Del coraggio nelle malattie/XX.

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Ciò sia detto de’ cronici: brevissima occhiata volgerem ora alle febbri acute ed a qualche altro malore. Tutto che non abbiasi in Medicina un trattato fatto espressamente intorno alla facoltà del 'coraggio ne’ morbi; essa però è stata sempre sì conosciuta, che in quasi tutti gli scritti de’ più illustri Autori traspirar se la vede da alcuni cenni significanti che essi ne fanno. Vedo poi che ciò consta ancor più chiaramente ove trattano eglino delle febbri acute, maligne, e contagiose, e pestilenziali. Per ischifar di [p. 85 modifica]citarne altri superfluamente, m’attengo ad Areteo, ad Offmanno, Sennerto, Riverio, Huxam e Cullen, i quali a cospicue note prescrivono il coraggio sì per guardarsi da simili febbri, come per ben sostenerle. I trattati di questi Autori sull’origine e sulla natura di esse, forman l’elogio, può dirsi, al valore di questa ottima passione. Asseriscono eglino costantemente, che se non vi è coraggio, e che piuttosto vi sia la passione a lui contraria, cioè il timore o di contrarre cotali febbri o di perir di queste, si accresce tanto la probabilità di cadervi diffatto, quanto la malizia di dette febbri in chi ne è già ammalato. Cullen il più esperto ci dice, che il timore in debilitando il corpo, e in aumentandone la irritabilità concorre ad attizzare i principj febbrili maligni e a renderli più perigliosi; e vuole che si corrobori l’animo contro questa passione con ogni possibile [p. 86 modifica]spediente, che è tutto il possibile coraggio.

Abbastanza dicemmo de’ mezzi per ridestarlo. Ma nell’incontro delle prefate febbri s’apre ai Professori una nuova strada per questo oggetto. Possono eglino a buon conto, giacchè dal loro parlare il volgo pende, moderar lo spavento che intorno spargesi al comparire e al serpeggiare di queste febbri, col divolgare che il malanno non sia finalmente di quel carattere che comunemente si teme, e coll’accreditare i loro provvedimenti anco con quella esagerazione o saggia scaltrezza, che in questo caso torna lodevole. Possono permettere, anzi lodare certi usi sparsi tra la bassa gente per garantirsi dalla prava costituzione. E in fatti i celebri rimedj contro peste, e gli amuleti preservativi, e gli alessifarmaci, e simili cose che cotanto hanno guadagnato la mente di alcune nazioni, non sarebbe egli [p. 87 modifica]bene che seguitino ad essere in concetto di tutti? poichè se non hanno tali rimedj la virtù di discacciare immediatamente l’epidemie, le febbri contagiose e maligne, hanno almeno quella di crear la fiducia, e di muover l’animo a punti opposti o lontani dal timore, e avvicinanti a que’ della speranza e del generoso ardimento, e di dare per conseguenza nuovi moti e nuove figure alle fibre componenti gli ordigni che collo spirito più corrispondono.