Conchiglie/Filantropia

Filantropia

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Il poeta e il vasaio La prima lettera d’amore

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Filantropia.

Conosco una tedesca dagli occhi azzurri la quale è una delle persone più curiose e più interessanti che si possano immaginare. Grande ammiratrice dell’Italia e della musica, ella non può parlare di Roma e di Wagner senza sgranare que’ suoi occhi azzurri che sembrano avere conservato nel cristallino stupore la poesia ingenua del nativo Brandeburgo, qualche cosa come un volo di cicogne sullo sfondo di un cielo pallido. [p. 154 modifica]

Dopo l’Italia e dopo Wagner, l’argomento che l’appassiona di più è l’amore del prossimo che nel suo temperamento di donna grassa incline alla tenerezza, assume qualche volta proporzioni inquietanti e che ella estende senza pregiudizi di sesso, di età, nè di qual si voglia altra cosa a tutte le creature del buon Dio che si imbattono sul suo sentiero. L’anno scorso per l’appunto aveva accolto in casa sua un vecchio professore mezzo rimbecillito — una vittima del lavoro — diceva lei, del quale nessuno voleva sapere e che le serviva, oltre che per acquietare il suo ardore di bene, come pretesto a dispute filosofiche e sociali. «L’ammoe! L’ammoe! — gridava [p. 155 modifica] la buona tedesca alla quale manca l’erre e che pronunciando la parola sacra vi supplisce col raddoppiare l’altra consonante — è l’ammoe che ci fa vivere tutti!» Amore e accidenti — borbottava il vecchio palpandosi le gambe enfiate. Sulle quali parole non troppo corrette la filantropa concludeva che il professore doveva avere sofferto molto.

Da gran tempo non vedevo più la signora quando alcuni mesi fa la incontro ansante, sbuffante, scalmanata con un grosso pacco sotto il braccio. — Ah quante miserie vi sono al mondo — esclama appena mi vede; e nel fondo de’ suoi occhi azzurri le cicogne del Brandeburgo sembrano sbattere [p. 156 modifica] le ali con un mistico accenno alla pietà.

La fermo, la invito a raccontarmi le sue preoccupazioni ed ella mi narra (facendo passare dall’uno all’altro braccio il grosso fardello) che nauseata dalla ingiustizia sociale la quale obbliga una metà degli uomini a lavorare per l’altra metà, si era messa ad abolire la persona di servizio; cucinava da sè, puliva i suoi abiti e quelli del professore, rigovernava le stoviglie e tutte queste faccende naturalmente la tenevano lontana dalle antiche abitudini per cui nessuno più riusciva a vederla.

— E la musica? — le domando.

Alla tenera evocazione le vennero quasi le lagrime [p. 157 modifica] agli occhi. Dovette convenire che non aveva mai avuto tempo di occuparsene; soggiunse però tosto che sperava di riprendere la musica perchè ora una donna di servizio l’aveva. E siccome, involontariamente, io guardavo in quel punto il suo fardello, — Ah! — disse — è un abito per lei. Figuratevi, cara amica, che la mia cameriera è nuda.

— ?...

— O quasi. Conobbi questa povera donna un giorno in cui andavo a fare le mie provviste per il pranzo. Ella se ne stava sul canto della via con due scatole di fiammiferi vuote in mano chiedendo l’elemosina. Questa come vedete è una immoralità. Io mi guardai bene dal farle l’elemosina, le mostrai anzi l’av[p. 158 modifica] vilimento di quella professione dove la dignità umana ha tutto da perdere, le dissi che era giovane, che era robusta, che il suo dovere era di lavorare. Ma dove lavorare? — rispose colei. — Non ho alcun mestiere. Pensate, cara amica, il bivio in cui mi trovai allora. Da un lato una casa dove io mi affaticavo invano per conservare l’ordine e la pulizia, dall’altro una creatura che moriva di fame nell’ozio. C’era da perder la testa, nevvero? Fu per ciò che le proposi di venire al mio servizio ed ella accettò.

— Così, sui due piedi?

— Che fare? Il professore mi aspettava per cucinargli le sue uova solite, nè io potevo abbandonare quella donna alle tentazioni della mi[p. 159 modifica] seria, dal momento che mi era concesso di redimerla col lavoro. Le dissi di seguirmi. Per verità aveva una maglia rossa da circo equestre che mi inquietava e che attirava gli sguardi della gente, ma quando si vuol fare qualche cosa di buono al mondo non bisogna badare ai pregiudizi.

