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Degli edifizii/Libro quarto/Capo IX

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CAPO IX.


Provvedimento fatto ai Muri lunghi, e ad Eraclea.
Fondazione di una città presso a Redesto.


Il mare dall’oceano e dalla Spagna insinuandosi lascia da parte l’Europa alla sinistra, e si allunga all’oriente fino a che tocchi la Tracia. Quindi si dirama per modo, che in parte va a levante, e in parte per obbliqua apertura forma il Ponto-Eussino. Giunto che sia e Costantinopoli, esso si piega quasi a sua meta sul lato orientale della città; quindi facendosi obbliquo assai di più, forma un seno; e per conseguenza dalla parte della Tracia, che bagna di fronte, e a tergo fa un istmo, non perchè ivi il mare, come negli altri istmi, si divida in due recessi, di qua e di là; ma perchè con mirabile piegatura abbraccia l’una e l’altra Tracia, e singolarmente tutta la campagna suburbana di Costantinopoli. Or questa campagna i cittadini occupano ed abbelliscono con edifizii non solo agli usi della vita opportuni, ma a sfogo di lusso, a insaziabilità di delizie, e a godimento di ogni intemperante voluttà, che a’ mortali suol [p. 439 modifica]ispirare l’opulenza. Ivi tengono molta suppellettile; e le cose con molt’arte lavorate. E questi luoghi dalle repentine incursioni de’ nemici non ricevevano minori danni, di quelli, che ne soffrissero gli altri per simile cagione: anzi venivano saccheggiati e devastati peggio degli altri. Volendo a questo inconveniente por rimedio l’imperadore Anastasio, edificò a quaranta miglia di distanza della città i così detti Muri lunghi, coi quali congiunse insieme i due lidi del mare là, dove sono tra loro distanti quasi due giornate di cammino. Per lo che stimò di avere posto in sicuro quanto era di qua di quei Muri. Ma da ciò nascevano maggiori inconvenienti. Imperciocchè non poteva opera tanto estesa avere bastante solidità, od essere bastantemente difesa. E per certo, qualunque fosse la parte di que’ Muri, che i nemici assaltassero, senza grande difficoltà opprimevano tutti quelli, che la custodivano; e piombando improvvisamente addosso agli altri, recavano rovina tanta da non potersi con parole esprimere.

L’Imperador nostro avendo riparato ai guasti de’ Muri, e consolidato ottimamente le parti deboli de’ medesimi, a sicurezza dei difensori aggiunse di più il seguente artifizio. Chiuse tutte le uscite di ciascheduna torre verso le torri vicine; e nell’interno di ognuna fece una scala, che tolta via nella circostanza di assalto, fa che i difensori si ridano de’nemici ancorchè egli passino i Muri, perciocchè ogni torre ha quanto può occorrere pel suo presidio. Adunque entro il giro di que’ Muri rendè tutto perfettamente sicuro, non solo con ciò che ho indicato, ma eziandio coi restauri fatti alle mura della città di [p. 440 modifica]Selibria. E questo è ciò che Giustiniano Augusto fece rispetto ai Muri lunghi.

Eraclea, città marittima e vicina, altrimente detta Perinto, anticamente tenne in Europa il posto principale; ed oggi lo cede soltanto a Costantinopoli. Essa non è guari, giaceasi in somma aridità, non perchè di tale natura sia la campagna che le stà d’intorno, o perchè i fondatori di essa trascurassero di provvederla di acqua: chè l’Europa è felicemente irrigata da fontane, e quegli antichi avevano ivi costrutto un acquidotto. Ma il tempo lo avea disgraziatamente viziato, e qualunque fosse la cagione per la quale non se ne fece conto, e si trascurò di conservarlo, la cosa giunse a tale, che gli abitanti di quella città l’abbandonarono. A pessimo stato era pur ridotto per vetustà un palazzo splendidissimo, che Eraclea similmente aveva. Ora avendola l’Imperadore visitata, guidato non da momentanea leggierezza, ma da liberalità veramente reale, la città copiosamente provvide di dolci e limpide acque; nè soffrì che mancasse più oltre dell’onore di un palazzo imperiale; perciocchè lo rifece in ogni sua parte.

Redesto era luogo marittimo non più di una giornata di cammino lontano da Eraclea, comodo per la navigazione dell’Ellesponto, per un porto facile, ed opportunissimo al commercio di mare; preferito appunto per potervisi approdare placidamente, e sbarcare le merci, e caricar queste, e salparne. Ma accadendo che d’improvviso i barbari si spargessero per le campagne, nulla v’era atto a ritenerli, perchè nè l’arte vi avea eretti luoghi forti, nè la natura presentava difficoltà all’ [p. 441 modifica]accesso. Perciò i capitani di navi sprezzavano quel porto in grazia della paura di tale pericolo. Giustiniano Augusto estese anche a questo luogo le sue provvidenze, perciocchè fortificò quel luogo, ed assicurò tutti gli abitanti vicini ad esso, fabbricando la città di Redesto, cingendola di forti mura, e dandole tanta ampiezza da accogliere tutti i vicini, i quali ad una imminente irruzione di barbari accorrano colà per mettere in salvo sè stessi, e i loro averi.