Apri il menu principale

Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/194


— 188 —


zio, e solo si udivan le goccie dell’acqua che stillavano ancora dagli alberi umidi. Riparati alla meglio sotto le tettoie, i lavoranti dormivano ed esalavano un odore di bruciaticcio come corpi abbrustoliti.

Egli non si riaddormentò, oppresso da un senso di terrore al pensiero che Antonio Maria potesse sospettare di lui e arrivare da un momento all’altro.

Antonio Maria non arrivò; ma un «carriolante» portò una strana notizia sul conto suo. Le cugine lo accusavano di aver incendiato la tanca per far loro dispetto, e il pretore lo aveva mandato a chiamare, ma egli, a buon conto, s’era reso irreperibile.

Allora Predu Maria andò a cercare un nascondiglio più sicuro per il suo biglietto riattaccato con francobolli, e ogni tanto si guardava attorno, sembrandogli di vedere il suo ex — compagno, e non sapeva se partire subito per sfuggirlo, o aspettare finchè si dileguassero i sospetti.