Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro II/VIII

Libro II - Cap. VIII

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CAPITOLO OTTAVO.

Delle Cù, o Piramidi di S. Juan Teotiguacan.


P
Rima di partire, mi parve bene dover vedere alcune anticaglie degl’Indiani, non guari discoste da Mexico; onde il Giovedi 19. postomi a cavallo, passai (traversando la lacuna di S. Christoval) in Acolman, o Aculma, Parrocchia de’ PP. Agostiniani; donde, preso alquanto di riposo, me n’andai al Casale di Teotiguacan (che significa in quella lingua, luogo di Dei, e di adorazione) sei leghe distante. Riposaimi la notte in casa di D. Pedro d’Alva, nipote di D. Juan d’Alva, discendente da’ Re di Tescuco.

La mattina del Venerdi 20. m’accompagnò il medesimo, a farmi vedere le piramidi, una lega quindi lontane. Vedemmo in prima quella detta, della Luna, posta a Settentrione, due de’ lati della quale si trovarono 200. vare Spagnuole, che sono circa 650. palmi; gli altri due lati [p. 199 modifica]150. vare. Non avevamo istrumenti, per prender l’altezza; ma per quello, che potei giudicare, era di 200.palmi. A dire il vero, altro non era, che un mucchio di terra, fatto a scalinate, come le piramidi d’Egitto; se non che quelle sono di dura pietra. Fu già, nella sommità della medesima, un grandissimo Idolo della Luna, fatto di pietra durissima, benche grossolanamente; ma poi Monsignor Summarica primo Vescovo di Mexico, per zelo di Religione, lo fece rompere, e sino al dì d’oggi se ne veggono tre gran pezzi appiè della piramide. In queste gran moli eran fatte alcune volte, dove si sepellivano i Rè; onde anche di presente la strada conserva il nome di Micaotli, che significa; in lingua Mexicana, cammino de’ morti. All’intorno si veggono varj monticelli, fatti a mano, che si giudica, essere stati sepolcri di Signori. Passammo poscia verso Mezzo dì, a veder la piramide del Sole, detta Tonagli, distante 200. passi dalla suddetta. Misuratine due lati, gli trovammo di 300. vare; però gli altri lati non eran più di 200. L’altezza era d’un quarto più di quella della Luna. La statua del Sole, che vi era sopra, dopo essere stata rotta, e rimossa dal suo luogo, rimase nel mezzo, [p. 200 modifica]senza poterli far cadere al piano, per la grandezza della pietra. Avea questa figura una gran concavità nel petto, dove era collocato il Sole; e nel rimanente era tutta coperta (come quella della Luna) d’oro, che poi si presero gli Spagnuoli, in tempo della conquista. Oggidi si veggono, appiè della piramide, due gran pezzi di pietra, ch’erano parti delle braccia, e piedi dell’Idolo. Due difficultadi da ciò nascono: la prima, come tagliassero sì dura pietra gl’Indiani, non avendo l’uso del ferro: la seconda, come la portassero, ed alzassero in tanta eminenza, privi affatto di macchine, e dell’arte d’inventarle. Oltreacciò nelle vicinanze non si truovano pietre di tal durezza; e per condurle da lontano, non aveano nè mule, nè cavalli, nè bovi, perche simili animali vi furono introdotti dagli Spagnuoli. La parola non è Mexicana (potrebbe ben essere di Meccioacan, o altra Provincia) perche i Mexixani chiamano la Chiesa Teocagli, e Zoptli.

La fabbrica di queste piramidi viene attribuita agli Ulmecchi, secondi popolatori della Nuova Spagna, venutivi da quell’ Isola Atlantica, di cui favella Platone nel suo Timeo. Fallì tal conghiettura, [p. 201 modifica]perche concordemente tutte le Istorie Indiane dicono: Pedro Martir d’Angueira en sus decades de orbe novo. esser venuti questi Ulmecchi per Mare, dalla parte d’Oriente; e dall’altro canto, secondo Platone, gli abitanti dell’Isola Atlantica traevano origine dagli Egizj, appresso i quali era il medesimo costume d’innalzar piramidi. Aristotel. de admirand. Aristotile certamente dice, che i Cartaginesi navigar soleano sino a un’Isola, molto lontana dalle Colonne d’Ercole; e che molti di essi vi stabilirono le lor sedi: ma che poi il Senato lo vietò, per temenza, che allettati dall’abbondanza del luogo, non si ricordassero più della patria. Se ciò è vero, non dee recar maraviglia, che i Mexicani facessero le piramidi all’uso degli Egizj, e si servissero del medesimo anno; come neanche, quel che racconta Ammiano lib. 17., essersi scolpiti talvolta nelle aguglie d’Egitto animali, ed uccelli, etiam alieni Mundi. Niuno Storico Indiano ha saputo investigare il tempo dell’erezione delle piramidi d’America; però D. Carlo Siguenza le stima antichissime, e poco dopo il diluvio. Certa cosa si è, che là dove elleno sono, fu per l’addietro una gran Città; come si scorge dalle grandissime rovine all’intorno, e dalle grotte così naturali, come artificiali; e dalla [p. 202 modifica]quantità di monticelli, che si crede, essere stati fatti in onor d’Idoli. Uno di essi vien chiamato Tonagli iguezia, che suona, caduta del Sole.

Ritornai il Sabato 21. a casa, per la stessa strada. Mi costò cara la curiosità di veder le piramidi, perche la Domenica 22. morì il mio cavallo, per la soverchia fatica, fatta nel viaggio. Il Lunedì 23. cadde tanta acqua, che rovinò molte case, e fu d’uopo andarsi in barca per gli quartieri di S. Juan de la Penitençia, S. Fransisco, e S. Diego, sino alle vicinanze della lameda.