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Il nostro padrone/Parte prima/XVII

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XVII

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XVII.

Risalì sul monte e andò a coricarsi fra le roccie della tanca Moro, in un punto alto donde si scorgeva la vallata di Oliena. Gli pareva di veder Antonio Maria sul cavallino baio, trottare sonnecchiando verso il mare di Dorgali: ecco, egli è già dietro il monte Sa Bardia e scende attraverso la foresta: se vedrà il fumo degli incendi che da vari giorni divorano i [p. 188 modifica] boschi del Goceano e dei monti d’Orgosolo non si darà pensiero.

— Io me ne andrò, e se verranno a seccarmi dirò che l’ho fatto per sfuggire alle persecuzioni della maestra....

Dormì fino al tramonto, d’un sonno agitato e pieno di fantasmi, e quando si svegliò stette a lungo immobile, guardando il fumo livido e rossastro degli incendi lontani, che saliva continuamente sul cielo e lo copriva d’una nuvola infocata.

Tutto l’orizzonte era di un livido ardente e come gonfio e solcato da enormi ferite; il sole calava tra il fumo come un disco d’oro insanguinato e pareva che si spegnesse per non riapparire mai più, ma dopo aver lasciato tutto il suo calore e il suo splendore sulla terra infocata. E tutta la montagna ardeva, simile a un mucchio di brage e di cenere; i macigni rosseggiavano tra il fieno giallo delle chine, e qua e là, su alcune zone di terreno bruciato da qualche incendio represso a tempo, gli alberi spogli e contorti e completamente neri davano l’idea di piante diaboliche, e le macchie di lentischio, che invece conservavano tutte le loro foglie, sembravano coperte di sangue e di ruggine.

Solo i gridi lamentosi delle gazze interrompevano il silenzio tragico. Predu [p. 189 modifica] Maria vedeva, poco distante, un gruppo di roccie dalle cime forate, e gli sembrava che quei buchi, attraverso i quali splendeva il cielo, fossero occhi ardenti che lo fissassero.

Per la millesima volta disse a sè stesso che il delitto che stava per commettere non avrebbe recato male a nessuno. Tuttavia pensava con raccapriccio agli uccelli che sarebbero periti nell’incendio, e gli sembrava che il grido delle gazze avesse qualcosa di lugubre.

Finalmente si alzò a sedere, accese un fiammifero e lo tenne un momento fra le dita; e l’aria era tanto quieta che la fiammella trasparente non si moveva. Egli gettò il fiammifero in mezzo al fieno e pensò: — Se si spegne vuol dire che Dio non vuole.

Attese con ansia, e sulle prime gli parve che il fiammifero si fosse spento; ma ad un tratto vide sorgere tra il fieno come una gran foglia d’oro, e sentì un crepitìo leggero, poi sempre più forte e quasi allegro. In un attimo, come se il fieno e i cespugli avessero atteso appena un cenno per tramutarsi in fiamme, il fuoco divampò per un buon tratto della china.

Egli si alzò e se ne andò palpitante e come pauroso di essere inseguito dal fuoco e il fruscìo delle foglie secche gli [p. 190 modifica] sembrava il crepitar delle fiamme, e un tronco caduto gli parve un uomo addormentato.

Quando arrivò all’accampamento cadeva già la sera; fra gli alberi si scorgeva l’orizzonte d’un violetto cupo, e già ogni cosa prendeva strane forme, quasi camuffandosi e trasformandosi per i sogni della notte. Si udiva un canto corale, che in quel luogo solitario e selvaggio pareva una cantilena di gente esiliata, e al chiarore del crepuscolo i tronchi scorzati apparivano rossi, come insanguinati; un fuoco brillava nella spianata e figure di uomini passavano e ripassavano scure nella luce della fiamma come ombre danzanti.

Egli vedeva tutto rosso. Andò a sdraiarsi davanti alla capanna e chiuse gli occhi, ma come nella sera del suo arrivo a Nuoro vedeva macabre figure danzargli attorno: gli sembrava che l’incendio fosse già arrivato fino alla «lavorazione» e credeva di sentir il crepitar delle fiamme e urli umani e stridi di gazze. Con le foglie bruciate gli cadevano addosso piume di uccelli, frammenti di roccie; e i macigni si spaccavano, e tutto il cielo era coperto da una nuvola di cenere rossa.

