Di dir giá piú non celo

Pannuccio dal Bagno Pisano

Guido Zaccagnini/Amos Parducci XIII secolo Indice:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu Duecento Di dir giá piú non celo Intestazione 16 luglio 2020 25% Da definire

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XI

Non potendo più reggere alle amare pene che lo affliggono, si risolve a
parlarne, ma in forma coperta, perché non lo intenda un tal Corso.

Di dir già più non celo,
poi tante pene ho possa.
Doglia m’è ’n cor ripresa,
ch’è alcun non sotto ’l celo
5ch’om’di tal vertù possa.
Donque ’l dir non ripresa
che di tai pene regno
fusse, con quale io regno,
over pur che di parte
IO in rea non fusse parte,
ch’altro sostenere omo
no le porca quale ho mò.
Dunque, se ’n dir disovro,
biasmo in me non già monta
15a cotal pena fera
che ad ognor’om’credo sovro
son di doglia tal monta,
che noi sofTerea fera,
e poi nel meo cor aggio
20a lui voler coraggio
con pura contar fede,
unde mi scende fede.

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se non poder mi manca,
ver’mia ragion sia manca.
25Rappresento ove servo
sommisi il meo potere,
non già per mia ignoranza,
uvi ’n cor sono e servo,
come cert’ho potere,
30seguir sua magn’oranza.
E per piager die porto
fo d’ella in me un deporto,
imaginandol pena
a darmi affanno ’n pena:
35’a così mortai passo
son là dovunqu’i’ passo.
Che poi chiaro nel viso
la mia conobbe essenza,
fu ver’me adesso centra,
40e in un’ora diviso
fui mai di gio’ e senza,
poi fu pena mi contra.
Tanto crudel fu’ punto
di dardo, il qual m’ha punto,
45che già alcun no di pare
fu si corno mi pare,
ch’ognora in morte vivo,
se par’voi più vivo.
Se dir vòle soccorso
50alcuno aver di porto,
u’ gioi’ potesse avere,
rispondo: — Si son corso,
che non venire a porto
per mio spero savere;
55ma se già avenire,
se ciò farmi venire
poria, volesse tale,
che m’ha condutto a tale,

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per creder parto nome,
60cui sovra scritto ho nome.
Lo meo palese dire
ho, per non voler dire,
in parte scura messo,
e che a non dir sia me’ so
65a ciascun lo meo corso,
che no’ lo intenda Corso.

XII

Anche qui parla chiuso, per dare sfogo al dolore che lo affanna.

Poi che mia voglia varca
sofferenza, convene
tutto die sento ch’apra;
perché nel meo cor varca
5sua forza e si convene,
ma ’n parvo dir n’ho capra,
perché non con voglia empia,
ma pur chiara e che m’empia
quella sperando u’ servo,
10il meo dir cui reservo,
se di fallo avesse ombra,
perché ’l meo cor no’ ombra,
Cui amoroso isguardo,
de l’alma porto forma:
15come sol valca vetro,
come figura isguardo,
entrò ’n me en so’ forma,
cui segui mai non vetro;
si forte ha miso destra
20me che ’n guisa ogni destra
lei servir chero e larga
nell’affannarmi larga.