Idilli (Teocrito - Romagnoli)/XXVII - Il colloquio d'amore

XXVII - Il colloquio d’amore

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Teocrito - Idilli (III secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1925)
XXVII - Il colloquio d’amore
XXVI - Le baccanti XXVIII - La rocca
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XXVII

IL COLLOQUIO D’AMORE

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PERSONAGGI

Dafni
Fanciulla


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fanciulla
Elena scaltra, rapita da Paride fu, da un bovaro.
dafni
Ma di buon grado offerse quest’Elena un bacio al bovaro.
fanciulla
Vanto non far, satirello! Non contano, dicono, i baci.
dafni
Eppure, dànno tanta dolcezza anche i semplici baci!
fanciulla
Sputare vo’ quel bacio: mi voglio sciacquare la bocca.
dafni
Ti vuoi sciacquar la bocca? Vien qui, che ti bacio di nuovo.

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fanciulla
Meglio per te giovenche baciare, e non pure fanciulle.
dafni
Vanto non far! Come sogno vaniscono presto i begli anni.
fanciulla
L’uva divien passolina; né muor, se appassisce, la rosa.
dafni
Dire ti devo una cosa: vien qui, sotto questi ulivastri.
fanciulla
No, ché m’hai tratto anche prima, con dolci parole, in inganno.
dafni
Udir la mia sampogna non vuoi? Vieni qui, sotto gli olmi.
fanciulla
Goditela pur tu: non mi va, ciò che torna in affanni.
dafni
Ahi, ahi!, temi anche tu della Pafia lo sdegno, fanciulla.
fanciulla
Tanti saluti alla Pafia! Mi vigili Artèmide, e basta.

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dafni
Taci, ché non ti colpisca, ti spinga in un laccio intricato.
fanciulla
E mi colpisca, se vuole: d’Artèmide ho certo il soccorso.
dafni
Non puoi schivare Amore: fanciulla non c’è che lo schivi.
fanciulla
Sí, che lo schivo, per Pane: tu porta in eterno il suo giogo.
dafni
Temo che a un uomo di me peggiore conceder ti possa.
fanciulla
Molti richiesta già m’hanno; nessuno però m’è piaciuto.
dafni
Uno fra i molti, anche io qui vengo a richiederti sposa.
fanciulla
Che ci guadagnerei? Le nozze son piene d’affanni.
dafni
Non crucci, no, né doglie mai recan le nozze, ma danze.

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fanciulla
Dicono pur che le donne terrore han dei loro mariti.
dafni
Esse comandan piuttosto: chi può far paura alle donne?
fanciulla
Anche le doglie, temo: crudele è d’Ilizia la freccia.
dafni
Artèmide è la Dea che assister ti deve nei parti.
fanciulla
La mia bellezza temo, che vada nei parti distrutta.
dafni
Di gioventú nuova luce, se avrai dolci figli, vedrai.
fanciulla
Che dono tu mi dai, se acconsento, che valga le nozze?
dafni
Tutta la greggia avrai, tutto il bosco, ed i pascoli tutti.
fanciulla
M’allestirai la stanza da letto, la casa e l’ovile?

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dafni
Il letto allestirò: la lana piú bella preparo.
fanciulla
Che mai, dimmelo, al vecchio mio padre, che mai potrò dire?
dafni
Quando il mio nome udrà, godrà che tu m’abbia prescelto.
fanciulla
Dimmelo, via, questo nome: diletto può dare anche un nome.
dafni
Dafni io mi chiamo, mio padre Licída, mia madre Nomèa.
fanciulla
Sei di bennati, certo: da meno, però, non sono io.
dafni
Lo so, che in alto nata sei tu, che tuo padre è Menalca.
fanciulla
Fammi vedere dov’è questo bosco, dov’è questo ovile.
dafni
Vedilo qui, dove in fiore son questi miei svelti cipressi.

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fanciulla
Pascete, o capre mie, ché i campi veda io del bovaro.
dafni
Tori, pascete, da bravi, ch’io mostri i miei boschi a la bella.
fanciulla
O satirello, che fai? Tra le mamme la mano mi spingi?
dafni
Queste tue poma vorrei provare se sono mature.
fanciulla
Languore, affé di Pane, m’invade: ritira la mano.
dafni
Cara, fa cuore! Tremi? Perché? Cosí timida, sei?
fanciulla
Entro nel fosso mi spingi, m’insozzi la veste mia bella!
dafni
Sotto il tuo peplo, ve’, questo morbido vello distendo.
fanciulla
Anche m’hai tolta, ahimè!, la cintura. Perché l’hai disciolta?

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dafni
Questo primissimo dono consacro alla Diva di Pafo.
fanciulla
Fermo, cattivo! Sento rumore! Qualcuno s’avanza.
dafni
Le tue nozze i cipressi bisbigliano l’uno con l’altro.
fanciulla
La mia vestaglia, l’hai ridotta ad un cencio: son nuda.
dafni
Un’altra veste avrai da me, piú sfoggiata di questa.
fanciulla
Prometti mari e monti. Avrò, dopo, un grano di sale?
dafni
Deh, se la vita mia donarti potessi, per giunta!
fanciulla
Non t’adirare, Diana, se piú le tue leggi non seguo.
dafni
Una vitella offrirò ad Amore, a Ciprigna una vacca.

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fanciulla
Qui son venuta fanciulla, già donna ritorno al mio tetto.
dafni
Non piú fanciulla, ma donna, di pargoli madre e nutrice.



L’uno con l’altra, di gaudio perfusi le roride membra,
facean tali susurri. Compiuto l’amore furtivo,
ella si scosse, e muta poi mosse a pascere il gregge
con vergognose pupille; ma il cuor le gioiva nel seno.
Ed ei, pago d’amore, tornava alle mandre dei bovi.




Nota

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XXVII

IL COLLOQUIO D’AMORE

È forse l’idillio che ha meno bisogno di chiarimenti. Nella materia che svolge, tutti sono maestri.

E tuttavia, anche questo cristallino, e, come ora si dice, aderente al vero (magari troppo aderente) colloquio d’amore, varca i secoli carico d’un bagaglio sempre piú grave di «problemi», di «quaestiones», di «adversaria».

— È completo o è un frammento? — Secondo i piú, manca il principio. È probabile, per quanto nessuno potrebbe giurarlo; ma ogni persona di buon senso vorrà ammettere che è tempo buttato mettersi a far l’indovino, per determinare precisamente che cosa ci sarà stato nella parte perduta.

È o non è di Teocrito? Indegno senz’altro, non lo direi; ma certo la lingua e la metrica sembrano accennare ad un’età piú recente.

A quale età? Alcuni dati farebbero pensare ad un seguace di Bione: altri ci porterebbero addirittura a Longo Sofista; ma [p. 269 modifica]le ragioni artistiche e le ragioni cronologiche s’intrecciano in tal guisa, che, anche qui, sarà sempre difficilissimo giungere a determinazioni sicure.

Ad ogni modo, fra le composizioni che, in qualche modo, vanno sotto il nome di Teocrito, è fra le piú leggiadre; e sebbene fra le meno sicure, non ho creduto che convenisse ometterla.