Degli edifizii/Libro secondo/Capo VII

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CAPO VII.

Provvedimento ad Edessa contro le inondazioni del fiume Scirto. Mura riparate e di Edessa, e di Callinico, e di Carra.


Le cose, che fin qui dissi, Giustiniano Augusto fece nella Mesopotamia. Ma qui è il luogo di dire quanto fece in Edessa, in Carra, in Callinico, e in altre città di quel tratto, essendo esse situate tra i fiumi Eufrate e Tigri. Edessa è bagnata dallo Scirto, fiume non [p. 376 modifica]grande. Ingrossato d’acqua da molte parti, corre in mezzo alla città, e di là uscito portasi oltre, dopo avere sufficientemente servito ai bisogni della medesima per mezzo di un antico canale, che da una estremità all’altra passa attraverso delle mura. Alcune volte questo fiume gonfio grandemente per copiose piogge, innondò la città quasi fosse destinato ad esterminarla: chè con grandissima rovina rotto il minore e maggior muro, sparsosi per tutta Edessa, vi cagionò gravissimi danni, perciocchè giunta improvvisa la piena i più belli edifizii diroccò, e sommerse un terzo degli abitanti. L’Imperador Giustiniano si fece sollecito non solo di ristabilire tutti gli edifizii rovesciati, fra i quali era la chiesa de’ cristiani, e quello che chiamasi l’Antiforo; ma con ogni cura provvide perchè simile disastro quella città non avesse più a patire. Al quale intendimento presso le mura fece un nuovo alveo al fiume; e della seguente maniera lo fiancheggiò. Alla destra del fiume giacea una bassa pianura, alla sinistra alzavasi una scoscesa montagna, la quale obbligando il fiume a divertere il corso, lo faceva necessariamente piegare verso la città, non essendovi a destra impedimento alcuno per correre a quella direzione. Or fu tagliata affatto quella montagna, e alla sponda sinistra scavato il suolo, Giustiniano vi fece aprire una fossa più profonda del letto, e alla destra alzò una gran muraglia di grossi macigni: con che, ove il fiume serbi la quantità consueta d’acqua, non sia la città priva della occorrente; e quando si gonfii straordinariamente, ne meni alla città soltanto la solita quantità; e il di più vada pel canale da Giustiniano [p. 377 modifica]aperto, e così giri per di dietro al vicino ippodromo, e ceda all’arte, e alla provvidenza umana. Giustiniano Augusto fece anche di più: chè obbligò il fiume ad andare direttamente in città, avendo piantati due argini all’una e all’altra parte, che gl’impediscono di spargersi; e così assicurato il comodo della città, la tolse da ogni timore. Perchè poi il muro sì interno che esterno di Edessa per vetustà era guasto, con nuovo e più saldo lavoro lo rifece. A ciò aggiunse ancora altra opera. In certa parte del muro, fuori della quale sorgeva una collina sovrastante alla città, v’era un castello; e gli abitanti aveano anticamente chiusa quella collina entro il circuito di Edessa, onde di quell’altura i nemici non approfittassero per penetrar dentro: ma così facendo aveano piuttosto agevolato il tentativo, perciocchè essendo il muro bassissimo, e in luogo troppo esposto, potea prendersi anche dai ragazzi per giuoco. Demolito pertanto quel muro, Giustiniano Augusto ne sostituì sulla cima di quella collina un altro, che da quell’altezza non teme assalto nemico; e facendolo da ambe le parti discendere sino alle radici della collina, lo unì alle mura della città.

Parimente le mura maggiori e minori sì di Carra, che di Callinico pel lungo corso di tempo sdruscite, demolì; e ne costrusse di nuove di grande solidità. Così pure il castello Batuenze, negligentemente trascurato, spoglio di difesa, cinse di forti mura; e gli diede il lustro di che gode al presente.