Degli edifizii/Libro sesto/Capo VII

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Libro sesto - Capo VI Degli edifizii


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CAPO VII.


Giustiniano cinge di mura le città di Numidia, spezialmente intorno al monte Aurasio. Foro di Traiano in Sardegna. Septa presso le Colonne d’Ercole fortificata.


In simile maniera assicurò la Numidia con mura e con presidii militari; e vengo ai particolari. E’ nella Numidia il monte Aurasio, che in tutto il mondo non ha l’eguale. Sorge questo tutto scosceso a prodigiosa altezza, e voglionvi quasi tre giornate a fare il giro. Difficile da salirsi è al primo tratto, nè altro presenta che precipizii. Alla sommità però ha buon terreno, campagna piana, strade facili, grassi prati, orti pieni di belle piante, ed aromi di ogni genere, fontane sgorganti dalle rupi, acque placide, e fiumi riboccanti; e quello che è più mirabile, biade e frutta in questo monte maggiori che in tutto il rimanente dell’Africa. Tale si è la natura del monte Aurasio, il quale avendo i Vandali occupato sino dal principio di loro dominazione, dai Mauri poi fu loro tolto, ed abitato fino a che Giustiniano imperadore, cacciati costoro, lo aggiunse all’Impero romano; e perchè que’ barbari non ritornassero ad infestarlo, cinse di mura le città che all’intorno di quel monte trovò deserte, e quasi senza nissuna difesa; ed inoltre ivi piantò due castelli con buon presidio per togliere a’ vicini ogni speranza d’invaderlo. Fortificò poi saldamente le altre città della Numidia. Tanto fece ivi. [p. 483 modifica]Poi nell’isola Sardo, oggi detta Sardegna, v’ha una città, che presso i Romani si chiama Castel-Traiano; e le fece intorno le mura, poiché non ne avea.

Presso Cade, all’altra Colonna d’Ercole, quella che sta alla destra sul lido d’Africa, era un castello detto Septa, il quale era stato anticamente fabbricato dai Romani, ma trascurato poi dai Vandali, era per la vecchiaia rovinato; l’Imperador nostro questo ancora fortificò con buone mura e con grosso presidio; e vi eresse di più un tempio magnifico dedicato alla Madre di Dio; e alla medesima consecrando la prima spiaggia dell’impero, rendé quel castello inespugnabile a tutto il genere umano.

Le quali cose tutte da noi esposte, senza alcuna ambiguità fanno vedere ad ognuno qualmente Giustiniano Augusto dal nascere al tramontare del sole, che sono gli estremi punti della dominazione romana, rassicurò l’Impero non solamente con fortificazioni di ogni maniera, ma eziandio con guarnigioni e presidi militari. Ed io tutti gli edifizii da lui fatti, che potei o vedere co’miei occhi, o farmi riferire da chi li aveano veduti, venni qui per quanto potei descrivendo: non dissimulando però a me medesimo d’averne tralasciati molti o perché nascosti nel gran numero, od affatto ignoti. Per lo che, se alcuno vorrà occuparsi di essi, ed indagarli tutti, e descriverli, egli si procaccerà sommo diletto facendo cosa, di cui egregio testimonio gli renderà la coscienza, ed otterrà gloria dall’avere in sì bel argomento impiegato il suo ingegno.

FINE.