Epistole (Caterina da Siena)/Lettera 178

Lettera 177 Lettera 179

[p. 166 modifica]i66 A MONNA ALESSA VESTITA DELL’ABITO DI SANTO DOMENICO QUANDO ERA ALLA RÓCCA (A).

I. L’esorta a spogliare il proprio cuore dell’amor sensitivo col lume della sanla fede, seguitando la via di Gesù Criito.

II. La ragguaglia dello stato suo, mostrandoli come ella godeva nelle peDe e travagli, e del ristoramento di Lisa e di Fra Santi.

lil. La prega a voler fare orazione per sè, per ottenerle grazia di morire per Iddio e per la sua santa Chiesa, e di vivere , santamente. .

IV. La prega a confortare ec., e pregala a non voler essere iugrata a Dio della grazia ricevuta.

V. L’esorta ad entrare uel conoscimento di sè medesima.

Hcttera 178.

di nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissima figlinola in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de* servi di Jesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo con desiderio di vederli seguitare la dottrina dello immacolato Agnello col cuore libero e spogliato d’ogni creatura, vestito solo del Creatore, col lume della santissima fede, perocché senza il lume non potresti andare per.la via dritta dello svenato ed immaculato Agnello; e però desidera 1 anima mia di vedere le e lai tre schiette e virili, e [p. 167 modifica]i67 che non vi volliate mai per veruno vento cli

vi venisse.


Guarda che Ih non volli il capo a dietro, ma sempre va innanzi, tenendo a mente la dottrina che t’è stata data; e ogni.dì di nuovo fa ch’entri nell’orto dell anima tua col lume della fede a trarne ogni spina che potesse affocare il seme della dottrina data a te, ed a rivollare la terra, cioè, che ogni dì spogli il cuore tuo. Questo è di necessità di spogliarlo continuamente; perocché spesse volte ho veduto di quelli che è paruto che siano stali spogliali, che io gli ho trovati vestiti per pruova d’ opere più che per parole!

con la parola parrebbe il contrario, ma l’operazione dimostra l’affetto. "V oglio dunque che tu in verità spogli il cuore, seguitando Cristo crocifisso,

fa che il silenzio stia nella bocca tua. Sommi avveduta, che poco credo, che l’altra l’abbi tenuto. Di questo molto m’incresce; se egli è così,-come mi pare, vuole il mio Creatore che io porti, ed io son contenta di portare, ma non son contenta dell’offesa di Dìo.


II. Scrivestemi, che pareva, che Dio ti costringesse nell’orazione a pregarlo per me: grazia sia alla divina bontà, che tanto amore ineffabile dimostra alla miserabile anima mia: dicesti eli’ io ti scrivessi, se io avevo pena, e se io avevo delle mie infermità usate in questo tempo, a che ti rispondo, che Dio ha proveduto mirabilmente dentro e di fuore; nel corpo ha proveduto molto in questo avvento, facendo spassar le pene con lo scrivere: e vero è, che per la bontà di Dio elle sono più aggravate che elle non solevano; e se egli l’ha più aggravate, ha provedulo che Lisa e guarita (B), subito che frate Santi infermò (C, die è stato iu su la estremità della morte: ora quasi ruiraculosamenle tanto è migliorato, che si può dir guarito; ma pare che lo Sposo mio della eterna verità abbi voluto fare una dolcissima e‘reale prova dentro e di fuore di quelle che si veggono, e di quelle che non si veggono, che sono molto più innumerabilmenle che quelle che si veggono: ma egli ha tanto dolcemente [p. 168 modifica]iC8 preveduto insieme con la prova, che la lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo; unde io voglio che le pene mi siano cibo, le lagrime beveraggio, il sudore mio unguento, le pene voglio che mi ingrassino, le pene mi guariscano, le pene mi diano lume, le pene mv diano sapienzia, le pene mi rivestano la mia nudità, le pene mi spoglino d’ogni proprio amore spirituale e temporale. La pena della privazione delle consolazioni d’ogni creatura m’ha richiesta nella privazione delle virtù in cognosciare la imperfezione mia, ed il perfettissimo lume della dolce Verità, proveditore ed accettatore de’ santi desiderii, e non delle creature: quello che non ha ritratto a dietro la sua bontà verso di me per la mia ingratitudine, per lo poco lume e cognoscimento mio, ma solamente ha ragguardato a sè, che è sommamente buono.

