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CLV. Dell'isola di Seilla (Seillan)

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CLV. Dell'isola di Seilla (Seillan)
CLIV CLVI

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CLV (CLXXVIII)

Dell’isola di Scilla (Seillan).

Scilla è una grande isola, ed è grande com’io v’ho contato qua adrietro. Ora è vero che in questa isola hae una grande montagna,1 ed è sí dirivinata che niuna persona vi puote suso andare se non per un modo: che a questa montagna pendono catene di ferro, sí ordinate che gli uomini vi possono montare suso.2 E dirovvi che in quella montagna si è il monimento d’Adamo nostro padre. E questo dicono i saracini, ma gl’idolatri dicono che v’è il monimento di Sergamo Borgani (Sergamoni o Sagamoni Borcan). E questo Sergamo fue il primo uomo a cui nome fu fatto idolo, che, secondo loro usanza e secondo loro dire, egli fue il migliore uomo che mai fosse tra loro e il primo ch’egliono avessono per santo. Questo Sergamon fu figliuolo di un grande re ricco e possente, e fu sí buono che mai non volle attendere a veruna cosa mondana. Quando il re vidde che ’l figliuolo teneva questa via e che non voleva succedere al reame, ebbene grande ira, e mandò per lui, e promisegli molte cose, e dissegli che ’l voleva fare re, e sè voleva disporre. E ’l figliuolo non ne volle udire nulla. Quando il re vidde questo, si n’ebbe grande ira che a pena che non morio3, perchè non avea piú figliuoli che costui, nè a cui egli lasciasse il reame. Ancora il padre si puose in cuore pure di fare tornare questo suo figliuolo a cose mondane4. Egli lo fece mettere in [p. 223 modifica]un bello palagio, e missevi con lui bene5 trecento donzelle molto belle, che lo servissono. E queste donzelle lo servivano a tavola e in camera, sempre ballando e cantando in grandi sollazzi, si come il re avea loro comandato.6 Costui istava fermo; e per questo non si mutava a veruna cosa di peccato, e molto faceva buona vita secondo loro usanza. Ora era tanto tempo istato in casa che non avea veduto mai niuno morto nè alcuno malato; e il padre volle un die cavalcare per la terra con questo suo figliuolo. E cavalcando lo re e il figliuolo, ebbono veduto uno uomo morto [che si portava a sotterrare ed avea molte gente dietro]. E il giovane disse al padre: — Che fatto è questo? — E il padre disse: — Figliuolo, èe uno uomo morto. — E quegli isbigottie tutto e disse al padre: — Or moiono gli uomeni tutti? — E il padre gli disse: — Figliuolo, sì. — E il giovane non disse piú nulla e rimase tutto pensoso7. Andando un poco piú innanzi, e que’ trovarono un vecchio che non poteva andare, ed era sì vecchio ch’avea perduti i denti. E questo giovane si ritornò al palagio, e disse che non volea piue istare in questo misero mondo, da che gli conveniva morire o di vivere sì vecchio che gli facesse bisogno l’aiuto altrui; ma disse che voleva cercare quello che mai non moriva nè non invecchiava, e colui che lo avea creato e fatto, ed a lui servire. E incontanente si parti di questo palagio, e andonne8 in su questa alta montagna, ch’è molto divisata dall’altre, e quivi dimorò poscia tutta la vita sua molto onestamente: che per certo, s’egli fosse istato cristiano battezzato, egli sarebbe istato un gran santo9 appo Dio. E in poco tempo costui si morio, e fu recato dinanzi dal padre. Lo re, quando il vidde, fue il piú tristo uomo che mai fosse al mondo; e immantanente fece fare una istatua tutta d’oro a sua similitudine, ornata di pietre preziose, e mandò per tutte [p. 224 modifica]le genti del suo paese e del suo reame, e feciolo adorare come fosse iddio. E disse che questo suo figliuolo era morto ottantaquattro volte; e disse: — Quando morio la prima volta divenne bue, e poscia morio e diventò cane. — E cosí dicono che morio ottantaquattro volte, e tuttavia diventava qualche animale, o cavallo o uccello od altra bestia. Ma in capo delle ottantaquattro volte dicono che morie, e’ diventò iddio; e costui hanno gl’idolatri per lo migliore iddio ch’egli abbiano. E sappiate che questo fu il primaio idolo che fosse fatto, e di costui sono discesi tutti gl’idoli. E questo fu nell’isola di Scilla in India. E sí vi dico che gl’idolatri vi10 vengono di lontano paese in pellegrinaggio, siccome vanno i cristiani a Santo Iacopo in Galizia. Ma i saracini, che vi vengono in pellegrinaggio, dicono pure che èe il monimento d’Adamo; ma, secondo che dice la Santa Iscrittura, il monimento d’Adamo èe in altra parte. Or fu detto al Gran Cane che ’l corpo d’Adamo era in su questa montagna11 e gli denti suoi e la iscodella dov’egli mangiava: pensò d’aver gli denti e la iscodella, fece ambasciadori, e mandògli al re dell’isola di Scilla a dimandare queste cose. E il re di Scilla le donò loro: la scodella era di proferito bianco e vermiglio. Gli ambasciadori tornarono e recarono al Gran Cane la scodella e due denti mascellari, i quali erano molti grandi. Quando il Gran Cane seppe che gli ambasciadori erano presso alla terra ov’egli dimorava, che venivano con queste cose, fece mettere bando che ogni uomo e tutti i regolati andassero incontro a quelle reliquie, che credeva che veramente fossero d’Adamo: e questo fu nel mcclxxxiiii anni. E fu ricevuta questa cosa in Camblau (Cambalú) con grande riverenza; e trovossi iscritto che quella iscodella avea cotale virtú, che, mettendovi entro vivanda per uno uomo, ne aveano assai cinque uomeni; e il [p. 225 modifica] Gran Cane12 il provò, e trovò ch’era vero. Ora udirete della citta di Caver (Cail).