All’improvviso un grido lo scosse dal suo cupo dormiveglia: spalancò gli occhi, ma per quanto guardasse non vide nulla. [p. 191 modifica]

I lavoranti dormivano già, l’accampamento era silenzioso e le stelle scintillavano sul cielo scuro. Egli desiderò di alzarsi, di salire fino alle roccie per scrutare ciò che succedeva dietro la muraglia, ma non osò muoversi. Le ore passarono, un leggero vento di nord — ovest rinfrescò l’aria e fece mormorare il bosco; ma a un tratto egli sentì come un soffio ardente battergli sul volto, e gli sembrò un avviso misterioso: allora si alzò e guardò. Vide il fumo salire lento e scuro sul cielo stellato, come la nebbia nelle notti di autunno, sentì l’odore delle foglie bruciate, e preso da un terrore quasi infantile cominciò a gridare:

— Fuoco! C’è il fuoco!

In un attimo tutti i lavoranti furono in piedi. Senza perdersi in vane chiacchiere corsero a staccare fronde e rami per servirsene come di staffili per «battere le fiamme» e domare l’incendio. Egli non si mosse, come istupidito. Vide Bruno passar di corsa attraverso lo spiazzo, udì grida e voci lontane; e il fumo saliva sempre più rosso, e in breve il chiarore dell’incendio illuminò il cielo ed il bosco, e tutto apparve fantastico, pauroso: i macigni sembravano blocchi di ferro incandescente, una pioggia di foglioline di fuoco e di scintille cadeva sul bosco. Allora apparve Lorenzo [p. 192 modifica] pallido e assonnato; e dopo essersi guardato attorno sbadigliò e domandò che cosa succedeva.

— Non vedi? Son fiori questi? — domandò Predu Maria, accennandogli la pioggia di foglie bruciate. — Ora sarei contento se il fuoco arrivasse fin qui e ti bruciasse l’anima!

— È già bruciata! — rispose Lorenzo, e sbadigliò ancora.

*

L’incendio durò tutta la notte e buona parte del giorno seguente. Da Nuoro salirono molti paesani e le guardie forestali, e assieme coi lavoranti riuscirono a circoscrivere il fuoco tagliando e sfrondando le piante intorno alla tanca, e lanciando sassi e terra contro gli alberi in fiamme. La scena era macabra e grandiosa. Gli uomini rossi e neri alla luce fantastica dell’incendio sembravano piccoli diavoli che invece di spegnere attizzassero il fuoco. All’alba il vento cessò e il cielo si coprì di nuvole come se tutto il fumo vi si fosse raccolto; il tempo quieto favorì lo spegnersi dell’incendio, e ciò parve a Predu Maria un segno della misericordia [p. 193 modifica] divina. Siccome buona parte della tanca si era salvata, egli pensava che forse non gli avrebbero dato l’altra metà del biglietto, ma non sentiva alcun desiderio di andarla a reclamare. Un cupo abbattimento lo opprimeva. Gli sembrò che le guardie forestali, passandogli accanto, lo guardassero con occhi sospettosi.

Verso mezzogiorno, quando l’incendio era già quasi domato, arrivò lo speculatore, cupo e feroce in viso, e interrogò i lavoranti, urlò e fece una specie d’inchiesta dalla quale però non risultò nulla.

Verso sera Predu Maria ricevette da Lorenzo l’altra metà del biglietto, e andò a nasconderla nel cavo di un albero, proponendosi di partire al più presto possibile. Non sapeva ancora dove sarebbe andato; ma il desiderio di tornarsene al paese natìo, di rimetter su un piccolo negozio e di riabilitarsi almeno agli occhi dei suoi compaesani, tentava la sua vanità. Per non dar sospetti avrebbe atteso qualche tempo, prima di eseguire il suo progetto, e avrebbe cominciato con poco.

Ma già il nuovo rimorso si soprapponeva all’antico; e la notte dopo l’incendio egli si svegliò di soprassalto, sembrandogli di sentire grida spaventose. Si alzò e stette ad ascoltare, ma tutto intorno era [p. 194 modifica] silenzio, e solo si udivan le goccie dell’acqua che stillavano ancora dagli alberi umidi. Riparati alla meglio sotto le tettoie, i lavoranti dormivano ed esalavano un odore di bruciaticcio come corpi abbrustoliti.

Egli non si riaddormentò, oppresso da un senso di terrore al pensiero che Antonio Maria potesse sospettare di lui e arrivare da un momento all’altro.

Antonio Maria non arrivò; ma un «carriolante» portò una strana notizia sul conto suo. Le cugine lo accusavano di aver incendiato la tanca per far loro dispetto, e il pretore lo aveva mandato a chiamare, ma egli, a buon conto, s’era reso irreperibile.

Allora Predu Maria andò a cercare un nascondiglio più sicuro per il suo biglietto riattaccato con francobolli, e ogni tanto si guardava attorno, sembrandogli di vedere il suo ex — compagno, e non sapeva se partire subito per sfuggirlo, o aspettare finchè si dileguassero i sospetti.