Dopo le nozze/La biblioteca della famiglia

La biblioteca della famiglia

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LA BIBLIOTECA DELLA FAMIGLIA


Avete mai provato, mie gentili lettrici, in qualche giornata uggiosa, eterna, nella quale eravate di cattivo umore e vi pareva che le ore non volessero mai passare, avete mai provato, a prendere in mano un libro, e veder a poco a poco diradarsi le nubi che offuscavano il vostro orizzonte ed essere trasportate quasi in un altro mondo, e veder trascorrere veloci le ore che prima parevano troppo lente, e trovarvi liete e confortate?

Gli è che un buon libro è un vero amico, [p. 158 modifica]e se nei momenti di gioia e in mezzo ai divertimenti non pensiamo a lui e lo lasciamo giacere dimenticato in un angolo della nostra biblioteca, nelle giornate uggiose e quando siamo sole e i nostri pensieri sono melanconici, può esserci di vero conforto, ed è capace di rallegrarci e di farci dimenticare di noi stessi e dei nostri fastidii.

Ecco perchè vorrei che in tutte le famiglie ci fosse una biblioteca dove grandi e piccini, giovani e vecchi potessero trovare tutti i giorni degli amici fedeli e dei buoni compagni per le ore di solitudine.

Naturalmente, prima di permettergli di varcar la soglia della, nostra abitazione, bisognerà vedere che il libro sia buono; e se non fosse tale, bandirlo senza remissione dalla nostra casa.

Saper sceglier bene non è molto facile, ma chi fino da fanciullo si sarà nutrito di sane letture, avrà il gusto abituato e di rado s’ingannerà nella scelta. È però pure difficile poter distinguere il buono dal cat[p. 159 modifica]tivo, perchè vi sono tante gradazioni, ed essendo una cosa relativa, ad uno sembrerà buono quello che sarà pessimo per un altro. Del resto la scelta dei libri dovrà esser fatta dai genitori, i quali hanno a badare all’indole dei loro figliuoli; ad una persona d’idee romantiche non giova il mettere in mano libri anche buoni ma troppo fantastici, mentre potrebbero essere utilissimi ad una mente troppo positiva. Saranno poi dannosi per tutti, e specialmente per la gioventù, quei libri che falsano la verità, oppure (e questi sono molti oggidì) che del vero non fanno vedere che il lato brutto. È naturale che non ci prenderà vaghezza di quello che ci apparirà brutto a prima vista; ma in seguito ci si abituerà, e ciò non potrà certo giovarci. Oggi passando davanti ad un mucchio di sudiciume, ci farà nausea e volgeremo il capo per non vederlo; domani apriremo un occhio, il giorno dopo tutt’e due, fin che ci si avvezzerà e non ci farà più alcuna impressione. E capirete bene che in questo modo, spe[p. 160 modifica]cialmente trattandosi d’una fanciulla, perderà a poco a poco quella certa delicatezza di sentire che forma una delle sue maggiori attrattive.

Dunque, tanto più se in casa ci sono ragazze, a certi libri conviene rinunciare’. Del resto, ce ne sono tanti di buoni, elle possiamo bandire gli altri come se non esistessero.

Io spero che non sarà molto lontano il giorno in cui la biblioteca della famiglia sarà come un tempio, ed ogni famiglia avrà la sua. Ecco là in un cantuccio i libri del passato; sono tutti libri scolastici; poveretti! ci hanno insegnato tante cose e noi li abbiamo dimenticati e non li apriamo mai. Sono libri cincischiati, macchiati d’inchiostro, che abbiamo stracciato prima di studiar bene. Se ci hanno dato delle noie, furono altresì i nostri compagni di scuola; ed è una. vera ingratitudine non pigliarli mai in mano, e lasciarli dimenticati in un angolo polveroso. La miglior sorte che possa loro toccare, è di passare nelle mani dei [p. 161 modifica] nostri figliuoli, oppure d’essere regalati a qualche povero fanciullo che non abbia denari per comperarseli, il quale, se non li tratterà meglio di quello che abbiamo fatto noi, almeno avranno servito per fare nna buona azione.

Poi ci sono i primi libri di lettura. Sono racconti morali, storie immaginose di bimbi e di fate; sono quelli che un tempo ci hanno tanto divertito e che. ora non ci divertono più; ma però vogliamo loro ancora un po’ di bene per le belle ore che ci hanno fatto passare nella nostra infanzia, ed in compenso li tiriamo fuori qualche volta per leggerli ai nostri figli e ai nostri nipotini e vedere dipinta sul loro volto la curiosità e l’emozione che noi abbiamo provato in altri tempi.

