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Il milione (Laterza,1912)/XCIX

< Il milione (Laterza,1912)
XCIX. Della provincia di Tebet

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XCIX. Della provincia di Tebet
XCVIII C
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XCIX (cxv)

Della provincia di Tebet.

Appresso le cinque giornate ch’io v’ho detto, truova l’uomo una provincia che guastoe Mogut (Mongu) Cane per guerra; e v’ha molte ville e castella tutte guaste. Quivi hae canne grosse bene quattro ispanne, lunghe bene quindici passi, e1 hae dall’uno nodo all’altro bene tre palmi. E si vi dico che gli mercatanti e gli viandanti prendono di quelle canne la notte e fannole ardere nel fuoco; perchè fanno sí grande iscoppiata, che tutti gli leoni e orsi e altre bestie fiere hanno paura e fuggono, e non si accosterebbero al fuoco per cosa del mondo. E questo si fanno2 per paura di quelle bestie, che ve n’ha assai. Le canne iscoppiono, perchè si mettono verdi nel fuoco;3 e quelle si torcono e fendono per mezzo. E per questo fendere fanno tanto remore, che s’odono dalla lunga4 presso a cinque miglia di notte e piue; ed è sí terribile cosa a udire, che chi non fosse d’udirlo usato, ogni uomo n’avrebbe gran paura. E gli cavagli che non ne sono usi si spaventono sí forte, che rompono5 capresti e ogni cosa e fuggono; e questo avviene ispesse volte. E, a ciò prendere rimedio, e’ gli fanno a’ cavagli che non ne sono usi, e’ gli fanno incapestrare di tutti e quattro li piedi e fasciare gli occhi e turare gli orecchi, sí che non può fuggire quando ode questo iscoppio. E cosí campano gli uomeni, la notte, loro e le loro bestie. E quando l’uomo va per queste contrade bene venti giornate, non truova nè alberghi nè vivande, ma conviene che porti vivande per sè e per sue bestie tutte queste venti giornate, tuttavia trovando fiere pessime e bestie salvatiche, che sono molto pericolose. Poscia si truova castella e [p. 133 modifica] case assai, ov’hae un cotal costume di maritare femmine com’io vi dirò. Egli è vero che niuno uomo piglierebbe una pulciella per moglie per tutto il mondo, e dicono che non vagliono nulla s’ella non è costumata con molti uomeni. E quando gli mercatanti6 passano per le contrade, le vecchie tengono loro figliuole sulle istrade e per gli alberghi e per loro tende, e stanno a dieci e a venti e a trenta; e fannole giacere con questi mercatanti, e poscia le maritano. E quando il mercatante hae fatto suo volere7, e’ conviene che il mercatante le doni qualche gioia, acciochè possa mostrare come altri hae avuto affare seco. E quella che hae piú gioie, è segno che piú uomeni sono giaciuti con essa, e piú tosto si marita. E conviene che ciascuna, anzi che si possa maritare, conviene che abbia piú di venti segnali a collo, per mostrare come molti uomeni abbiano avuto affare seco; e quella che n’ha piú, è tenuta migliore, e dicono ch’è piú graziosa che l’altre8. La gente è idola e malvagia, che non hanno per niuno peccato di far male e di rubare; e sono gli migliori ischerani del mondo. Egli vivono de’ frutti della terra e di bestie e d’uccelli. E dicovi che in quella contrada hae molte bestie che fanno9 il moscado. E questa mala gente hae molti buoni cani, e prendonne assai di queste bestie. Egli non hanno nè carte nè monete di quelle del Gran Cane, ma10 fannole da loro. Egliono si vestono poveramente, che ’1 loro vestire si è di canovacci e di pelle di bestie e di bucherani; e hanno loro linguaggio; e chiamasi Tebet. E questa Tebet è una grandissima provincia; e conterovvi brievemente, come voi potrete udire.

  1. Berl. volze intorno ben tre palmi.
  2. Berl. per varentar le suo’ bestie dali diti animali salvadeghi, e diròve a che muodo se oldeno da lonzi.
  3. Pad. e quando el è stade uno puoco, elle se torzeno...
  4. Fr. dis miles lunc.
  5. Berl. i cavestri.
  6. Pad. o altri forestieri pasano... e i convien conzar le sue tende per albergar [presso della zita, castelle o ville...; e non oseraveno albergar dentro de quella terra perchè '1 non piaxe alla zente de quelle contrade]; e quando sono albergadi le (vechie) femene de quella [zita] castelle o ville, che ano le figliole grande e donzelle in casa, le menano a quelli forestieri a vinti (e a quaranta) al trato [secondo che eno i forestieri, si che zascuno á la soa]; e si li priegano che i le debiano tegnir con si...; gli forestieri tiem quelle che i voleno, ma non le oserave menar via in altro luogo.
  7. Berl. Pad. che i se voia partir... l’è de besogno che i ghe dona a quela femena con la qual i ano zaxudo alguna zoia over signal, el qual le possa mostrar, quando le se voi maridar, che le a abudo amator.
  8. Pad.Berl. * e trova piú tosto marito. E quando elle è maritate, li mariti le tenono sì care, che tropo avereve per male se uno tocasse so moier, onde de questo molto se guardano.
  9. 'Pad. il muschio, e sono apellati «guderi» .
  10. Fr. font monoie de sel.