De la fera infertá e angosciosa

Lotto di Ser Dato

Guido Zaccagnini/Amos Parducci XIII secolo Indice:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu Duecento De la fera infertá e angosciosa Intestazione 16 luglio 2020 25% Da definire

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II

Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato
dalle persone più care.

De la fera infertà e angosciosa
radicata in diverse e forte pene,
la qual dentro e dintorn’al meo cor sento,
cura tal voi’ pigliar per dilettosa,
5qual fa lo ’nfermo, quando ’l gran mal mene,
che si compiange del suo sentimento,
e par ch’alleggiamento
alcun li sia, ed eo simil voi’ fare;
le doglie dimostrare,
io ch’eo sofferò con grande compagnia,
in compianto vorria.

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si che, per gran pietà, chi ha potenza
di darne guerigion, vegna in voglienza.
Savem de certo ched alcuna cosa
i,S tanto gentil nostro Signor non fene
quanto l’omo, né si siali piacimento,
che poi Tee fatto, fuli si amoroso,
che li de libertà di male e bene,
operar, quanto vola a suo talento.
20E si nond’è contento.
Noi sottoposti ci convene stare,
veder, né operare
cosa potem che diletto ne sia,
né avem signoria
25di parlar a nessun che conoscenza
aggia con noi, e ciò n’è gran doglianza.
Ed anco maggior doglia e più gravosa
aggiam che non di sovra si contane.
Conforto aremmo a ciò trapassamento;
30ma, sperando d’aver nova gioiosa,
la contrara di gioia adesso vena
tal ch’ai cor par voglia dar lungiamento:
tant’ha confondimento,
che contenti serammo al trapassare,
35anzi che dimorare
in asta vita si crudele e ria,
non fussa che tal via
saven’nostr’alma terrèn ch’a perdanza
girèno senz’aver giammai redenza.
40Più greve pena assai e dolorosa
haven’, ciò sono este fere catene,
. che altra, und’io fatt’aggia mostramento;
ch’ell’ è tanto crudele e si noiosa,
che, se consolazion nulla ci vana,
45tosto da noi li fa far partimanto,
e lo grande tormento,
ch’haven’tuttor, ci fa rinovellare,

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la noi’ multiplicare,
ch’ai corpo darci nullo non poria,
50e a l’alma bailia
ha tolto: che del mal far penitenza
non pònno aver, ben c’è gran cordoglienza.
E siam sotto signoria si spietosa,
che già nulla pietà di lor non vene
55for’con di gente d’altro intendimento:
s’alcun l’avesse in cor, mostrar non l’osa;
ma quell ’è leal detto che mantene
suo dire e opra a nostro increscimento.
Molto piò spiacimento
60aven che lingua non porca contare,
e vedenci fallare
parenti, amici e mettere ’n obria.
Est’è la malatia,
di che fatt’ho compianto: gran fallenza
65fan quei che ’n ciò potrèno dar guirenza.
A Pisa, meo lamento,
nostri tormenti deggi divisare:
per volere acquistare
e mantenere onore e signoria
70aven’tal cortesia.
Consiglio ben chi di servirla ha ’ntenza,
guardisi non cadere a tal perdenza.