione, e gli dica: «Vedete come A vi fa pagare i maccheroni, e di si cattiva qualità; come B vende frutta guaste e legumi appassiti: lavorate un po’ più per tre mesi, scegliete quel tale in cui avete fiducia, fatelo cassiere dei piccoli risparmii, poi cominciate a piantar bottega da voi con questo sistema.»

I cattivi popolani napoletani sanno bene associarsi per il male; la camorra ha origine tra essi; e oggi si associano egregiamente per il furto, e neppure da un lazzaroncino di dieci anni voi cavereste il nome dei complici. Ora le stesse forze morali che fanno buona prova nel male, possono essere volte al bene; basta che qualche devoto al bene dell’umanità si ponga all’opera.

Nel principio si capisce che il sistema si applicherà solamente al piccolo commercio; poi si [p. 253 modifica]estenderà alle fabbriche ed alle manifatture. Queste trionfarono tanto in Inghilterra, quanto in Francia. Si calcola che gli operai di Oldham possiedano 12 milioni e mezzo in fabbriche di cotone.

Una sola Società spese un milione e 875,000 lire; e sebbene abbia sofferto, non falli durante la crisi del cotone prodotta dalla guerra americana, e oggi distribuisce l’interesse del 12 1/2 per cento in media, sebbene in certi tempi esso sia asceso al 22 per cento. Ora ci sono piccole manifatture che esigono un piccolissimo capitale.

I fabbricatori di cornici, per esempio, incominciarono con pochi sterlini; presentemente tale manifattura additasi fra le più fiorenti.

A Parigi i muratori la vinsero, eppure vi si accinsero in soli diciassette, deponendo ogni settimana un decimo dei guadagni in cassa comune. Alla fine dell’anno non ebbero per verità che 450 lire.

Ma con questa somma assunsero lavori per loro conto, ed alla fine di otto anni il capitale sommò a lire 370,000.

Quattordici fabbricatori di pianoforti, privandosi quasi delle necessità della vita, accumularono 1250 lire, e si son messi all’opera: un fornaio li provvide di pane per 350 lire, colla condizione che eglino gli dessero il primo pianoforte fatto. Ora negoziano per 200,000 lire. Per Napoli è inutile parlare dell’applicazione del sistema cooperativo all’agricoltura; ma in altre parti d’Italia sarebbe esso la vera ristaurazione della più disgraziata classe della popolazione.

Il sistema cooperativo tornerebbe utilissimo nella [p. 254 modifica]fabbrica delle case per i poveri. E qui, volendo, i ricchi potrebbero assistere i poveri col prestito del primo danaro necessario per la compera del suolo e del materiale. Vicino a Clapham Junction c’è un pezzo di terra di 40 acri, ove son già costruite 370 case, e ove si ha in animo di costruirne altre 410. A lavoro finito, comparirà una piccola città di 7000 abitanti. C’è già una gran sala di lettura; ci sono scuole e un bel pezzo di terra riserbato a giardino pubblico. Gli operai edificano le case da sè, dietro però un disegno generale, con rigorosa osservanza delle leggi d’igiene, e si praticò un compiuto sistema di fognatura e di scolo.

Ogni casa ha un piccolo giardino e ventilazione perfetta. Si calcola che in media l’operaio diviene proprietario della sua casa in dodici anni.

Il prestatore di danaro non corre rischio di sorta, perchè ha ipoteche sul suolo e sulle case fino ad estinzione del debito. E poi in un altro modo possono i benestanti aiutare i poveri ed aiutare se stessi, cioè fondando Banche cooperative, come sono state stabilite in Germania sotto la direzione del signor Schulze Delitzch. Lo scopo di esse consiste nel rendere direttamente accessibile il capitale all’operaio. Evidentemente un solo operaio non può valersi di capitale prestato, perchè non può dar garanzia sufficiente di rimborso. Invece un’associazione di operai lo può, quando tutti unitamente e separatamente divengano responsabili per i debiti dell’associazione: perchè prima di ammettere un membro nella medesima, essendo tutti individualmente responsabili, tutti hanno [p. 255 modifica]cura di accertarsi dell’onestà e della diligenza dei singoli membri.

Il self help (aiuto di sè) costituendo il caposaldo di ogni associazione e rimanendo esclusi dall’associazione tutti i lavoratori di dubbia fede, il rischio diventa minimo.

Un candidato che vuol essere ammesso all’associazione, deve esporre tutto il proprio stato, quel che guadagna, se ha debiti, ed esibir prove di frugalità e di operosità Se questi dati appaiono soddisfacenti, tutti i membri dell’associazione fannosi responsabili per lui, tutti esercitano vigilanza reciproca, il capitale viene costituito dalle sottoscrizioni dei membri stessi e da prestiti ottenuti sulla loro illimitata responsabilità: e secondo l’undecimo Rapporto dei Commissarii, esistevano in Germania 498 Associazioni di credito, composte di 170 mila membri, e il denaro annualmente messo in giro somma a 250 milioni di lire.

Non vediamo ragione alcuna, perchè questi mezzi di progresso così efficacemente adoperati in Inghilterra, in Francia ed in Germania, con applicazioni speciali adatte ai singoli paesi, non possano ottenere le carte di naturalità in Italia, e perchè, posto il quesito del come risolvere il problema di distruggere la miseria e far progredire le classi oggi così infelici, gli sforzi delle menti associate rappresentate dallo Stato, dai Comuni e dalla compagine degl’individui, non debbano approdare a buon porto.