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Guida della montagna pistoiese/Da San Marcello a Lizzano e a Cutigliano

Da San Marcello a Lizzano e a Cutigliano

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Da San Marcello a Lizzano e a Cutigliano
Spignana Cutigliano (Indicazioni utili)
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Da SAN MARCELLO a LIZZANO e a CUTIGLIANO

(In vettura e a cavallo)

Da San Marcello per la via nazionale fino al ponte di Lizzano sulla Lima, chilometri quattro.


Guida della montagna pistoiese 1878 (page 109 crop).jpgLasciata la detta via, e passato il ponte, si sale a destra perfino a

Lizzano chil. 1 ½

Questa via mulattiera è tutta in mezzo alle selve.

Di questo Paese un tempo sì florido, dopo l’ampia smotta che nel 1814 n’ebbe il monte su cui risiede, non rimangono più ne l’antica Chiesa plebana d’avanti il mille, nè altre due Chiese, nè 66 case co’ loro orti, nè il suo Spedale pe’ pellegrini, nè il Convento educatorio delle monache. La nuova Chiesa sopra un bel poggio di castagni, ha di notevole la Beata Vergine col divin Figlio dei Della Robbia, statua di terra cotta in colori di una espressione soavissima. Un alto rilievo dei Della Robbia pure in colori, la Vergine col divin Figlio e quattro Santi, con cornice in bianco, ornati alla pompeiana; dov’è l’epoca M. D. XI, spettante all’antico convento che rovinò. Così un bel [p. 100 modifica] tabernacolo a oro con una tavola, la Vergine in trono e sei Santi attorno, certo della scuola dell’Angelico. Neppure è vestigio dell’antico palazzo pretorio dove risedevano, come nel capoluogo, i Capitani della montagna. Ma per un tumulto popolare contro al detto Capitano, da quel tempo (1373) risedè il medesimo sei mesi a Cutigliano e altrettanti a San Marcello. E a proposito di tal sommossa, ecco come se ne narra il motivo.

Cotesto Capitano dicono anch’oggi si fosse invaghito d’una fanciulla del paese di rara bellezza. Soleva il Capitano frequentare la sua casa, dove non restava più che un fratello ed una sorella. Ma la gente già ne sparlava, e il fratello pur per riguardo tacendo, dentro però se ne rodeva. Un bel giorno finalmente ruppe il silenzio e minacciò il Capitano se fosse più tornato in sua casa. Gli occorse intanto di dovere per sue faccende andar fuori del paese, e in casa avvertì che la sera non sarebbe tornato. Al Capitano non parve vero, e bandì subito una festa da ballo, e fra le molte ragazze invitò, com’è a credere, la sua ben amata. Ma invece il fratello tornato a casa la sera stessa, risaputo dov’ella era, ribollitogli il sangue, corre di furia al palazzo, si gitta nel pieno della sala, e su al collo del Capitano si avventa come volesse abbracciarlo; lo prende di soppeso e gli fa saltar la finestra, sicchè il misero rimase morto sul colpo! Allora un fuggire e uno spavento fra tutti. Quindi fra i paesani mano ai coltelli e vendette di sangue tali, che per molto tempo [p. 101 modifica] non vi fu più pace; e, com’è detto, il Paese perdè la sede dei Capitani.

Quanto poi alla rovina di Lizzano, investigando le naturali cagioni, si può credere che avvenisse per essere la superficie del monte formata di masse di sabbia, di terra e frantumi di macigno e di schisto; i quali per le continue corrosioni che avvengono alla base loro per opera del torrente Lima, furono dal proprio peso portate a sdrucciolare nel letto del detto torrente. Potrebbe dirsi della Lima quel che il Petrarca del Rodano:


Rapido fiume che d’alpestre vena
Rodendo intorno, onde il tuo nome prendi.


Il popolo poi, com’è sua usanza, opinò che quel subissamento derivasse da maligni spiriti stati già confinati per entro lo Scaffaiolo. Ma come l’anno 1813, dal maggio a tutto dicembre, volse sempre piovoso, fu allora che i Lizzanesi cominciarono grandemente a temere per le loro case, finchè il 26 di gennaio dell’anno seguente la smotta del piccolo e sovrastante giogo della Morettana non li facesse quasi certi di più grave periglio. Allora tutti, un uscir dalle case e correre alla chiesa, e tornare addietro, e rimescolarsi nella smania di far qualche cosa per iscampare, senza sapere a qual partito appigliarsi! Intanto più ampia rovina si era aperta dalla Morettana. Acqua limacciosa, con grand’impeto sboccata dal detto giogo, aveva allagata una [p. 102 modifica] forra e soverchiato il ponte sulla via di San Marcello. Il rio della Forretta di già dalle irrompenti acque superiori erasi allargato in fiumana; e giù dilagandosi pe’ seminati, avvolgeva nella stessa rovina le speranze del ricolto, le capanne e il bestiame. E altro più male ne succedeva. La falda del monte, per due miglia di circonferenza con la miglior parte della infelice Lizzano, a poco a poco distaccandosi da quella fila di case che si appella Petreto, erasi per molto spazio avvallata; e già lo estremo fianco precipitandosi nella Lima, aveva impedito e chiuso affatto il corso a quel fiume. Grande spavento venne da questo caso agli abitatori delle falde del monte; i quali ancorchè potessero campare dalla rovina, non potevano ormai farsi sicuri dall’esser sommersi dalle acque che visibilmente e in breve si erano alzate, fino ad allagare la via Modenese nell’opposto fianco della vallata, e che già era per sommerger quel gruppo di case che chiamasi Podilago. Carichi della miglior parte delle robe loro, i poveri minacciati salivano a Lizzano di cui non sapevano ancora i danni. Ma ahimè! quai grida dolorose dovettero mescere con quelle di que’ miseri abitanti! Essi medesimi fuggivano dalla cara Terra natale che di già quasi tutta s’inabissava. Ed era una pietà vedere i popoli circonvicini di Lancisa, di Pratale, di Vizzaneta, non che quelli di Spignana, di Pian degli Ontani e di Cutigliano aiutare quegl’infelici a sgombrare le loro case e consolarli di fratellevole ospizio! Non è poi a dire il disperato dolore delle Suore [p. 103 modifica] all’arrivo del Vescovo; il quale già pochi dì innanzi all’udire che sensibilmente avvallavasi il campanile di quel Convento, e questo pur minacciava di avvolgerle fra le proprie rovine; avendole fatte ritrarre in una prossima casa di Vizzaneta, poi loro ordinava uscissero prontamente, e nel Convento di San Pietro a Pistoia si riparassero: lo che senza indugio fu fatto. E frattanto quasi per prodigio avveniva che neppur uno di quella gente perisse! Infatti, sgombro appena il paese, la mattina veniente che fu il 1° febbraio, quarto giorno dopo la rovina della Morettana, una gran voragine si aperse poco sotto a quella, e da essa tant’acqua ne scaturì, da formare quasi un gran lago, e circa ad un’ora appresso la misera Lizzano sprofondò!

Da Lizzano si può andare a Cutigliano tornando sulla via Nazionale, o a cavallo seguendo un sentiero per Vizzaneta, passando il precipitoso torrente Volata, e continuando per mezzo alle selve. Chilometri 3.