— Ed ora la donna è in casa?

La buona tedesca sospirò. L’affare purtroppo non era stato così liscio come lei se lo immaginava. Per prima cosa il professore le domandò dove avesse avuto la testa a condursi con sè una vagabonda venuta chi sa da dove. Ma il peggio fu quando colei venne a confessare di avere una bambina che le rincresceva di abbandonare e che [p. 160 modifica] la pietosa signora ideò subito di prendersi in casa anche quella sotto pretesto che la carità diventava fiorita e che proteggere l’infanzia è il mezzo più sicuro per diminuire i vizi. Oh! — aveva esclamato nel suo inesausto ardore — se fosse un maschio capirei che potesse recare disturbo; ma una bambina è dolce, è amorosa, presta tanti piccoli servigi; una bambina è un angioletto.

— Dimodochè la vostra casa è divenuta un paradiso?

— Veramente... Ecco: sono stata a comperare un abito per quella donna la quale, lo credereste? non aveva che la sua maglia rossa sopra la pelle. Prima dell’abito, naturalmente, ho dovuto darle una camicia. [p. 161 modifica] Vedremo poi!

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

Passano i giorni, passano le settimane, nessuno sa nulla della buona tedesca. Mi decido a andarla a trovare e la sorprendo in piene funzioni educative; con una bambina da una parte, un bambino dall’altra e un abecedario sui ginocchi.

— Lo credereste, mia buona amica? Questi fanciulli hanno quasi sette anni e non sanno ancora leggere!

Furono le sue prime parole.

— E chi sono di grazia questi fanciulli?

— Sono i figli della mia domestica.

— Non mi avevate detto che c’era una sola bambina? [p. 162 modifica]

— Lo credevo anch’io; ed è il rimprovero che le feci quando, dopo di essersi messa a posto bene, vestita e nutrita, mi confessò di avere anche un bambino. Le dissi anzi: Perchè non lo confessaste prima? — al che ella rispose che non glielo avevo domandato.

— Dimodochè sono tre persone che avete ora al vostro servizio?

— E che io servo — esclamò bonariamente.

— Tutto è dunque per il meglio — dissi ridendo.

— La maggiore difficoltà — soggiunse con un piccolo sospiro — è stata quella di far accettare il fanciullo al professore. Capisco anch’io che la cosa non era molto regolare e che avrei dovuto so[p. 163 modifica] stenere una battaglia, ond’è che mi preparai risolutamente e andando difilata nella camera del professore gli domandai a bruciapelo. «Di che umore siete questa mattina?» — Pessimo — egli rispose. Ed io allora, «Benissimo, non potrete diventarlo di più». E gli snocciolai il rosario, al quale, vi assicuro, egli non rispose con delle avemarie. Si serviva inoltre per battermi delle mie stesse armi, non avendo dimenticato le mie difese a proposito della bambina e domandandomi ironicamente se avrei cercato nell’inferno gli argomenti per difendere il maschio. A farla breve vi sono riuscita.

Sopra queste parole gli occhi azzurri scintillarono di un gaudio tranquillo. [p. 164 modifica]

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

E le settimane si aggiunsero alle settimane.

Ieri mattina finalmente me la vedo capitare in camera come una bomba.

— Lo credereste, mia buona àmica?

Non vi era nessuna ragione perchè non dovessi credere oramai qualunque cosa. Le feci dunque un cenno affermativo ed ella, lasciandosi cadere sulla sedia a guisa di persona cui le forze mancano, disse brevemente senza preamboli:

— Voi sapete se ero bene intenzionata per quella donna e se feci qualche cosa per toglierla ai canti delle via ed alle scatole di fiammiferi vuote, voi sapete! Ebbene un’ora fa, mentre aveva appena fi[p. 165 modifica] nito di far recitare ai suoi figli la preghiera del mattino (perchè non sanno nemmeno la preghiera del mattino tale e quale come i conigli) la trovo lunga distesa sulla mia poltrona colla faccia smorta. Le domando se si sente male: mi risponde di sì. Le domando se le dole il capo: mi risponde di no. Infine, che cosa avete?

Non risponde, abbassa la testa, diventa rossa e si incrocia le mani sul ventre...

Avete capito, mia buona amica?

— Mi pare...

— Ah! — fece la impareggiabile tedesca con un impeto di indignazione — questo è troppo. [p. 167 modifica]