Egloghe (Chiabrera)/V

Egloga V

../IV ../VI IncludiIntestazione 4 marzo 2015 100% poesie

IV VI

[p. 29v modifica]

V.

Mopso, Dafne, Melibeo.


Mopso
OGGI il quinto anno si rivolge, ah dura

Per noi memoria, che sul fior degl'anni

Tirsi fu chiuso ne la tomba oscura.
Mira, che'l vago Sol par che s'appanni

Di folte nubi, e questa piagga mesta

A qualche gran diluvio si condanni;
Soave Rosignol qui non s'arresta,

Solo s'arresta Tortora dolente,

O con ria voce Nottola funesta;
[p. 30r modifica]
Ciò nostri danni ci ritorni à mente;

E de l'alma gentil ne cor devoti

Non sian giamai le rimembranze spente;
Dafni solleva su per l'aria, e scoti

Il caro cembanel ben conosciuto

Quando con dita musiche il percoti;
E tu buon Melibeo non esser muto;

Con dotta mano ora riapri, or chiudi

I varii fori del tuo nobil fiuto;
La gloria singolar de vostri studi

Amorosi pastor non venga meno

Del nostro caro Tirsi à le virtudi;
Dafne
Morte crudel non spense il tuo veneno

Tirsi, che col bel canto à tutte l'hore

Spegneva l'ira de le tigri in seno?
Melibeo
Tirsi che col bel canto hebbe valore

Frenare i fiumi in corso, invida morte

Non poteo raffrenare il tuo furore?
Dafne
Non ti dolse di lui, di cui la sorte

Ogni più dura rupe, ogni montagna

A grande onta di te piagne si forte?
Melibeo
Odi crudel, come per lui si lagna

Come incolpando te traggono guai

Ogni fiume, ogni bosco, ogni campagna;
Dafne
Hor se'l pregio de l'Arno amasti mai,

E se pregi virtute, o peregrino

Un si caro sepolcro honorerai.
Melibeo
Spargi croco, viola, e gelsomino,

Che non vedrai pastor tanto gentile

Ne da lontano mai, ne da vicino.
[p. 30v modifica]
Dafne
Se lupo depredava il nostro ovile

Tirsi dava ristoro alle sventure,

Che l'altrui pianto non haveva à vile;
Melibeo
Se tempesta offendea l'uve mature

Sempre le nostre lagrime dogliose

Del soccorso di Tirsi eran sicure;
Dafne
Qual fra la ruta mammole odorose

Era Tirsi fra gli altri in questa riva,

Ma troppo tosto morte il ci nascose;
Melibeo
Qual fra stagni a mirar fontana viva

Era Tirsi fra gl'altri in questa piagga,

Ma troppo tosto n'è rimasta priva;
Mopso
Limpido rivo, che da monte caggia

Spruzzando in più zampilli il puro argento

Per solitaria via d'ombra selvaggia;
E tra rami di pin soffio di vento

Quando il celeste can più coce l'erba

Non saprebbe adeguar vostro concento.
Su val di Tebro omai voce superba

In van presume contrastar con voi;

A cantor di Firenze oggi riserba

Febo il più singolar de pregi suoi.