  1. Berl. e ano le sue grote, che nesuno... (Fr. mout aut, si degrot (?) celes rocches...).
  2. Berl. E dixeno che sopra quel monte sono la sepultura del primo omo... de Adan.
  3. Berl. e questo non è da meraveiar, perchè...
  4. Berl. * e ch’el torave la corona del reame.
  5. Fr. trente mille.
  6. Berl. E tanto non potèno far quele donzele ch’el fiol del re se dechinasse ala lussuria; ma lo stete continuamente fermo e casto. E questo donzelo non insí mai del palazo, e mai non (avea veduto)... che non fusse san di menbri: ni el padre non lasava andar algun vechio da lui. Or adevene che una volta questo, damixelo, cavalcando per la zitade, vete uno morto; e ziò meraveiandose, disseno a quelli che iera apresso lui: — Che cosa sono questa? — E quelli disse ch’el iera... Disse el fiol del re: — Adonca muor...
  7. Berl. * e cavalcò inanzi...
  8. Berl. in uno monte molto grande e lutano, e lá stete...
  9. Berl. aprèsso el nostro Signor Iesu Cristo. E quando el morí, ei fo portado al re...
  10. Berl. vien da longhe parte...; ma (gli idolatri) dixeno che questa sepultura, che sono su quel monte, sono del fiol de quel re ch’io ve ò dito di sopra, e che i caveli e i denti che in quela sono è del fiol del re, chiamato (Sergomon Borcan, zoè) «santo Sergomon»; e i saraini dixeno... e che i caveli e i denti e la scudela fo de Adan. Or avete inteso comò queli che adora le idole dixeno che questo fo fiol del re che fo primo dio, e i saraini dixeno ch’è Adan primo (nostro pare); ma Dio el sa chi ’l fo; perchè nui non credemo che in quel luogo sia Adan, perchè la Scritura dixe ch’el sono in altra parte del mondo.
  11. Berl. e che in quela ierano i denti e i caveli, e...; disse che l’era de besogno che l’avesse i caveli, i denti e la scudela; e mandò suo’ mesazi con gran conpagnia, e mandòli a l’isola... Or costoro andorono, e tanto feno che i ave i do denti masseladi, ch’erano grandi e grosi, et avèno i caveli e la scudela, la qual iera d’uno (porfido) verde molto bello. E quando i mesazi del Gran Can ave queste cose, i tornò al so signor; e, zonti che i forono preso (la) gran zitade (de Canbalu), lá dove steva el Gran Can, el fo notificado al signor che i so’ mesazi vegniva, e duxevano quelle cose per le quali iera andadi. E cusí tuta la zente de (Ganbelú) vene incontra quelle reliquie, e li religiosi rezevè quele..., e sí le portone al gran signor, el quale le rezevè con gran festa. E trovavano per lor scriture che quela avea tal vertú...
  12. Berl. (disse ch’el) feze provar e cussi trovò... A questo muodo el Gran Can ave quela reliquia comò avete aldido; benchè la i costò uno gran tesoro... Or... anderemo piú oltra, e trateremo de altre... cose (e in prima) della...