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Prefazione

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AL NOBIL UOMO

IL SIGNOR CONTE


A Voi, più ch’a ogni altro, chiarissimo Signor Conte, mi piace intitolare la traduzione di un’opera ch’è tutta eleganza e filosofia, a Voi, sulle cui labra può asserirsi, come di Senofonte affermò Quintiliano, che si sta sieduta una qualche Iddia [p. iv modifica]persuasibile. Chè, per tacere delle altre lodi, dirò solo, che Voi avete oscurata la fama de’ vituperatori di quei due sommi Dante e Tucidide, e già tenete il campo e avete il grido di vincitore. La quale vittoria è degna di Voi, perchè onoratissimo suona ancora nelle lettere il nome de’ vinti; e Voi sapete che i magnanimi non trionfano de’ vili, ma de’ valorosi.

Prendete dunque, Signor Conte, questo piccolo segno dell’amore e riverenza che io porto a così alto merito, ed accoglietelo colla solita vostra bontà e cortesìa.


Il Vostro
Pietro Manzi.