III. Pregoti per l’amore di Jesù Cristo crocifìsso, dilettissima figliuola mia, che non allenti l’orazione, anco la raddoppia, perocché io ne ho maggiore bisogno, che tu non vedi; e che tu ringrazii la bontà di Dio per me, e pregalo che mi dia grazia, che io dia la vita per lui, e che’l tolla, se gli piace, il peso del corpo mio, perocché la vita mia è di poca utilità ad altrui; ma più tosto è penosa e gravezza ad ogm creatura da lunga e da presso per li peccati miei. Dio per la sua pietà mi tolla tanti difetti, e questo poco del tempo che io ho a vivere, mi faccia vivere spasimata per l’amore della virtù, e con pena offeri dolorosi e penosi desiderii dinanzi a lui per la salute di tutto quanto il mondo, e per la reformazion

della santa Chiesa. Gode, gode in croce con meco, sicché la croce sia uno letto, dove si riposi l’anima; una mensa, dove si gusti il cibo ed il frutto della pazicnzia con pace e con quiete.


IV. Mandastimi dicendo, ec. (D) della quale cosa fui consolata sì per la vita sua, sperando che ella si correggili, mandandola con meno vanità di cuore che infino a ora non.ha fatto,

sì per li fanciulli che

[p. 169 modifica]I i Gq erano condotti al lume del santo battesimo. Dio li dia la sua dolcissima grazia, e li dia la morte se non debbono essere buoni. Benedì loro, e conforta lei in Cristo dolce Jesù, e dilli che ella viva col santo e dolce timore di Dio, e che ella ricognosca da Dio la grazia che ella Iia ricevuta, che non è stala piccola, ma bene grande: e se ella ne fusse ingrata, dispiacerebbe molto a Dio, e forse che non la lasserebbe impunita.

V. Raccomandoli, ec. Di costoro novella neuna non ho avuto; la cagione non so: sia fatta la volontà di Dio. Il nostro Salvatore m’ha posta in su l’isola (E), e da ogni parte i venti percuotono. Ognuno goda in Cristo crocifisso. Dilonga l’uno dall’altro; serrati nella casa del cognoscimento di le. Altro non dico. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 170 modifica]Annotazioni alla Lettera 17S.

(//) Intendi In Ròcca Federighi appartenente alla famiglia dei Salimbeni, di che è detto alla nota (F) della lettera 1^5.

(li) Che Lisa è guarita. Lisa dee leggersi e non Lesa, come Jeggeasi nelle antiche impressioni, e fu cognata di santa Caterina e compagna ne’ viaggi, da cui più volte fu tornata a sanità, come si narra nella vita della santa.

(C) Subito che frate Santi infermò. Questi fu romito di gran bontà di vita, seguace discepolo di questa serafica vergine, di cui si favellò nelle annotazioni alla lettera 129. K”li fu guarito dalla pestilenza, per cui era ridotto a morte, all’orazioni della santa, come si narra nella vita. Altra indisposizione però è questa, di cui ora favella, giacché quella il tenne oppresso nello spedale della Misericordia, come leggesi nel luogo di sopra citato, e questa il colse alla Ròcca, ove dimorava insieme colla santa; e se prodigiosamente ne campò, come qni dicesi, si potrà dire con sembianza di vero, che le orazioni di questa vergine il tornassero di bel nuovo a salute.

(D) Mando stimi dicendo, ec. Sembra favellare della conversione alla fede d’alcuna donna, e della sua famiglia; ma non avendosi questa lettera in alcuno de’manoscritti, nè qui avendosi intera, non s’ è potuto sapere di chi ella parli, non essendoci del fatto memoria veruna in Siena.

(E) Il nostro Salvatore m’ha posta in su l’isola. Essendo scritta questa lettera, come s’ha nel titolo, dalla Rócca de’Salimbeni, e favellando in altra lettera dell’isola della Ròcca, convien dire quest’ isola essere alcun luogo di quel castello. Questo è ora in gran parte in rovina, onde non bene può ravvisarsi l’antica sua disposizione.

Se la santa non favella con metafora, pare che l’isola dovesse essere qualche abitazione staccata da ogni altra, e posta nella sommità di questo luogo, giacché alzavasi in alto, stringendosi nella cima, ond’è che dee sentirsi d’ogni parte i venti; se per venti non intende le mormorazioni che faceansi della sua lunga dimora in quel luogo. In esso convien dire esser la santa dimorata più volto, giacché ili altra sua lettera, scritta pur dalla Ròr«.«1, fa menzione di questa Alessa eh eravi stata con essa, nè allora telinole compagnia Fra Santi, ed ora seco lo avea.

e