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CLXX. D'una novella del re d'Abasce

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CLXX. D'una novella del re d'Abasce
CLXIX CLXXI

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CLXX (CXCIII)

D’una novella del re d’Abasce.

Lo re d’Abasce1si ebbe voglia di andare in peligrinaggio al santo sepolcro di Cristo. Ora li convenia passare per la provincia d’Adenti (Aden), ch’erano suoi nemici, sí che fu consigliato che vi mandasse uno vescovo in suo luogo, sí che egli vi mandò un santo vescovo e di buona vita. Or venne questo vescovo al santo sepolcro come pellegrino, molto orrevolmente, con molta bella compagnia; e fatta la riverenza al santo sipolcro come si conveniva, e fatta l’oferta, sí si misse per tornare al suo paese. E quando furono giunti a Denti, e ’l soldano l’ebbe saputo che questo vescovo v’era, e per dispetto del suo signore, si’l fe’ pigliare, e dissegli che voleva che diventasse Saracino; e questo vescovo, come santo uomo, disse che non ne farebbe nulla. Allora il soldano2 comandò che per forza gli fosse fatto un segnale nel volto sí come a Saracino; e, fatto che gli fu, lasciollo andare. Quando questo vescovo fu guarito, sí che egli poteva cavalcare, mossesi e tornossene al suo re. E quando il re il vidde tornato, sí ne fu molto allegro, e dimandò del santo sipolcro e di tutte le cose3. E quando seppe che per suo dispetto il soldano l’avea cosí concio, volle morire di dolore, e disse che questa onta vendicherebbe bene. Allora fece il re bandire grandissima oste sopra la provincia d’Adenti. Fatto l’apparecchiamento, sí si mosse il re con tutta sua gente, e sí fe’ grandissimo danno al soldano, e uccisero molti saracini. Quando egli ebbe fatto tutto il danno che far poteva, nè andare non si poteva piú innanzi per le troppe male vie che v’erano, sí si missono a ritornare in loro paese. E sappiate che questi cristiani [p. 244 modifica]sono assai migliore gente per arme che non sono i saracini. E questo fu negli anni Domini mcclxxxviii. Da che v’ho detto di questa novella, dirovvi della vita di coloro di Basce. La vita loro si è riso e latte e carne4; e hanno leonfanti, e non ch’egli vi naschino, ma vengonvi d’altri paesi. Nasconvi molte giraffe e molte altre bestie,5 e hanno molte bellissime galline, e si hanno istruzzoli grandi come asini, o poco meno; e si hanno molte altre cose, ch’a volerle tutte contare sarebbe troppo lunga mena. Cacciagioni e uccellagioni si hanno assai, e si hanno6 pappagalli bellissimi e di piú fatte, e si hanno gatti mamoni e iscimmie assai. Ora avete inteso d’Abescia: or vi vo’ dire delle parti d’Edenti (Aden). [p. 245 modifica]

  1. Berl. il qual era Cristian, se mese in cuor di voler andar... Alora i suo’ baroni el desconseiò, digandoli che l’era tropo pericolosa cosa andar lá. [e che mai el non torneria indriedo se l'andasse], ma meio seria s’el mandasse... El re rimase contento, e chiamò a sí quel vescovo, dizendoli ch’el volea... Allora el vescovo se aparechiò, e tolse lizenzia dal re, e messese in camin, onorevelmente a modo de uno pellegrino. E andò tanto per mar e per tera ch’el zonse in Ierusalem e andò al santo sepolcro, e adorò quello como se convenia, e fezie grande orazion da parte de quel signor, el quale l’avea mandato. E quando l’ave fato tute cosse,... el se messe in via con tuta la so’ compagnia, e tanto camino ch’el vene in (Aden), dove sono molti odiadi i marcadanti cristiani como nemixi mortali. E quando el soldan de Aden sape che questo vescovo iera Cristian e messo del gran re de Abasce, subito lo ’l fe’ prendere, e domandò se l’era Cristian. El qual vescovo disse de sí. Allora disse: s’el non crederá alla leze de Macometo, lo i fará dano e vergogna.
  2. Berl. l’avè molto in dispeto, e comandò ch’el fosse preso e ligado (Fr. retailès; — cioè circonciso) al muodo de saraxini...; e lo lassò andar. E quando el vescovo ave rezevudo questa (vergogna) se turbò molto, ma d’una cossa el se confortava: che l’avea rezevudo questo per la fede cristiana, e che, per questo. Dio i renderá merito a l’anema soa in l’altra vita.
  3. Berl. * onde el vescovo li narò per ordene tuta la veritade. Onde lo re l’ave per una devotissima cosa, e ave gran fede. E quando el vescovo ave dito tuto l’esser del sepulcro, ghe disse corno el soldan l’avea fato ligar (per so) gran onta e vituperio.
  4. Berl. E disse... ch’el non porteria mai corona ni non rezerave mai el so reame per fin ch’el non fesse sua vendeta, sí fata che tutto el mondo parlerá de lui. Onde el se aparechiò con molta zente da pè e da cavallo, e una gran quantitá de lionfanti, con castelli molto ben fornidi...; e... se messe in camin. E caminò tanto, ch’el pervene al reame de Aden. E lo re de quela provinzia con gran moltitudine da pè e da cavallo vene ai forti passi per defender le suo’ tere, azò che i suo’ nemisi non podesse intrar... El re de Bassa (Abasce) pervene... a questi passi, e lá trovòno i suo’ nemixi... e comenzò la bataia molto crudel e pessima. Ma... el re de saraini, i quali ierano vil e non potendo durar le gran forze delo re de Bassa, il quale avea gran zente e bona (Fr. car les cristienz vaillent d’asez miaus qe ne vailent les saracinz)..., i saraini se messe in fuga, e lo re de’ cristiani con so’ zente intrò in lo reame de Aden: e in quelli passi fono morti molti saraini... I saraini reculò indriedo, e redúsese a (forti) passi...: allora el re andò guastando molte terre e zitade, e feze morire una gran moltitudine de saraini. Allora disse el re che l’iera ben vendigado dela inzuria del so vescovo, e ch’el podea tornar con onor in la so’ patria. E non volea danezar piui i suo’ nemixi, perchè li avena convegnudo passar molti forti passi, e che poca zente in queli passi i porla far dano.
  5. Berl. e lioni e lionpardi... e aseni salvadeghi, e áno oxelli de molte maniere.
  6. Berl. Pad. gatti (pauli) e maimoni asai, che par proprio aver volti de omeni. In questa provinzia de Abasse sono molte zitade e castelli in grande quantitade, e molti marcadanti... Lá sono molti drapi de banbaxo, e bocassini e molte altre cose che non sono da dire; e però se partiremo de qua, e diremo...