Compendio storico della Valle Mesolcina/Capitolo V

Capitolo V

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CAPITOLO V.

(100 anni prima di cristo)

Primi abitanti della Calanca; tempio pagano nella Calanca; massacro di Nestoris; costruzione del Segreto.





U
n secolo circa prima dell’Era cristiana, Nivel, Sacerdote pagano e custode dei tre tempii della Valle, sotto il pretesto di voler introdurre i semplici pastorali costumi degli antichi tempi, cercava di seminare clandestinamente delle discordie fra gli abitanti; ma le ambiziose particolari sue mire furono svelate, per cui prevedendo una popolare sollevazione contro di lui, egli stimò prudente di ritirarsi anticipatamente con alcuni dei suoi partitanti e loro famiglie nel fondo della Valle Calanca, scegliendo per sua dimora il luogo, in cui trovò una grossa pietra di color rosso1 da lui chiamata pietra [p. 31 modifica]di fuoco2, sulla quale come Sacerdote egli sacrificava all’uso di quel tempo. I partigiani di Nivel furono i primi stabili abitanti della Calanca, che fu poi riconosciuta come facente parte della Mesolcina.

Prima che la Val Calanca venisse così abitata, non era da Castaneta in dentro che monti appartenenti agli abitanti della Val-Piana, Mesolcina, la quale trovandosi in quei tempi assai popolata, molte delle sue famiglie le meno possidenti imitarono successivamente l’esempio dei partitanti di Nivel, perchè si trova che verso quell’epoca si costrusse un tempio chiamato Calcagno, sul luogo ove presentemente esiste l’oratorio di s. Rocco, vicino al ponte di Selma, il quale porta ancora presentemente il nome di quell’antico Tempio, per comodo delle famiglie mesolcinesi che andavano ad abitare nella Calanca, perciò è da dedursi che fu verso quel tempo che si formarono i differenti piccoli paesi che vi si trovano.

Pochi anni dopo che la Calanca fu abitata, avvenne in Lostallo un grande spargimento di [p. 32 modifica]sangue a cagione della prepotenza d’un certo Nestoris, il quale cercava di dominare la Valle. Questo ricco ambizioso erasi formato un forte partito nella Mesolcina per mezzo delle sue splendidezze, e d’un finto amore di patria. In una radunanza popolare in Lostallo, che già lungo tempo innanzi era fissato come luogo centrale al trattamento degli affari pubblici, vi fu chi gridò contro il nascente dispotismo, segnale convenuto per assalire il partito Nestoris, il quale battuto, dovette cedere, e l’istesso Nestoris per mettersi in salvo, si rifugiò precipitosamente nel vicino tempio statogli aperto dal Sacerdote; ma inseguito dal popolo e strascinato fuori dal luogo sacro, fu, in diversi assalimenti, crudelmente ucciso dalla moltitudine.

Per tradizione ci vien trasmesso che verso quell’epoca si costrusse vicino al tempio di Lostallo il rinomato Segreto, il quale consisteva in un profondo e lungo sotterraneo, il di cui uso si pretende che servisse per i Sacerdoti pagani; ma è più verosimile che sia piuttosto stato costrutto lungo tempo dopo dalle tiranniche mire d’un qualche despota. Si è trovato che quel sotterraneo conduceva a Drenola, e che dopo la sommersione di quel paese, parte di esso servì per lungo tempo d’umida ed oscura prigione, particolarmente nei dolorosi commemorati tempi [p. 33 modifica]in cui la Mesolcina gemeva sotto le tirannie dei castellani. Pare che l’ingresso di quell’oscuro sotterraneo esistesse all’entrata sul cimiterio dell’oratorio di s. Carlo, perchè quell’apertura era, anche prima della costruzione di detto oratorio, sempre coperta d’una larga e solida ferrata, che venne ultimamente rinnovata nel 1739, come si vede sopra un angolo della pietra che la sostiene.

In qual maniera la Mesolcina venisse governata ed amministrata sin allora, mancano le precise notizie; ma come i Toscani avevano introdotto il governo popolare nella Valle, è da supporsi con fondamento che essa lo fosse da quel tempo in poi stata democraticamente per mezzo dei suoi Magistrati eletti dal popolo.

  1. La Comune di Rossa si chiamava anticamente Petra-Rossa.
  2. Si riferisce che in fatti negli ultimi passati secoli esisteva ancora nel centro del paese di Rossa una pietra di tal colore in forma di tavola tringolare, stata conservata dall’orribile incendio che verso il principio dell’ottavo secolo desolò la Calanca Interiore.