Quindi ci sono i libri che si leggono tutti i giorni, quelli serii, che prendiamo in mano quando ci sentiamo in lena di studiare e meditare, che abbiamo studiato bambini per obbligo, che ora leggiamo per sapere e che leggeremo in avvenire [p. 162 modifica] per ricordare. Poi tutti i libri d’immaginazione, romanzi, racconti, che ci fanno passare delle ore piacevoli,, vivere in un altro mondo, ci tengono compagnia nelle ore di solitudine. Sono i libri che valgono a distrarci; il racconto ci trasporta, ci si interessa ai personaggi; se sono buoni, vogliamo loro tanto bene e si desidera vederli felici; se sono cattivi, si vorrebbero invece puniti. In ogni modo, quando abbiamo finito uno di questi libri, sentiamo nel cuore l’istessa impressione come quando si dice addio a dei carissimi amici; e qualche volta si aspetta qualche giorno a cominciarne uno nuovo, per tema che altri personaggi ci faccian dimenticare troppo presto quelli che abbiamo lasciato.

Poi vengono i poeti favoriti, che si leggono, si rileggono, s’imparano a memoria; si può dire che li portiamo sempre in nostra compagnia. In viaggio, in campagna, la vista di un monumento, di un paesaggio, il canto degli uccelli, i fiori di un giardino, ci rammentano qualche stanza del [p. 163 modifica] nostro poeta favorito, e nel ripeterla alla presenza degli oggetti da cui venne ispirata, ci pare che acquisti maggior espressione ed armonia.

Finalmente, abbiamo i libri dell’avvenire. Sono quelli nei quali potremo sempre, al momento del bisogno, trovare un buon consiglio e una consolazione nei giorni dello sconforto. Teneteveli con cura, chè verrà il giorno che potranno darvi delle grandissime soddisfazioni e consolarvi forse dei disinganni della vita.

In ogni modo, siano del passato, del presente o dell’avvenire, sono sempre degli amici preziosi che possiamo andare a cercare al momento del bisogno, senza che ci tradiscano mai. Ecco perchè la biblioteca di una famiglia colta e civile non dovrebbe esser priva di una buona scelta di libri. Eppure io conosco delle case nelle quali non entra mai un volume; e delle persone che, nel mentre spendono delle somme per dei ninnoli inutili, negano di spendere poche lire per i libri dei loro figliuoli; altri [p. 164 modifica] che, pur sentendo il bisogno di leggere, li mendicano continuamente in prestito dai loro conoscenti più generosi. Ed è un brutto vezzo, e quasi direi imperdonabile, dopo che fu scoperta la stampa, la quale permette di tirare di un volume migliaia e migliaia d’esemplari. — Ma naturalmente si stampa molto, e quando una famiglia destina una somma in proporzione colle sue rendite per la propria biblioteca, fa il suo dovere; se sente il bisogno di leggere di più, è giusto che si scambi cogli amici alcuni volumi di lettura amena, però si rammenti che ce ne sono di quelli tanto utili, che conviene proprio acquistarseli per averli presso di sè e consultarli nel momento del bisogno. Quello che è peggio di tutto è che molti si fanno imprestare dei libri, e poi non li restituiscono, ed hanno la loro biblioteca ricca di cose che appartengono ad altri; e da questo lato si può dire che vivono di furti, o per lo meno che mostrano poca delicatezza, o calcolano i libri tanto poco che ritengono oggetti che una volta letti non abbiano più valore. [p. 165 modifica]

Onde sarà ben fatto avezzare i nostri figliuoli a riguardar con amore la loro biblioteca, restituire i libri altrui, badare che sia fatta loro restituzione di quelli che hanno imprestato.

Rendersi a vicenda dei servigi sta bene, ma prima di tutto essere onesti e rispettare quella che appartiene agli altri.

E finché non vedrò calcolare il libro qualche cosa di meglio che una quantità di carta ammucchiata, o cosa di semplice curiosità che appena letto non ci si pensa più, finché non vedrò in ogni famiglia una sua biblioteca ricca di buoni libri, che apprezzerà come veri amici, in modo da esserne gelosa se li confiderà qualche volta in mani altrui, e premurosa di restituirli se le verranno prestati, mi pare che non potremo riguardarci come un popolo colto e civile.